T20 LAT - Non omnis moriar

L autore Orazio T20 Non omnis moriar tratto da Odi III, 30 latino il carme con cui si conclude l edizione dei primi tre libri delle Odi ed è databile quindi al 23 a.C. Privo di un destinatario, il componimento è rivolto a tutto il pubblico dei lettori di Orazio, il quale, guardando retrospettivamente al proprio percorso poetico, lo paragona a un monumento più duraturo di quelli edificati a Roma per volere di Augusto e più regale delle piramidi d Oriente. E xe g mo nu me ntum | ae re pe re nn u s Metro: asclepiadei minori 5 10 15 Exegi monumentum aere perennius regalique situ pyramidum altius, quod non imber edax, non Aquilo impotens possit diruere aut innumerabilis annorum series et fuga temporum. Non omnis moriar, multaque pars mei vitabit Libit nam: usque ego postera crescam laude recens, dum Capitolium scandet cum tacita virgine pontifex: dicar, qua violens obstrepit Aufidus et qua pauper aquae Daunus agrestium regnavit populorum, ex humili potens princeps Aeolium carmen ad Italos deduxisse modos. Sume superbiam quaesitam meritis et mihi Delphica lauro cinge volens, Melpome ne, comam. 1-5. Exegi temporum Exegi pe rennius: Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo . Il confronto è imperfetto, poiché il secondo termine di paragone implicherebbe un ulteriore precisazione ( un monumento più duraturo [di quello in] bronzo ). Si tratta di una forma di ellissi* nota con il nome di comparatio compendiaria ( comparazione abbreviata ). regalique altius: e più alto della regale mole delle piramidi . Il valore di situ (ablativo di situs, sostantivo di quarta declinazione) è ambiguo: secondo alcuni critici avrebbe l accezione di ruggine, muffa ; secondo altri, più semplicemente, di posizione immobile , mole . Optiamo per questo secondo valore, poiché la prima accezione non si giustificherebbe con altius in clausola di verso (un monumento può essere più alto della mole delle piramidi, non della loro muffa). Tuttavia, non ! repetita iuvant p. 321 à è escluso che Orazio abbia volutamente giocato sull ambivalenza del sostantivo: la stabile conquista dell immortalità, infatti, implica una lotta contro il tempo e contro la sua inevitabile azione degradante e corrosiva. Aquilo: il vento del Nord. 6-9. Non omnis moriar pontifex Non omnis Libit nam: Non morirò del tutto e la più parte di me eviterà Libìtina . Omnis è predicativo del soggetto. Libit na era l antica divinità latina preposta al culto dei morti e ai funerali. dum pontifex: costruisci: dum pontifex scandet Capi tolium cum tacita vergine. La cerimonia cui Orazio si riferisce non riguarda una solennità in particolare, ma qualsiasi festività che implicasse una processione delle Vestali (custodi del tempio di Vesta) con i pontefici (o con il solo pontefice massimo) verso il tempio di Giove sul Campidoglio, il massimo luogo di culto di Roma. Audio LETTURA 10-14. dicar deduxisse modos Di car: è costruito personalmente e va connesso a deduxisse del v. 14: di me si dirà che ho ricondotto . qua populorum: dove violento strepita l Ofanto, e dove Dauno, povero d acqua, regnò su popoli agresti . Orazio rievoca l Apulia, terra povera della sua infanzia, attraversata dal fiume Ofanto e legata alla mitica dominazione di Dauno, sovrano di un regno soggetto a frequenti periodi di siccità. Nota la costruzione di regno con il genitivo (agrestium regnavit populorum), secondo una struttura già attestata in greco con verbi come kratèo ( essere forte , regnare ) o basilèuo ( essere re , regnare ). princeps: complemento predicativo del soggetto ( per primo ). Aeolium mo dos: la poesia eolica ai ritmi italici . 14-16. Sume superbiam comam Delphica lauro: Orazio fa riferimento all incoronazione poetica ottenuta grazie alla propria produzione lirica. Tale incoronazione avviene con rami di alloro, pianta sacra al dio Apollo, che per metonimia viene indicato attraverso uno dei suoi più importanti luoghi di culto, il santuario di Delfi nella Focide in Grecia. Melpome ne: una delle nove Muse, è qui invocata da Orazio non come custode della tragedia (ruolo che le verrà attribuito, in modo più stabile, soltanto più tardi), ma come dea rappresentativa di tutte le Muse. 319

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea