Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO Analisi del testo Strategie strutturali Il motivo principale del componimento, condiviso anche con l ode III, 26, è il distacco dall amore. La struttura bipartita del testo sembra enfatizzare la centralità di questo motivo: le prime due strofi si contrappongono a vicenda, descrivendo l una le attese gioiose del ragazzo, l altra la delusione a cui lo porterà la fanciulla; le due strofi successive, nuovamente antitetiche l una all altra, descrivono rispettivamente l amante in mezzo a una tempesta e il poeta da tempo al riparo dai rischi dei naufragi d amore. A questa bipartizione si sovrappone la costruzione chiastica del testo: le strofi esterne (cioè la prima e la quarta) descrivono scene di tranquillità, mentre quelle interne (la seconda e la terza) scene di forte drammaticità. Orazio e l amore L ode esprime l atteggiamento distaccato e disincantato di Orazio rispetto all amore. La sua visione è epicurea: egli non considera la passione amorosa come coinvolgimento sentimentale e psicologico totalizzante, ma come forza perturbatrice alla quale è bene sfuggire, preferendo una vita sanamente governata dalla ratio e orientata alla ricerca della vera saggezza. Non mancano suggestioni lucreziane in tal senso: ai vv. 1058-1191 del libro IV del De rerum natu ra, Lucrezio aveva già distinto in modo netto, sulla scia di Epicuro, l attività sessuale giudicata positivamente e intesa come desiderio naturale dall amore, giudicato negativamente in quanto passione sconvolgente, che può indurre anche all ossessione e all annientamento fisico. E quando Orazio descrive la passione amorosa come una tempesta marina (vv. 7-8) per significare metaforicamente la forza distruttiva del coinvolgimento sentimentale, da un lato si ricollega a un immagine ricorrente della poesia greca, a partire da Semònide di Amorgo, poeta giambico della seconda metà del VII secolo a.C. (fr. 7, 37-39 West2, nel quale il poeta paragona la donna al mare imprevedibile, ora calmo e privo di pericoli, ora im- provvisamente burrascoso), dall altro, nel dire orgogliosamente di essere ormai salvo dalla tempesta (vv. 13-16), si riallaccia ancora una volta a Lucrezio, che nell incipit del libro II del De rerum natura tratteggia, con una metafora marina, l immagine del saggio epicureo solitario e imperturbabile, intento a osservare il resto dell umanità in affanno (vv. 1-4). La concezione di Orazio dell amore non è quindi assimilabile a quella dei poeti neoterici; è vero che nell ode non mancano echi catulliani: per esempio nelle domande che Orazio pone a Pirra ai vv. 1-5 si coglie la sequenza delle domande che Catullo tormentato dalla crisi della sua storia d amore con Lesbia rivolge alla donna nel carme 8, 16-18. Tuttavia l idea che Orazio ha dell amore non ha nulla della profondità e dell esclusività totalizzante del sentimento che lega Catullo a Lesbia. Paesaggi rococò Nei vv. 1-2 è descritta una suggestiva profusione di rose, che delinea la cornice in cui si svolge la scena dell abbraccio dei due giovani; al v. 2 il profumo che inonda i capelli del ragazzo è segno tipico dell uomo innamorato, che tornerà spesso nella poesia elegiaca; l antro descritto al v. 3 è una grotta artificiale, ricavata, secondo l uso del tempo, in una ricca abitazione romana. In quest atmosfera fortemente stilizzata, che sembra preludere alle atmosfere galanti del melodramma settecentesco, anche il nome della fanciulla, di origine greca (Pirra, la Rossa ), sembra fittizio, alludendo probabilmente al colore della sua chioma, fra il biondo e il rosso, con un suggestivo richiamo al colore del miele (cfr. Lucrezio, De rerum natura I, 938: «biondo e dolce miele , trad. L. Canali) e dell oro (cfr. Virgilio, Eneide I, 592593: «o come, biondo, / l oro circonda l argento o il marmo di Paro , trad. R. Calzecchi Onesti). L ode mostra, quindi, una cura formale di straordinaria eleganza e per questo è diventata un emblema della squisita raffinatezza della lirica di Orazio, il quale sembra compendiare il proprio giudizio su questo componimento e, più in generale, sulle Odi, con il nesso simplex munditiis (così il testo latino al v. 5, da noi reso «semplice nella tua eleganza ): una iunctura ossimorica che ben riassume, come un motto, il programma stilistico del poeta. Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830-1831. New York, Metropolitan Museum of Art.

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Età augustea