Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 20 55 60 65 Hic erus: Albanum, Maecenas, sive Falernum te magis appositis delectat, habemus utrumque . «Divitias miseras! Sed quis cenantibus una, Fundani, pulchre fuerit tibi, nosse laboro . «Summus ego et prope me Viscus Thurinus et infra, si memini, Varius; cum Servilio Balatrone Vibidius, quos Maecenas adduxerat umbras. [ ] Interea suspensa gravis aulaea ruinas in patinam fecere, trahentia pulveris atri quantum non Aquilo Campanis excitat agris. Nos maius veriti, postquam nihil esse pericli sensimus, erig mur; Rufus posito capite, ut si filius immaturus obisset, flere. Quis esset finis, ni sapiens sic Nomentanus amicum tolleret: Heu, Fortuna, quis est crudelior in nos te deus? Ut semper gaudes illude re rebus humanis! . Varius mappa compescere risum vix poterat. Balatro, suspendens omnia naso: Haec est condicio vivendi aiebat, eoque responsura tuo numquam est par fama labori. Tene, ut ego accipiar laute, torquerier omni 16-22. Hic erus umbras Hic erus utrumque: Fundanio riferisce qui le parole del padrone di casa (erus) rivolte a Mecenate. Sottintendi un si prima di Albanum. Divitias miseras!: accusativo esclamativo ( ricchezze da nulla! ). quis cenantibus una: ablativo assoluto, lett. mentre chi [altri] cenava insieme a te , ma puoi tradurre con quali altri commensali , retto da nosse laboro ( desidero sapere ). Quis equivale a quibus. pulchre fuerit tibi: il costrutto pulchre esse alicui, stare bene a qualcuno , con il dativo della persona, è impersonale e grecizzante. Summus Varius: summus è un tecnicismo legato alla disposizione dei convitati durante il banchetto: l usus romano prevedeva che i commensali mangiassero sdraiati su un fianco in letti disposti intorno a un tavolo centrale (la cosiddetta mensa); i letti erano solitamente tre, collocati in corrispondenza di tre lati della mensa, lasciandone un quarto libero per agevolare il servizio; su ognuno dei tre letti potevano sdraiarsi tre persone e i tre posti erano detti rispettivamente summus, medius e imus locus; l imus locus del letto di mezzo era il posto 288 ! repetita iuvant p. 290 à d onore (capotavola), in questo caso riservato a Mecenate. Fundanio dice di trovarsi in cima al letto (summus), con accanto (prope me) Visco Turano (Thurinus non è un cognomen, ma indica la provenienza geografica di questo convitato da Thurii, colonia del Bruzio) e sotto ancora il poeta Vario. cum Servilius Vibidius: Servilio Balatrone e Vibidio sono i due clientes che accompagnano Mecenate (non invitati, quindi, direttamente da Nasidieno). Nulla possiamo dire sul loro conto, se non che erano i comici della compagnia (peraltro Bala tro è probabilmente un soprannome con il valore di buffone ). umbras: termine entrato nel gergo comune, al tempo di Orazio, per indicare i clientes, che seguono come ombre i propri patroni. 54-61. Interea tolleret Interea agris: nel frattempo i tendaggi sospesi (suspen sa aulaea) [sulla mensa] crollarono con gran fragore sul vassoio (in patinam), trascinando tanta polvere nera quanta neppure il vento del nord (Aquilo) solleva sulle pianure campane (Campanis agris) . erig mur: con valore riflessivo, può valere sia ci alziamo [da terra] (immaginando che al crollo i convitati si siano buttati a terra, temendo un cedimento del soffitto), sia ci sentiamo risollevati . Rufus: è il cogno men di Nasidieno. flere: infinito narrativo. ni: equivale a nisi. 61-66. Heu, Fortuna labori Fortu na deus: costruisci: Fortuna, quis deus est crudelior te in nos? Nomentano si rivolge con un apostrofe alla Fortuna, per sottolineare come la sorte umana sia destinata a mutare all improvviso, ma il tono tragicomico tradisce l ironia delle sue parole. Ut humanis!: come ti diverti sempre a scherzare con le cose umane! . Lo stile dell arringa di Nomentano è solenne: ne sono spie il raro costrutto di gau deo con l infinito e l uso di illude re con il dativo. Varius: è probabilmente il celebre poeta tragico di età augustea, sicuramente l ospite più illustre insieme a Mecenate. 67-70. Tene ministrent! Tene: è formato da te e dall enclitica ne, qui con valore esclamativo. Va collegato a tor querier, infinito medio-passivo di torque o, caratterizzato dalla desinenza arcaica -ier in luogo di -i. ut: ha valore finale.

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Età augustea