Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 100 voleva persuaderci che sulla soglia del suo tempio l incenso potesse consumarsi senza fiamma. Apella36 ebreo ci creda, lui. Non io che seguo la dottrina degli dèi serafici,37 tranquilli, e non vado a pensare che, se qualche prodigio naturale avviene, siano loro a mandarlo giù dal tetto alto del cielo, incolleriti. Segna Brindisi38 la fine di quel lungo viaggio, e di questo lungo scritto. (trad. M. Beck) 36. Apella: nome diffuso soprattutto nella comunità ebraica di Trastevere: Orazio vi fa ricorso con sottile spirito polemico, a testimonianza del diffuso antigiudaismo del tempo, destinato ad acuirsi in età imperiale. 37. la dottrina degli dèi serafici: la filosofia epicurea. 38. Brindisi: colonia romana dal 246 a.C., punto in cui si concludeva la via Appia e fondamentale porto per la navigazione fra l Italia, la Grecia e l Oriente. Analisi del testo L iter Brundisinum La satira I, 5 consente al lettore moderno di farsi un idea su come gli antichi Romani affrontassero un viaggio nel I secolo a.C. Il percorso di Orazio dura quindici giorni e si svolge lungo il tracciato della via Appia, attraverso il Lazio, la Campania e gli Appennini (attualmente, i 570 km circa che separano le città di Roma e Brindisi si possono percorrere in poco meno di sei ore sia in auto che in treno). Il viaggio non inizia subito al seguito di Mecenate: lasciata Roma con il retore greco Eliodoro, Orazio raggiunge Ariccia, per poi affrontare una faticosa traversata in battello delle Paludi Pontine. Conclusa questa scomoda fase del viaggio, i due letterati, giunti a Terracina, si uniscono a Mecenate, Cocceio Nerva e Fonteio Capitone (ambasciatori di Ottaviano). Soltanto alla tappa successiva, a Formia, si aggregano al gruppo Virgilio, Vario e Plozio Tucca (poeti). Da Formia in poi il tragitto prosegue su carrozze e probabilmente a cavallo o in dorso ai muli sugli Appennini, per concludersi a Brindisi, nell odierna Puglia: non è chiaro perché Orazio non prosegua verso Taranto, dove nel frattempo si è spostato Antonio e dove si recheranno successivamente anche gli ambasciatori di Ottaviano. Realismo e ironia Nella satira Orazio non affronta questioni di ordine morale, né sembra voler offrire un diario o un itinerario dettagliato del viaggio, ma ci offre uno spaccato del territorio italico, sulla base di ricordi talvolta privi di collegamenti reciproci. Poco spazio è, infatti, riservato alla descrizione dettagliata dei luoghi e alla ricostruzione cronologica delle tappe. Prevale, invece, lo schizzo bozzettistico di singole scene: dal difficoltoso guado delle Paludi Pontine alla lite con il barcaiolo; dall incendio della locanda di Benevento all immagine comica dei nobili viaggiatori; dalla descrizione del buon pane di Ascoli Satriano e di quello duro di Canosa alla stoltezza degli abitanti di Egnazia. Il microcosmo osservato da Orazio è quello comune e nascosto di una quotidianità restituita con tratti di straordinario realismo, fatto di villaggi, strade, locande e soprattutto di individui connotati da vizi che egli descrive con sguardo divertito: l arroganza del magistrato di Fondi, la comicità del liberto Sarmento e dell osco Messio Cicirro. Su questo microcosmo si staglia l autoritratto del poeta e degli amici della cerchia di Mecenate, colti nel vivo del loro affettuoso, quotidiano sodalizio. Diverso è, però, l atteggiamento del poeta nei riguardi dei sodali, a seconda che rientrino nella categoria dei politici o in quella dei letterati. Così, l arrivo di Mecenate è ricordato senza enfasi retorica; Fonteio Capitone è descritto come uomo raffinato e liscio al pari di una statua; Orazio stesso, nell attesa che arrivino i viaggiatori più illustri, si autoritrae mentre spalma di collirio i suoi occhi cisposi. Ai letterati, invece, Orazio riserva i momenti più schietti e sinceri (come i baci e gli abbracci durante l incontro a Sinuessa e le lacrime al commiato da Vario) e la divertita descrizione dei problemi di salute (come il mal di stomaco di Virgilio). Mettiti alla prova Laboratorio sul testo ONLINE 268

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Età augustea