Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 10 15 20 fore hunc amorem mutuum, o dolitura mea multum virtute Neaera: nam siquid in Flacco viri est, non feret adsiduas potiori te dare noctes et quaeret iratus parem, nec semel offensi cedet constantia formae, si certus intrarit dolor. et tu, quicumque es felicior atque meo nunc superbus incedis malo, sis pecore et multa dives tellure licebit tibique Pactolus fluat nec te Pythagorae fallant arcana renati formaque vincas Nire a, heu heu, translatos alio maerebis amores, ast ego vicissim risero. questo nostro amore sarebbe stato reciproco, o condannata a dolerti molto della mia fermezza, Neèra: perché se c è un pizzico di virilità in Flacco, non sopporterà che tu conceda continuamente le tue notti a un preferito e nell ira cercherà una donna che gli corrisponda; né la sua decisione, una volta offeso, cederà alla bellezza, se in lui penetrerà un sicuro dolore. E tu, chiunque sia, più felice di me, che ora avanzi fiero della mia sventura, sia pure ricco di greggi e di molte terre e il Pattolo scorra pure per te, e non ti siano ignoti i segreti del rinato Pitagora, e tu vinca in bellezza Nireo, ahimè, tu ti affliggerai per gli amori passati ad un altro, ma io, a mia volta, riderò di te. (trad. O. Portuese) o dolitura Neaera: il pàthos dell apostrofe* è sottolineato dall ordo verborum, che vede dislocati in doppio iperbato* e in chiasmo* il participio futuro dolitura (da dole o) rispetto a Neaera e l ablativo mea rispetto a virtute. Quanto a Neaera, si tratta di nome fittizio (dal greco nèa, giovane ), attribuito dalla tradizione comica alle etere. 12-16. nam siquid dolor siquid est: nota l autoironia del poeta nel riferirsi a sé stesso con il cognomen Flacco ( floscio, pendente ), in evidente ossimoro* rispetto al contiguo viri. potiori: dativo singolare di potior (comparativo di potis), qui indicante il rivale di Orazio. parem: può 262 valere non soltanto che gli corrisponda (cioè che sia pari a Orazio ), ma anche pari a Neèra : un valore che conferirebbe al testo una patina ancora più marcatamente autoironica (il senso sarebbe: Neèra, dopo di te ne troverò un altra che mi tradirà come te! ). 17-24. et tu risero Inizia l apostrofe al rivale (indicato al v. 17 con il relativo indefinito quicumque), cui segue nei versi successivi un aretalogia di impostazione innica (Orazio, cioè, si rivolge all amante della sua donna come a un dio, del quale elenca le virtù). felicior: ha funzione appositiva rispetto a tu ed è posto in evidenza dalla cesura e dalla dieresi bucolica. Pactolus: la menzione di questo fiume della Lidia, celebre per le sue sabbie aurifere, rappresenta un allusione alle ricchezze di Creso, al quale il rivale di Orazio è implicitamente comparato. Pythagorae arcana rena ti: rinviano alla dottrina pitagorica della metempsicosi (cioè della trasmigrazione delle anime). Nire a: accusativo singolare di Nireus, Nireo, re di Samo, il più bello degli eroi che parteciparono alla guerra di Troia. I tre dotti riferimenti delineano il profilo di un rivale più ricco, più dotto e più bello di Orazio. ast: congiunzione di sapore epicheggiante, equivalente ad at ego.

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea