T5 LAT ITA - Le false promesse di Neèra

L autore Orazio T5 Le false promesse di Neèra tratto da Ep di, epòdo 15 latino italiano Una donna dal nome fittizio, Neèra, ha tradito Orazio, venendo meno al giuramento con cui gli aveva promesso amore eterno (vv. 1-10); il poeta scaglia la sua invettiva contro di lei, minacciandola di abbandonarla definitivamente (vv. 11-16); profetizza poi al suo nuovo amante che, se anche disponesse di grandi ricchezze, profonda dottrina o straordinaria bellezza fisica, non potrà sfuggire, a sua volta, alla stessa sorte toccata a Orazio (vv. 17-24). No x e ra t e t cae lo fu lge ba t Lu na se re no nte r m no ra s de ra Metro: strofe piziambica I 5 Nox erat et caelo fulgebat Luna sereno inter minora sidera, cum tu, magnorum numen laesura deorum, in verba iurabas mea, artius atque hedera procera adstringitur ilex lentis adhaerens bracchiis, dum pecori lupus et nautis infestus Or on turbaret hibernum mare intonsosque agitaret Apollinis aura capillos, Era notte e nel cielo sereno splendeva la luna tra gli astri minori, quando tu, pronta ad offendere il volere dei grandi dèi, giuravi sulle mie parole serrandomi con morbide braccia, più strettamente di come il leccio è avvinto da un alta edera che, finché il lupo fosse stato ostile alle pecore e Orione avesse sconvolto il mare d inverno a danno dei marinai e finché l aria avesse agitato gli intonsi capelli d Apollo, 1-6. Nox erat brachiis Nox erat... sidera: i primi due versi delineano lo scenario tipico dei giuramenti, costituito dalla notte, dalla luna e dalle stelle: già presente in Saffo fr. 34 Voigt, questo suggestivo quadro notturno ha numerose attestazioni nella tradizione epigrammatica. laesura: il participio futuro di laedo spezza bruscamente, sul piano temporale, la serie degli imperfetti (fulgebat, v. 1; iurabas, v. 4) e sul piano metrico la sequenza degli spondei (cu m tu , ma gno ru m nu me n lae su ra de o ru m, v. 3). in verba mea: formula propria del lessico giuridico o militare. ar tius bracchiis: è paragone risalente a Euripide, Ecuba 398, ripreso da Catullo 61, 34-35, ma qui introdotto da Orazio con connotazioni negative (à p. 263). All aggettivo lentis ( morbide ), riferito alla flessuosità di Neèra, si possono attribuire anche altri due valori: 1) in accostamento a adhaerens connota l abbraccio della donna come tenace e opprimente; 3) riferito, in enallage*, alla donna stessa (e non solo alle sue braccia), ne sottolinea l indifferenza rispetto all amore del poeta. 7-11. dum pecori Neaera dum mare: Neèra aveva giurato a Orazio che il loro amore sarebbe durato fino a quando degli eventi straordinari e impossibili non avessero sconvolto le leggi della natura, quindi in eterno. Le leggi che Neèra aveva indicato nel suo giuramento riguardavano l ostilità dei lupi nei confronti delle pecore (dum pecori lupus infestus) e quella di Orione (mitico cacciatore mutato dagli dèi in costellazione autunnale) nei confronti dei marinai (nautis infestus Or on / turba ret mare). Infestus si riferisce apò koi noù* sia a lupus che a Orion. intonsos capillos: l immagine di Apollo eternamente giovane con la chioma fluente è convenzionale (si ritrova, per esempio, in Callimaco, Giambi 12, 69-70). Sul piano stilistico il verso oraziano sembra riprodurre icasticamente il moto sinuoso dei capelli mediante la geminazione della l in Apollinis e in capillos; il riferimento al dio non è casuale, poiché secondo la tradizione mitica egli puniva in modo crudele le amanti da cui veniva tradìto. 261

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea