Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 15 20 25 «Contrane lucrum nil valere candidum pauperis ingenium? querebar adplorans tibi, simul calentis inverecundus deus fervidiore mero arcana promo rat loco. «Quodsi meis inaestuet praecordiis libera bilis, ut haec ingrata ventis div dat fomenta volnus nil malum levantia, des net inparibus certare summotus pudor . Ubi haec severus te palam laudave ram, iussus abire domum ferebar incerto pede ad non amicos heu mihi postis et heu limina dura, quibus lumbos et infre gi latus. Nunc gloriantis quamlibet mulierculam vincere mollitia amor Lycisci me tenet; unde expedire non amicorum queant libera consilia nec contumeliae graves, sed alius ardor aut puellae candidae aut teretis pueri longam renodantis comam. 11-14. Contrane loco valere: va inteso come un infinito esclamativo carico di indignatio. simul loco: non appena un dio senza vergogna (inverecundus deus), con l aiuto di un fervido vino (fervidiore mero), aveva tratto alla luce (promo rat, forma sincopata della III persona singolare di piuccheperfetto del verbo promo veo) dalla loro sede i più intimi pensieri [di me], preso dalla passione . L invere cundus deus è Bacco, dio del vino, che disinibisce i suoi adepti, inducendoli a comportamenti privi di vergogna. 15-18. Quodsi summotus pudor Costruisci: Quodsi bilis inaestuet libera meis praecordiis, ut div dat ventis haec ingrata fomenta nil levantia malum volnus (= vulnus), summotus pudor des net cer tare inparibus. inaestuet: è probabilmente neologismo oraziano, che rende con efficacia la speranza del poeta di vedere il suo dolore trovare sfogo in un travaso di bile. fomenta: alla precedente metafora fisiologica ne segue una medica, connotata dall uso di fomenta, sostantivo che designa propriamente le bende o gli impiastri con cui si lenivano le ferite: qui è probabile che Orazio si riferisca agli stessi suoi versi. 19-22. Ubi haec infre gi latus Ubi laudave ram: Non appena avevo lodato al tuo cospetto (te palam), forte, questi propositi . Laudave ram vuole sottolinea- 258 re la risoluta decisione di Orazio di rinunciare a Inachia, ma si pone in autoironica antitesi con iussus e ferebar del verso successivo, forme verbali passive che dimostrano come il poeta, invece, non sia capace di esaminare con lucida obiettività la propria condizione e abbia bisogno di essere spronato ed esortato dagli altri per fare la scelta giusta. iussus pede: sollecitato [da te] ad andare a casa, mi lasciavo portare con passo incerto . ad non amicos latus: ahimè, verso la porta a me ostile (non amicos mihi) e verso, ahimè, le dure soglie (limina dura), sulle quali ho spezzato i lombi e i fianchi . Al v. 21 postis (= postes, con desinenza arcaica e poetica) è accusativo plurale, indicante propriamente gli stipiti ; i limina sono detti dura perché di pietra: il dettaglio rientra nel motivo del paraklausìthyron (il canto davanti alla porta chiusa dell amato o dell amata à T14); lumbos et in fre gi latus è espressione con cui Orazio descrive la fatica fisica della sua veglia notturna, ma c è chi pensa anche che vi si debba cogliere un sotteso valore osceno, poiché sia latus che lumbi sono spesso impiegati per indicare eufemisticamente i genitali maschili e infre gi indicherebbe un atto di autoerotismo del poeta davanti alla porta dell amata, compiuto come segno offensivo (magari per la presenza di un altro amante con la sua donna) o come escamotage per dare sfogo alla passione. 23-28. Nunc gloriantis comam Nunc tenet: costruisci: Nunc tenet me amor Lycisci, gloriantis vincere mollitia quamlibet mulierculam ( ora mi trattiene l amore di Licisco, che si vanta di vincere in lascivia qualsiasi donnetta ). Licisco è un nomen loquens, cioè un nome parlante : derivato dal greco ly`kos, con un suffisso diminutivo (= il lupetto ), sembra indicare l indole crudele del giovane di cui Orazio si è invaghito; nel diminutivo mulierculam, che conta qui quattro sillabe invece che cinque come di regola, si può ipotizzare o una consonantizzazione di i (con la realizzazione di uno spondeo: mu lie r) o la presenza di un anapesto in luogo del giambo (mu l e r). unde graves: dal quale non potrebbero distogliermi (expedire non queant) né i consigli disinteressati degli amici (amicorum libera consilia) né i loro severi rimproveri . sed alius comam: ma un altra passione o per una candida fanciulla o per un fanciullo liscio, intento a sciogliere la lunga chioma . Teretis è genitivo dell aggettivo teres ( liscio , ben tornito ) e si riferisce in questo caso alla pelle del puer: puoi cioè tradurre fanciullo dalla pelle liscia ; renodantis è genitivo del participio presente di reno do (con il prefisso re- indicante l azione opposta a quella di nodo).

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Età augustea