Tua vivit imago - volume 2

L autore Orazio 20 25 At huc frementis verte runt bis mille equos Galli canentes Caesarem hostiliumque navium portu latent puppes sinistrorsum citae. Io Triumphe, tu moraris aureos currus et intactas boves? Io Triumphe, nec Iugurthino parem bello reportasti ducem neque Africanum, cui super Carthaginem virtus sepulcrum condidit. Terra marique victus hostis punico lugubre mutavit sagum, Ma da questa parte duemila Galli, cantando Cesare, volsero i loro cavalli frementi e le poppe delle navi nemiche, virando velocemente verso sinistra, si nascondono nel porto. Evviva, Trionfo! Tu trattieni i cocchi d oro e le giovenche non aggiogate? Evviva, Trionfo! Dalla guerra contro Giugurta non hai riportato un simile duce, né l Africano, al quale la virtù eresse un sepolcro su Cartagine. Vinto in terra e in mare, il nemico ha mutato il saio da purpureo in funereo, 17-20. At huc citae frementis: equivale a frementes, con desinenza dell accusativo plurale in is. Significa letteralmente soffianti . verte runt: -erunt ha la e breve, con un accorgimento prosodico ricercato e raro in poesia (perché tipico della lingua parlata) rispetto alle più comuni terminazioni -e re ed -e runt. bis mille Caesarem: sono i duemila Gàlati (chiamati Galli dai Romani), popolo dell Asia Minore, arruolatisi tra le file di Antonio e poi passati a Ottaviano, marciando verso il suo accampamento al ritmo del nome di Cesare (canentes Caesarem: Ottaviano è così chiamato in quanto figlio adottivo di Cesare), sotto la guida dei re Aminta e Deiòtaro (non è escluso che l inno dei Gàlati fosse un carmen triumphale). puppes sinistrorsum citae: l avverbio sinistrorsum indica probabilmente lo spostamento di una parte delle navi di Antonio in direzione degli stretti da cui si accedeva al golfo di Ambracia (per questo verso sinistra rispetto alla flotta di Ottaviano); le puppes sono propriamente le poppe delle imbarcazioni, cioè le estremità posteriori delle navi di Antonio, rivolte, nella fuga, verso i Cesariani. 21-26. Io Triumphe condidit Io Trium phe boves: Io è particella esclamativa; il Trionfo (che qui Orazio personifica come un dio) consiste in una sfilata su un cocchio, spruzzato di polvere d oro, decretata dal Senato per celebrare solennemente la vittoria di un generale; significativa la variatio con cui il poeta sostituisce le giovenche (intactas boves) ai buoi, generalmente indicati nelle testimonianze antiche sui trionfi e sacrificati nel tempio di Giove Capitolino. nec Africanum: l intero periodo è soggetto a ellissi* sintattica; si può così costruire: nec reportasti (= forma sincopata di reportavisti) ducem parem [Caesari] bello Iugurthino neque [reportasti parem Caesari) Africanum (letteralmente non riportasti [trionfante in patria] un condottiero pari [a Cesare] dalla guerra contro Giugurta, né [riportasti trionfante in patria come condottiero pari a Cesare] l Africano ). Orazio amplifica la straordinarietà della vittoria di Ottaviano, a suo giudizio capace di offuscare l antico trionfo su Giugurta (il re della Numidia sconfitto nel 105 a.C. da Gaio Mario) e persino la terza guerra punica (a conclusione della quale, nel 146 a.C., Cartagine fu distrutta a opera di Scipione Emiliano, detto Africano minore per distinguerlo dallo Scipione che sconfisse Annibale a Zama nel 202 a.C.). 27-32. Terra marique mari punico: corrisponde a puniceo, purpureo ; è sottinteso sago. lugubre sagum: il «saio funereo è un mantello nero che denota il lutto, a differenza del cosiddetto paludamentum purpureo, cioè il mantello color porpora (punico), indossato dal generale trionfatore; mutavit è qui costruito con l ablativo della cosa lasciata (punico [sago]) e l accusativo della cosa presa in cambio (lugubre sagum): aliquid aliqua re. 253

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea