Tua vivit imago - volume 2

15 20 25 ramis? Quid obliquo laborat lympha fugax trepidare rivo? Huc vina et unguenta et nimium brevis flores amoenae ferre iube rosae, dum res et aetas et sororum fila trium patiuntur atra. Cedes coemptis saltibus et domo villaque flavos quam Tiberis lavit, cedes et exstructis in altum divitiis potietur heres. Divesne prisco natus ab Inacho nil interest an pauper et infima de gente sub divo moreris, victima nil miserantis Orci: omnes eodem cogimur, omnium versatur urna serius ocius sors exitura et nos in aeternum exilium inpositura cumbae. LOCUS AMOENUS Ai vv. 9-12 Orazio descrive un locus amoenus quasi personificato: l effetto è ottenuto dal ricorso alle sinalefi tra umbram e hospitalem e tra conso ciare e amant che nel sottolineare l intreccio ombroso fra i rami del pino e quelli del pioppo restituiscono l immagine di una natura umanizzata. Nella stessa direzione va l utilizzo dei verbi laborat e trepidare, solitamente riferiti a essere umani, in relazione alla rapidità del fiume. CONSAPEVOLEZZA DELLA MORTE Nonostante un incipit caratterizzato da toni pacati e sereni, la descrizione di loca amoena e del banchetto, nel finale dell ode emerge una nota malinconica che rivela la vera motivazione dell invito oraziano a vivere serenamente e a godere di ogni momento: la morte presto o tardi giungerà per tutti. L inevitabilità della morte è introdotta dalla riflessione sulle ricchezze (vv. 21-23): la morte non guarda allo status sociale, non fa differenze, arriva per tutti e tutti conduce in aeternum exilium. con i rami? Perché l acqua fugace si affatica a scorrere in un tortuoso ruscello? Ordina che qui portino i vini, gli unguenti e i troppo effimeri fiori dell amena rosa, finché lo consentono le cose, l età e gli oscuri stami delle tre sorelle. Lascerai i poderi di tua proprietà, la casa e la villa che il biondo Tevere lambisce; li lascerai, e un erede s impossesserà dell alto cumulo delle tue ricchezze. Che tu sia ricco e disceso dall antico Inaco oppure povero, d umile stirpe e costretto a giacere sotto il cielo, non deve importarti, perché sarai sempre vittima dell impietoso Orco: tutti siamo sospinti al medesimo luogo, nell urna si volge la sorte di tutti; essa uscirà e presto o tardi ci porrà sulla navicella per l esilio eterno. (trad. O. Portuese) impacciato del ruscello, mentre la designazione di quest ultimo come lympha fugax ( acqua fugace ) crea un particolare effetto di suono capace di riprodurre il mormorio del corso d acqua saltellante fra gli ostacoli del suo sentiero. 13-16. Huc vina atra dum atra: la proposizione temporale rimarca il senso di precarietà della vita e l urgenza di pro- fittare sia delle cose presenti, sia della giovane età (aetas), prima che sopraggiunga la morte. Quest ultima è icasticamente descritta con la menzione delle tre Parche (Cloto, Lachesi e Atropo), dee corrispondenti alle greche Moire, che presiedevano al destino dell uomo, filandone lo stame della vita (per questo Orazio definisce atra i loro fila). 17-20. Cedes coemptis heres Ce des: il verbo, ripetuto in anafora* al v. 19, è un tecnicismo legale ( rinunciare a tutto ciò che si possiede ). coemptis: participio perfetto da co e mo, concordato con saltibus, vale letteralmente accumulati , al pari del successivo exstructis (participio perfetto da exstru o, concordato, in iperbato, con divitiis del v. 20): mentre, però, il primo indica un estensione in orizzontale (lett. campi comprati e posti l uno accanto all altro ), il secondo indica un estensione in verticale , quindi ricchezze che si impilano l una sull altra (in altum). lavit: è indicativo presente di lave re, preferito da Orazio al più comune lavare. 21-24. Divesne prisco Orci victi ma Orci: è apposizione del tu sottinteso a dives, pauper e moreris; Orco , una divinità infernale che i Romani identificavano con Plutone, è personificazione* del mondo dei morti. 25-28. Omnes eodem cumbae urna: ablativo di stato in luogo senza in, ma ha anche valore strumentale ( con l urna ). omnium sors: per descrivere l imprevedibilità e l ineluttabilità della morte, che sceglie a caso le sue vittime , ma alla cui mano rapace nessuno di noi può sfuggire, Orazio rievoca l usanza di fare delle estrazioni a sorte agitando dei sassolini o dei cocci dentro un recipiente (urna). cumbae: dativo dipendente da inpositura. 247

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Età augustea