Tua vivit imago - volume 2

e soltanto dall VIII, parallelamente al riemergere dei primi manoscritti, si fa più vivo l interesse per i suoi scritti, soprattutto per le Satire e per le Epistole, in cui meglio si poteva cogliere l Orazio moralista (Horatius ethicus). Il paleografo e filologo tedesco Ludwig Traube (1861-1907) ha definito il periodo comprendente il X e XI secolo aetas Horatiana, per la particolare fortuna riscossa da Orazio, soprattutto per le Satire e per le Epistole, ma anche in seguito l interesse per queste opere si mantenne alto: fra il XIII e il XIV secolo Jean de Meung, nel Roman de la Rose, cita le Satire e le Epistole, ma non le Odi; Dante (1265-1321) menziona «Orazio satiro (Inferno IV, 89). Umanesimo e Rinascimento Tra i primi umanisti che amarono Orazio si segnala Francesco Petrarca (1304-1374), che del Venosino possedeva almeno cinque codici e a lui dedicò un epistola delle Ad familiares (XXIV, 10). Le letture oraziane fra XV e XVI secolo ricevettero un forte impulso soprattutto dopo la pubblicazione del commento a tutte le opere (Firenze, 1482), a cura di Cristoforo Landino, professore allo Studium di Firenze. Angelo Poliziano (1454-1494) celebra l evento con un carme in strofe asclepiadea II indirizzato allo stesso Orazio, suo poeta prediletto. Tra i maggiori lettori di Orazio ci furono Lorenzo de Medici (14491492), che nell incipit dell ecloga Corinto («La luna in mezzo alle minore stelle / chiara fulgea nel ciel queto e sereno ) traduce con adattamenti i primi due versi dell epodo 15 Nox erat et caelo fulgebat Luna sereno / inter minora sidera; Ludovico Ariosto (1474-1533), che imita le Satire oraziane nelle sue sette Satire (composte fra il 1517 e il 1531); e William Shakespeare (1564-1616), che trae da Orazio alcune immagini, come quella dell uomo che costruisce la sua speranza sull aria , Riccardo III, III, 4, 100), accostabile ai vv. 11-12 dell ode I, 5 nescius aurae / fallacis. Particolarmente apprezzata dalla teoria letteraria del Rinascimento fu l Ars poetica, tradotta per la prima volta da Lodovico Dolce nel 1535 e successivamente nelle altre lingue europee. à Otto van Vaenl, Othonis VaenI Emblemata Horatiana, incisione in bronzo, 1684. Se si escludono le poche illustrazioni di alcuni manoscritti, la poesia di Orazio non ha offerto, invece, particolari spunti di rappresentazione artistica, a causa della più scarsa presenza di elementi narrativi nella sua produzione, rispetto, per esempio, alle opere di Virgilio e di Ovidio. Si può ricordare però che fra XVI e XVII secolo alla poesia di Orazio si ispirò una curiosa forma d arte, rappresentata dai cosiddetti Emblemata: motti moralistico-didascalici estrapolati dalle opere di Orazio, accompagnati da una illustrazione (pictura) e da una spiegazione di tipo epigrammatico (subscriptio). I più celebri sono i 103 disegni del pittore fiammingo Otto van Veen (1556-1629), raccolti in un volume dal titolo Emblemata Horatiana (Anversa 1607). Dal Settecento al Novecento In epoca illuministica Voltaire (1694-1778) dedica ad Orazio l p tre ( Epistola ) CXIV ( Horace [ a Orazio ]), una sorta di esame di coscienza retrospettivo, mentre Giuseppe Parini (1729-1799) traduce l ode III, 13 con il sonetto XXXVII di Alcune poesie di Ripano Eupilino (1752). Giosue Carducci (1835-1907) ha un interesse particolare per tutte le opere di Orazio, ma si rifà soprattutto alle Odi, traducendo, per esempio, nei Levia Gravia i vv. 1-2 dell ode II, 14, 1-2 Eheu fugaces, Postume, Postume, / labuntur anni (à T19): fuggono, ahi fuggon rapidi / gl irrevocabili anni (Opere II, 3). Tra la fine del XIX e l inizio del XX secolo emerse la forte sintonia esistenziale e letteraria fra Orazio 241

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Età augustea