T23 LAT ITA - Enea uccide Lauso

L autore Virgilio T23 Enea uccide Lauso tratto da Eneide X, 811-832 latino italiano Nella mischia che segue all uccisione di Pallante per mano di Turno, Enea affronta e ferisce Mezenzio. Il giovane figlio di quest ultimo, Lauso, spinto da pietas filiale, si sostituisce al padre nello scontro. Il duello, però, è impari e Lauso perde la vita. Quo , mo r tu re , ru s | ma io ra que v r bu s au de s? Metro: esametri 815 820 «Quo moriture ruis maioraque viribus audes? Fallit te incautum pietas tua . Nec minus ille exsultat demens; saevae iamque altius irae Dardanio surgunt ductori extremaque Lauso Parcae fila legunt; validum namque ex git ensem per medium Aeneas iuvenem totumque recondit. Transiit et parmam mucro, levia arma minacis, et tunicam, molli mater quam neverat auro; implevitque sinum sanguis: tum vita per auras concessit maesta ad Manis corpusque reliquit. At vero ut voltum vidit morientis et ora, ora modis Anchisiades pallentia miris, «Dove corri a morire, e osi oltre le forze? T insidia incauto l amore . Ma quello, ugualmente, esulta, folle; e già al condottiero dardanio crescono le ire; le Parche raccolgono gli ultimi fili di Lauso: infatti Enea vibra la valida spada sul corpo del giovane, e tutta l affonda. La punta attraversa lo scudo, leggera arma all audace, e la tunica, che la madre aveva tessuto con flessibile oro, e colma le pieghe di sangue; allora la vita per l aria fuggì mesta ai Mani, e abbandonò il corpo. Ma appena l Anchisiade vide lo sguardo e il volto del morente, il volto pallido in mirabile modo, 812-816. Quo moriture recondit mo riture: vocativo del participio futuro di morior (concordato con un sottinteso Lause), cui si può attribuire il valore di un infinito finale. incautum: predicativo di te. Lau so: ci si aspetterebbe, qui, un genitivo di appartenenza (Lausi) in dipendenza da fila («le Parche raccolgono gli ultimi / fili di Lauso ), ma Virgilio opta per un dativus incommodi ( di svantaggio ), più efficace perché sintatticamente genera una simmetria contrastiva con Dardanio ductori. Parcae: le Parche erano le tre divinità che presiedevano al destino dell uomo, dalla nascita alla morte (topica la loro immagine di vecchie che filano lo stame della vita). 817-820. Transiit reliquit neverat: indicativo piuccheperfetto di ne re ( filare, tessere ): il ricordo della madre, artefice della tunica indossata da Lauso, unitamente all immagine del sangue che si riversa sulle pieghe della veste (implevitque sanguis), rende più patetico il momento della morte dell eroe. ad Manis: nell aldilà; i Mani sono le anime dei morti (nota la forma arcaica e poetica dell accusativo plurale). 821-824. At vero imago At vero miris: non è un caso che Enea sia qui indicato da Virgilio con il patronimico Anchisiades, scelta lessicale che prepara il lettore al successivo richiamo alla pietas dell eroe verso il padre di Lauso (v. 824). Enea, infatti, riconosce la pietas del giovane eroe e gli torna in mente il padre Anchise. Il cambiamento repentino dei sentimenti di Enea, che abbandona la veste di combattente omerico per indossare l abito più civilizzato di un eroe umano, è marcato dall avversativo At e dalla forte proposizione temporale ut vidit, reciprocamente rafforzati dall allitterazione* della t. 177

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea