Tua vivit imago - volume 2

L autore Virgilio 690 695 700 705 Tre volte poggiando sul gomito tentò di sollevarsi; tre volte s arrovesciò sul giaciglio, e con gli occhi erranti cercò nell alto cielo la luce e gemette al trovarla. Allora l onnipotente Giunone, commiserando il lungo dolore e la difficile morte, mandò dall Olimpo Iride5 che sciogliesse la lottante anima e le avvinte membra. Poiché non periva per destino o per debita morte, ma sventurata prima dell ora, arsa da subitanea follia, Proserpina non aveva ancora strappato dal capo il biondo capello,6 né assegnato la vita all Orco stigio. Iride rugiadosa con crocee penne, nel cielo traendo mille vari colori dal sole, discese e le si fermò sul capo: «Questo, comandata, reco sacro a Dite.7 Da questo tuo corpo ti sciolgo . Dice così, e con la destra tronca il capello: d un tratto tutto il calore svanì, e la vita dileguò nei venti. (trad. L. Canali) 5. l onnipotente Giunone Iride: interviene la dea Giunone, patrona di Cartagine, che, mossa a compassione dallo strazio della regina, invia Iride (messaggera degli dèi, personificazione dell ar- cobaleno) per alleviarne e abbreviarne le sofferenze. 6. Proserpina biondo capello: era credenza antica che la regina dell oltretomba strappasse ai moribondi un capel- lo (ritenuto depositario della vita) per porre fine alla loro agonia. 7. Dite: dio dell oltretomba. Analisi del testo Doni d amore, doni fatali La spada sguainata da Didone per uccidersi è quella ricevuta in dono da Enea; le vesti iliache menzionate al v. 648 sono quelle di Enea o donate dall eroe alla regina. Questi elementi non sono certo casuali. Virgilio puntualizza con cura questi dettagli in ottemperanza a una ferrea legge compositiva, secondo cui nessun oggetto precedentemente descritto deve rimanere inutilizzato nella narrazione e nessun episodio deve rimanere privo di conseguenze. C è però anche l influenza di un motivo letterario ben consolidato, e cioè il tòpos dei doni fatali per chi li riceve, frequente nel mito greco: l eroe omerico Aiace Telamonio, per esempio, nell omonima tragedia di Sofocle (l Aiace) si uccide gettandosi sulla spada che aveva ricevuto in dono da Ettore al termine del loro duello. Stile epigrafico e reminiscenze letterarie Nei vv. 655-662 il testo assume tratti di solennità epica ed epigrafica, che ricordano, per alcuni aspetti, le iscrizioni funebri degli Scipioni del III secolo a.C. Didone enumera i motivi per cui sarà celebre dopo la morte: in particolare, i verbi dei vv. 655-657, lapidari nella loro successione asindetica («Ho fondato una splendida città, ho veduto / mura da me costruite, vendicato lo sposo, punito / il fratello nemico ), marcano trionfalmente le sue res gestae. A questa patina solenne si unisce, però, una dimensione fortemente tragica ed erotico-elegiaca. L esclamazione dei vv. 657-658 («felice, troppo felice, se solo le navi / dardanie non avessero mai toccato le nostre rive! ) ricorda, infatti, l incipit* della Medea di Euripide («O se la nave Argo non avesse mai volato / attraverso le Simplegadi scure, fino alla Colchide , vv. 1-2, trad. A. Tonelli), oltre che le parole di Arianna abbandonata sull isola di Creta nei vv. 171-172 del carme 64 di Catullo («Giove onnipotente, non fossero mai, / fin dall inizio, giunte alla spiaggia di Creta le navi ateniesi , trad. G. Paduano). In questo modo l addio della regina sembra voler dimostrare al lettore come tutta 157

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Età augustea