Tua vivit imago - volume 2

L autore Virgilio 545 550 555 Sic fatus senior telumque imbelle sine ictu coniecit, rauco quod prot nus a re repulsum et summo clipei nequiquam umbone pependit. Cui Pyrrhus: «referes ergo haec et nuntius ibis Pelidae genitori. Illi mea tristia facta degeneremque Neoptolemum narrare memento. Nunc morere . Hoc dicens, altaria ad ipsa trementem traxit et in multo lapsantem sanguine nati, inplicuitque comam laeva dextraque coruscam extulit ac lateri capulo tenus abdidit ensem. Haec finis Priami, fatorum hic exitus illum sorte tulit, Troiam incensam et prolapsa videntem Pergama, tot quondam populis terrisque superbum Così parlò il vecchio e vibrò priva di slancio l innocua lancia che subito rimbalzò dal fioco bronzo e pendette inutile dal sommo della borchia dello scudo. A lui Pirro: «Dunque riferirai questo ed andrai messaggero al genitore Pelide; ricòrdati di narrargli le mie atrocità, e che Neottòlemo traligna. Adesso muori . E dicendo così lo trascina tremante agli altari, e sdrucciolante nel molto sangue del figlio, gli afferra la chioma con la sinistra, con la destra solleva la spada corrusca e gliela immerge tutta nel fianco. Così si concluse il destino di Priamo, questa morte fatale lo rapì mentre vedeva Troia in fiamme e Pergamo crollata, egli un tempo superbo sovrano di tanti 544-546. Sic fatus pependit fa tus: sottintende est. senior: l inutilità del fiacco gesto di Priamo è sottolineata dall accumulo di elementi che sottoline ano la sua vecchiaia: oltre all aggettivo senior, anche l espressione imbelle sine ictu e l avverbio nequiquam. rauco: ha valore predicativo rispetto ad a re e in dica l effetto sonoro emesso dal bronzo dello scudo. repulsum: sottintende est. umbo: indica la placca conica al centro dello scudo romano, con un rivestimento in cuoio. 547-549. Cui Pyrrhus memento Cui: nesso relativo. referes genitori: sarca stica la risposta di Pirro, che spregiudica tamente esorta Priamo (anzi, gli ordina, perché referes e ibis sono futuri con valo re di imperativo e memento è imperativo futuro) ad andare a riferire ad Achille gli sciagurati misfatti del figlio. Osserva come la scelta del patronimico Pelidae per de signare Achille (figlio di Pèleo) suggerisca anche l idea di una degenerazione di questa stirpe: Neottòlemo, infatti, ricorda prima il suo glorioso antenato (il nonno Pèleo), poi si proclama orgogliosamente degenere (degeneremque Neoptole mum), cioè un nuovo, giovane guerriero (questo l etimo di Neoptolemus), che rin nega i nobili princìpi del suo genus e pre ferisce la via del sacrilegio all osservanza delle regole rispettate dai suoi avi. 550-553. Nunc morere ensem La scena, estremamente patetica, vede Pirro trascinare verso l altare di Zeus il corpo di Priamo, che trema per l età (trementem) e scivola sul sangue del figlio ucciso poco prima (in multo lapsantem sanguine nati): Pirro con la sinistra afferra la chioma e con la destra affonda la spada nel fianco. L empietà dell assassinio, eseguito in un luogo sacro, è sottolineata dalla solenni tà formale che caratterizza questi versi: l uso di morere (imperativo di morior); l anastrofe altaria ad ipsa, che rimarca il rovesciamento dei valori messo in atto da Neottòlemo; l uso del prezioso lapsan tem, participio del frequentativo di labor, hapax* virgiliano; l iperbato* fra coruscum ed ensem, che riproduce icasticamente il bagliore della spada nel momento in cui Neottòlemo vibra il colpo. 554-558. Haec finis corpus Haec finis Priami Pergama: la morte di Pria mo segna la fine di Troia ed è simbolo del crollo di una grande potenza: una consi derazione qui fatta dal narratore Enea, te stimone oculare della fine della sua città, e che nella tragedia greca spettava al coro. La commiserazione per l evento è messa in risalto dalla disposizione chiastica di Troiam incensam e prolapsa Pergama. Tulit è simplex pro composito per abstu lit. populis terrisque: ablativi di causa dipendenti da superbum. 145

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea