T12 LAT - Òrfeo ed Eurìdice: l’errore fatale

L ET DI AUGUSTO T12 rfeo ed Eurìdice: l errore fatale tratto da Georgiche IV, 485-503 latino Il finale delle Georgiche vede, incastonata all interno della favola di Aristèo (à p. 58), la vicenda di rfeo, l eroe celebrato nell antichità come inventore della musica e della poesia. Di questo racconto dentro il racconto che rappresenta sicuramente uno dei momenti più alti della poesia virgiliana riportiamo i versi dedicati al tragico epilogo: dopo aver ottenuto dalle divinità infernali la restituzione della sposa Eurìdice, rfeo, preso dalla forza irrazionale della passione, infrange la sola condizione che gli era stata imposta, voltandosi a guardarla quando è ormai quasi giunto alla luce della vita. Un errore che gli costa la perdita (questa volta definitiva) dell amata sposa. Metro: esametri 485 490 495 Iamque pedem referens casus evaserat omnis, redditaque Euryd ce superas veniebat ad auras pone sequens (namque hanc dederat Proserp na legem), cum subita incautum dementia cepit amantem, ignoscenda quidem, scirent si ignoscere Manes: rest tit Eurydicenque suam iam luce sub ipsa imme mor heu! victusque animi respexit. Ibi omnis effusus labor atque immitis rupta tyranni foedera, terque fragor stagnis auditus Avernis. Illa: «Quis et me inquit «miseram et te perd dit, Orpheu, quis tantus furor? En iterum crudelia retro 485-487 Iamque pedem legem La scena vede rfeo risalire verso il mondo dei vivi seguito dalla moglie Eurìdice. Vir gilio presuppone qui la conoscenza del mito da parte dei suoi lettori, perché ne seleziona volontariamente alcuni aspetti e ne omette altri, il più importante dei quali è quello relativo alla trattativa di rfeo con le divinità infernali: il tassello narrativo qui non ricordato è il patto che rfeo aveva stipulato con gli dèi degli Inferi, secondo il quale egli avrebbe potuto riportare in vita Eurìdice soltanto a condizione che non si fosse voltato indietro a guardarla durante il tragitto. Iamque omnis: e già portando indietro i passi (pedem referens) era sfug gito a tutte le difficoltà (casus omnis = omnes) . veniebat: il soggetto è qui Eurì dice, nominata nell ablativo assoluto reddi ta Euryd ce. pone: avverbio. namque legem: la parentetica allude ai patti di r feo con le divinità, che includevano anche il fatto che Eurìdice dovesse seguire rfeo nel cammino verso il mondo dei vivi. 488-493. cum subita Avernis cum amantem: quando un improvvisa follia 134 Ia mque pe de m re fe re ns | ca su s e va se ra t o mn s (subita dementia) colse l amante incau to . L uso del cum inversum esprime effi cacemente il capovolgimento della sorte di rfeo, che dopo tanti successi perde adesso la sua amata, per un cedimento emotivo. Virgilio riprenderà questo motivo della perdita della sposa nel secondo libro dell Eneide, per descrivere la perdita, da parte di Enea, della moglie Creùsa durante la fuga da Troia: contrariamente a rfeo, Enea non si volta indietro per accertarsi che la moglie lo segua e si accorge del la sua scomparsa troppo tardi. scires Manes: se i Mani fossero capaci di per donare , protasi di un periodo ipotetico dell irrealtà, retoricamente elaborata: nota, infatti, l anastrofe* scirent si e l uso transiti vo di ignosco, tipicamente poetico. I Mani sono Dite e Proserpina. rest tit Eurydi cenque respexit: i due verbi rest tit e respexit ( s arrestò e si volse a guarda re ), allitteranti l uno con l altro e, posti agli estremi della frase, esprimono, con un ef fetto di climax* ascendente, la gravità della colpa di rfeo. La frase è inoltre connota ta dalla cesura dopo il trocheo del quinto metron. Euryd cen mantiene la desinenza greca in en; nota anche l uso affettivo di suam ( la sua cara Eurìdice ). Ibi omnis Avernis: in quel momento tutta la fatica (omnis labor) andò perduta (effusus con sottinteso est) e furono violati (rupta con sottinteso sunt) i patti del crudele tiranno (immitis tyranni, cioè Dite), e per tre volte si udì (auditus con sottinteso est) un fra gore dagli stagni dell Averno . Gli enjam bement* fra omnis ed effusus e fra rupta e foedera, con il doppio iperbato* (immitis tyranni e rupta foedera) rendono quasi icasticamente l esito distruttivo degli sforzi fino a quel momento fatti da rfeo, di cui si coglie qui, più che altrove, l affinità con l a gricola protagonista del poema: colui che era in grado di governare la natura e gli In feri con il suo canto, adesso deve assistere alla vanificazione del suo labor a causa del furor amoroso. Il numero tre ha valore ma gicosacrale e si trova già in Omero. 494-498. Illa palmas Illa: Eurìdice. Quis et me furor?: chi ha perduto sia me, infelice, che te, rfeo, quale così grande follia? . L anafora* di quis rende

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea