Le Georgiche

L autore Virgilio Le Georgiche T7 La teodicèa del labor impro bus tratto da Georgiche I, 118-146 latino italiano Il brano qui proposto rappresenta la prima digressione all interno della trattazione tecnica del poema. Vir gilio vi affronta la questione etica della necessità del lavoro, che, per quanto venga svolto dall uomo con tenacia e indefessa dedizione, è sempre soggetto alle avversità naturali e agli insuccessi. L idea del poeta è che nell età aurea, durante il regno di Saturno, la natura offrisse spontaneamente i propri frutti, e che soltan to successivamente Giove abbia decretato la fine di quell originaria beatitudine, introducendo il lavoro nel mondo al fine di porre un rimedio al gravis veternus (cioè il «greve letargo ) in cui l umanità si era adagiata. L imposizione della fatica, quindi, sarebbe conseguenza della giustizia divina (teodicèa, da theòs, dio , e dìke, giustizia ) e non frutto di un castigo celeste come, invece, riteneva Esiodo in Le opere e i giorni (vv. 42 sgg.), dove questo cambiamento epocale era ricondotto alla punizione di Promèteo, l eroe civilizzatore reo di avere sottratto il fuoco agli dèi per farne dono ai mortali. Metro: esametri 120 Ne c ta me n, hae c cu m s nt | ho m nu mque bo u mque la bo re s Nec tamen, haec cum sint hominumque boumque labores versando terram experti, nihil impro bus anser Strymoniaeque grues et amaris int ba fibris officiunt aut umbra nocet. Pater ipse colendi haut facilem esse viam voluit primusque per artem Tuttavia, malgrado tante fatiche di uomini e di buoi esercitate nel volgere la terra, l anatra ingorda, la gru dello Strimone, le cicorie dalle amare fibre, l ombra nociva possono ugualmente nuocere. Lo stesso Padre volle non facile l agricoltura e per primo mosse i campi 118-124. Nec tamen veterno Nec tamen: la negazione nec, unita alla ne gazione nihil presente al verso succes sivo, costituisce una litote* espressiva che enfatizza l avversità dell azione della natura. Anche tamen, in posizione prolet tica, sottolinea il contrasto con la realtà descritto dalla proposizione concessiva cum sint experti. haec: si riferisce alle fatiche agricole di cui si è parlato nei versi precedenti. cum experti: cum narra tivo con valore concessivo. Per quanto l uomo possa adoperarsi con perizia e assiduità nel coltivare la terra, l esito del raccolto sarà sempre condizionato dai ri schi della natura: possono distruggere le messi «l anatra ingorda , «la gru dello Stri mone , le cicorie selvatiche «dalle amare fibre , l «ombra nociva . Il forte iperbato* fra sint ed experti (congiuntivo perfetto di experior) e l uso di versando, ablativo del gerundio da versor, intensivo di verto, mettono in evidenza lo sforzo dell uomo per dissodare la terra. A tale scopo è utilizzato labores per designare le attività agricole dell uomo, prosopopea* che me glio delinea lo sforzo quotidiano profuso dall agricola nel perfezionamento della tecnica (figura retorica poi ripresa da Vir gilio nella descrizione delle prime imbar cazioni che solcano i fiumi al v. 136). Una patina epica di stampo omerico, invece, conferisce al testo la pleonastica insistenza sull enclitica que in hominumque boum que, che sottolinea l unione della fatica dell uomo con quella dei buoi aggiogati. Strymoniae grues: la gru dello Strìm one, cioè la gru di un fiume della Tracia, abituata a migrare dall Africa all Europa settentrionale. amaris fibris: ablativo di qualita. Pater ipse voluit: anche in Esiodo Zeus impone la fatica agli uomini, ma per una ragione diversa: punire l in ganno di Promèteo. Ipse con riferimento a Giove ( lo stesso Padre, proprio lui in persona ) sottolinea con vigore l autore volezza dell intervento personale del dio, che impone il lavoro all umanità. 115

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea