T2 La casta innocenza della vita in campagna (Properzio,

PERCORSI TEMATICI Sin dall alto della collina gli si era rivelata la parte in ombra del prato, quella già tagliata, con le falciate d erba grigiastra e i mucchi neri dei gabbani dei falciatori tolti nel punto dal quale avevano preso l avvio per la prima falciatura. A misura che si avvicinava, scorgeva i contadini in fila, uno dietro l altro, alcuni coi gabbani, altri con la sola camicia, che menavano la falce in modo vario. Ne contò quarantadue. [ ] Levin scese dal cavallo e, legatolo presso la strada, raggiunse Tit che, presa da un cespuglio un altra falce, gliela diede. [ ] Così passarono la prima falciata. E questa lunga falciata parve particolarmente difficile a Levin; in compenso quando fu terminata e Tit, gettandosi la falce sulla spalla, si mise a passo lento a percorrere, sulle orme lasciate dai tacchi, la falciata, anche Levin s incamminò sulla propria. E sebbene il sudore gli scendesse a rivoli per il viso e gocciolasse giù dal naso e tutta la schiena fosse bagnata, come immersa nell acqua, egli si sentiva bene. Lo rallegrava in modo particolare la sicurezza di poter resistere. La sua soddisfazione era amareggiata solo dal fatto che la falciata non gli riusciva bene. «Moverò meno la mano e più il torso pensava, confrontando la falciata di Tit come tesa su di un filo, con la sua sparpagliata e disposta in modo ineguale. [ ] Egli non pensava a nulla, non desiderava nulla, altro che non restare indietro ai contadini e terminare nel modo migliore. Sentiva solo lo stridere delle falci e vedeva dinanzi a sé la figura diritta di Tit che si allontanava, il semicerchio curvo del terreno falciato, le erbe e le corolle dei fiori che si chinavano lente, a onda, intorno alla lama della falce e dinanzi a sé il termine della falciata, là dove sarebbe giunto il riposo. (Lev Tolstoj, Tutti i romanzi, a cura di M.B. Luporini, Sansoni, Firenze 1967) FINO A TE I testi di Varrone e Tolstoj che hai appena letto tessono entrambi, per quanto da due prospettive diverse, un elogio della vita di campagna, in quanto questa permette di condurre un esistenza più verace e più aderente ai bisogni reali. Ti è mai capitato di vivere lontano dalla città, anche solo per un breve periodo? Il contatto con il mondo naturale ti crea disagio o lo vivi come un esperienza rigenerante e necessaria? Scrivi due testi argomentativi, di circa 20 righe ciascuno, in cui esponi i vantaggi e gli svantaggi del vivere più a contatto con la natura. T2 La casta innocenza della vita in campagna Properzio Elegie II, 19 Nell elegia II, 19 Properzio si rivolge a Cinzia che sta per recarsi in campagna: il poeta si mostra più contento che dispiaciuto, perché, pur dovendo restare lontano dalla donna amata, è sicuro che nel luogo dove andrà quest ultima non potrà avere tentazioni (a differenza di quanto avviene a Roma) e gli sarà, quindi, fedele per forza di cose. Più avanti Properzio preannuncia a Cinzia che presto la raggiungerà anche lui; ma è interessante, al di là di questo, il contrasto tra la tormentata (e spesso immorale ) vita sentimentale che si è quasi costretti a vivere a Roma (vedi il giovane che impedisce a Cinzia di «essere onesta ) e la sana, casta purezza della vita di campagna. 42

Percorsi tematici Treccani
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Educazione civica per la letteratura latina