Classe di letteratura - Giacomo Leopardi

85 90 95 100 Il pastore invidia la condizione del gregge 105 110 ovver con la mia greggia seguirmi viaggiando a mano a mano; e quando miro in cielo arder le stelle; dico fra me pensando: a che tante facelle? Che fa l aria infinita, e quel profondo infinito seren? che vuol dir questa solitudine immensa? ed io che sono? Così meco ragiono: e della stanza smisurata e superba, e dell innumerabile famiglia; poi di tanto adoprar, di tanti moti d ogni celeste, ogni terrena cosa, girando senza posa, per tornar sempre là donde son mosse; uso alcuno, alcun frutto indovinar non so. Ma tu per certo, giovinetta immortal, conosci il tutto. Questo io conosco e sento, che degli eterni giri, che dell esser mio frale, qualche bene o contento avrà fors altri; a me la vita è male. O greggia mia che posi, oh te beata, che la miseria tua, credo, non sai! Quanta invidia ti porto! Non sol perché d affanno quasi libera vai; ch ogni stento, ogni danno, ogni estremo timor subito scordi; ma più perché giammai tedio non provi. Quando tu siedi all ombra, sovra l erbe, tu se queta e contenta; 82-83 ovver mano: oppure (quando ti ve- do) seguire me e il mio gregge, spostandoti progressivamente (cioè passo passo con noi). 86 a che facelle: a quale scopo esistono tutte queste piccole luci? 87-88 Che fa seren?: qual è lo scopo dello spazio (aria) infinito e dell infinita profondità del cielo (seren)? 88-89 che immensa?: che cosa significa il vuoto senza fine (solitudine immensa) dell universo? 90 meco: tra me e me, nel mio intimo. 90-98 e della stanza indovinar non so: e non so immaginare (indovinar) alcuna utilità (uso) e alcuno scopo (frutto) del mondo (stanza) così superbamente smisurato, degli innumerevoli esseri viventi (innumera- 96 / GIACOMO LEOPARDI bile famiglia) che lo abitano, e anche (poi) di tanto affaticarsi (adoprar), di tanti movimenti (moti) dei corpi celesti e delle cose terrene, che girano senza mai fermarsi (senza posa), per poi tornare sempre al punto di partenza (là donde son mosse). 99 giovinetta immortal: essendo immutabile, la luna è eternamente giovane. Continua la personificazione della luna, che qui incarna due qualità ossimoriche, la giovinezza e la durabilità del suo stato. 100 Questo: questo soltanto (è prolettico di quanto dice subito dopo). 101 eterni giri: le orbite dei corpi celesti che si muovono sempre allo stesso modo. Si tratta di un calco dantesco («dietro le note degli etterni giri , Purgatorio, 30, v. 93). 102 esser mio frale: la mia (e degli uomi- ni tutti) fragile esistenza. 103 bene o contento: vantaggio o piacere. 104 a me male: per me la vita è dolore, sofferenza, infelicità. 105-106 posi non sai!: riposi. Felice te, poiché (essendo priva di ragione) non sei consapevole (non sai), credo, della tua sventurata vita (miseria). 110-111 ch ogni scordi: poiché (non avendo la facoltà di ricordare) dimentichi subito ogni sofferenza (stento), ogni dolore (danno) e ogni paura (timor), anche la più grande (estremo). 112 tedio: noia. 113 siedi: ti riposi. 114 contenta: appagata.

Classe di letteratura - Giacomo Leopardi
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