Classe di letteratura - Giacomo Leopardi

105 110 115 120 125 130 135 E già nel primo giovanil tumulto di contenti, d angosce e di desio, morte chiamai più volte, e lungamente mi sedetti colà su la fontana pensoso di cessar dentro quell acque la speme e il dolor mio. Poscia, per cieco malor, condotto della vita in forse, piansi la bella giovanezza, e il fiore de miei poveri dì, che sì per tempo cadeva: e spesso all ore tarde, assiso sul conscio letto, dolorosamente alla fioca lucerna poetando, lamentai co silenzi e con la notte il fuggitivo spirto, ed a me stesso in sul languir cantai funereo canto. L infelicità giovanile Chi rimembrar vi può senza sospiri, o primo entrar di giovinezza, o giorni vezzosi, inenarrabili, allor quando al rapito mortal primieramente sorridon le donzelle; a gara intorno ogni cosa sorride; invidia tace, non desta ancora ovver benigna; e quasi (inusitata maraviglia!) il mondo la destra soccorrevole gli porge, scusa gli errori suoi, festeggia il novo suo venir nella vita, ed inchinando mostra che per signor l accolga e chiami? Fugaci giorni! a somigliar d un lampo son dileguati. E qual mortale ignaro di sventura esser può, se a lui già scorsa quella vaga stagion, se il suo buon tempo, se giovanezza, ahi giovanezza, è spenta? Il rimpianto della giovinezza perduta O Nerina! e di te forse non odo questi luoghi parlar? caduta forse dal mio pensier sei tu? Dove sei gita, Nerina, simbolo di un tempo che non torna 136-173 O Nerina! non sento forse questi luoghi parlare anche (e) di te? forse sei scomparsa (caduta) dal mio pensiero? Dove sei andata (gita), 109-110 cieco malor: si noti l enjambement. Si tratta di una malattia che inizialmente non aveva dato segni di sé (come il «chiuso morbo di Silvia). 116 co silenzi e con la notte: i due termini sono quasi personificati quali unici compagni del poeta malato. L espressione, però, può essere intesa anche come un endiadi: con il silenzio della notte . 118 funereo canto: Leopardi si riferisce alla lirica Appressamento della morte, scritta nel dicembre del 1816. 119 sospiri: di rimpianto. 104-118 E già nel primo tumultuoso affollamento giovanile di gioie (contenti), angosce e desideri, invocai più volte la morte, e a lungo mi sedetti là sulla fontana, pensando di porre fine (cessar), dentro a quelle acque, alle mie speranze e al mio dolore. Poi, ridotto in pericolo di vita (condotto della vita in forse) da un oscura malattia, rimpiansi la bella giovinezza, e il fiore dei miei giorni pur poveri di gioie, che periva (cadeva) così precocemente (sì per tempo); e spesso a tarda ora, seduto sul letto testimone delle mie sofferenze (conscio), scrivendo versi di dolore (dolorosamente poetando) alla debole luce della lucerna, piansi, in compagnia del silenzio e della notte, l energia vitale (spirto) che mi abbandonava, e nel momento in cui la mia vita veniva meno (sul languir) cantai a me stesso un canto funebre. 119-135 Chi vi può ricordare senza sospirare, o inizi (primo entrar) della giovinezza, o giorni pieni di lusinghe (vezzosi), indescrivibili (inenarrabili), quando le ragazze (donzelle) sorridono per la prima volta (primieramente) al giovane uomo rapito dall emozione (al rapito mortal); quando intorno a lui ogni cosa sembra fare a gara nel sorridere; quando tace l odio (invidia), non ancora svegliato oppure innocuo (benigna); e quando (insolita meraviglia!) il mondo gli porge la mano destra in aiuto, perdona i suoi errori, festeggia il suo nuovo entrare (venir) nella vita, e rendendogli omaggio (inchinando) mostra di accoglierlo e chiamarlo suo signore? Giorni fuggevoli! essi si sono dileguati con la velocità di un lampo. E quale uomo può affermare di non aver conosciuto la sventura, se per lui è già trascorsa quella bella stagione, se il suo tempo migliore, se la giovinezza, ahimè la giovinezza, è finita? 121 inenarrabili: impossibili da racconta- re, tanto sono straordinari. 136 Nerina: una ragazza di Recanati morta giovane. Sulla sua identità cfr. l analisi del testo. Le parole valgono tumulto Sembra quasi una voce onomatopeica: tumulto. Al solo pronunciarla, pensi alla confusione rumorosa, soprattutto di gente che grida e si agita. Proprio come accadde nel 1378 a Firenze quando scoppiò il «tumulto dei Ciom- pi o nel 1628 a Milano, nelle piazze sconvolte dalla rabbia del popolo e descritte da Manzoni nei Promessi sposi, il «tumulto di San Martino . Ma il tumulto non si verifica solo nelle vie delle città, quando in modo disordinato e violento una massa di persone reclama i propri diritti; esso può sconvolgere anche il nostro cuore quando proviamo sentimenti e stati d animo contrastanti. Individua, tra questi verbi, quelli che possono reggere coerentemente il complemento oggetto tumulto, al singolare o al plurale: provocare; limare; stendere; suscitare; ultimare; far nascere; sedare. L AUTORE / 89

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