T10 - La sera del dì di festa

La sera del dì di festa / T10 / Canti, 13 / L ineluttabile trascorrere del tempo / Questo idillio, composto a Recanati nella primavera del 1820, affronta, come Il passero solitario ( T8, p. 64), il motivo dell estraneità del poeta alle gioie della giovinezza e, come L infinito ( T9, p. 68), il tema della fuga del tempo che porta tutto via con sé. Audio METRO Endecasillabi sciolti. LETTURA 5 10 15 20 25 Dolce e chiara è la notte e senza vento, e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna, e di lontan rivela serena ogni montagna. O donna mia, già tace ogni sentiero, e pei balconi rara traluce la notturna lampa: tu dormi, che t accolse agevol sonno nelle tue chete stanze; e non ti morde cura nessuna; e già non sai né pensi quanta piaga m apristi in mezzo al petto. Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno appare in vista, a salutar m affaccio, e l antica natura onnipossente, che mi fece all affanno. A te la speme nego, mi disse, anche la speme; e d altro non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. Questo dì fu solenne: or da trastulli prendi riposo; e forse ti rimembra in sogno a quanti oggi piacesti, e quanti piacquero a te: non io, non già ch io speri, al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo quanto a viver mi resti, e qui per terra mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi in così verde etate! Ahi, per la via odo non lunge il solitario canto dell artigian, che riede a tarda notte, 1 Dolce vento: sono svariati gli echi letterari di questo incipit. Leopardi ammette di aver tenuto presente un verso dell Iliade (VIII, v. 555), ma non è difficile cogliere la suggestione di un celebre passo di Vincenzo Monti («Alta è la notte, ed in profonda calma / dorme il mondo sepolto, e in un con esso / par la procella del mio cor sopita , Alta è la notte, Pensieri d amore 8, vv. 124-126). 2 orti: giardini. 4 serena: limpida. 5 pei balconi: dalle finestre. 6 rara traluce: trapela qua e là. lampa: lampada (l illuminazione nelle abitazioni). 7 agevol: facile. 74 / GIACOMO LEOPARDI 8 chete: quiete, tranquille. 9 cura: preoccupazione, tormento (lati- nismo). 10 quanta piaga: che grande ferita. 12 in vista: a vederlo. 14 che mi fece all affanno: che mi creò per farmi soffrire. speme: speranza. 17 solenne: festivo (latinismo). trastulli: divertimenti. 18 prendi: è modo indicativo; riferito alla donna del v. 4. ti rimembra: ti ricordi. 20 non già ch io speri: e certamente non oso sperarlo. 21-23 Intanto fremo: i versi riecheggiano un passo di una lettera scritta a Pietro Giordani il 24 aprile 1820: «Io mi get- to e mi ravvolgo per terra domandando quanto mi resta ancora da vivere. La mia disgrazia è assicurata per sempre: quanto mi resterà da portarla? quanto? . chieggo: mi domando. 24 verde etate: età giovanile. 25 odo canto: sul piacere concesso dalle sensazioni uditive il poeta scrive nello Zibaldone: « piacevole per se stesso, cioè non per altro, se non per un idea vaga ed indefinita che desta, un canto (il più spregevole) udito da lungi, o che paia lontano senza esserlo, o che si vada appoco appoco allontanando, e divenendo insensibile (16 ottobre 1821). non lunge: non lontano. 26 riede: torna.

Classe di letteratura - Giacomo Leopardi
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