La poesia patriottico-risorgimentale

IN BREVE La poesia dialettale è spesso di tono satirico, come mostrano le opere di Giuseppe Giusti. la letteratura in lingua all epoca oscillava fra i toni aspri della satira e quadretti edulcorati di vita campagnola. Il dialetto garantisce ai poeti straordinarie potenzialità di diffusione a ogni livello sociale, ma ne limita la lettura a contesti geografici circoscritti: Porta a Milano è amato anche da ceti che nulla sanno di letteratura illustre; ma la sua fama sino al Novecento è confinata nel Milanese, in assenza di traduzioni. Bisogna inoltre tenere conto dell avversione della cultura accademica nei confronti del dialetto, e della crescente influenza dello spirito unitario, che induce parecchi a vedere nell uso degli idiomi locali il ritorno di un campanilismo deleterio in vista della nascita di una patria comune. Se nel canone scolastico i dialetti hanno sempre avuto un ruolo del tutto secondario, a dispetto dei grandi autori che se ne servirono, ciò è dovuto anche a tali motivi squisitamente politici. La satira A ostacolare la circolazione della poesia dialettale vi è un ulteriore ostacolo: la sua attitudine alla satira. Dal momento che il controllo della censura e il timore di conseguenze penali sconsigliano attacchi diretti ai governanti, l obiettivo si sposta dal terreno politico a quello sociale. Vengono presi di mira i ceti dominanti, a cominciare dal clero e dall aristocrazia. Una certa fama guadagna in Toscana Giuseppe Giusti (1809-1850), il quale riporta in auge l antico filone bernesco (così detto da Francesco Berni, poeta satirico del primo Cinquecento), in una serie di scherzi dal forte sapore vernacolare, che hanno vasta circolazione. Il meglio della sua produzione sta in canzonette sarcastiche come Il Re Travicello (1841), che prende di mira l incapacità dei sudditi di darsi un libero governo, o Il brindisi di Girella (1840), il cui bersaglio sono invece i politici opportunisti, canzonati variando continuamente il ritornello: «Viva Arlecchini / e burattini, / e Ghibellini, / e Guelfi, e maschere / d ogni paese; / evviva chi salì, viva chi scese . La poesia patriottico-risorgimentale I poeti romantici celebrano i temi patriottici. L Italia è spesso rappresentata come una fanciulla da salvare. La fanciulla Italia La poesia patriottica, presente nella tradizione letteraria italiana sin dagli albori, conosce una eccezionale fioritura nel XIX secolo, in corrispondenza con i moti risorgimentali. Accanto ad autori di primo piano come Foscolo, Manzoni e Leopardi, firmano componimenti inneggianti alla liberazione dal dominio straniero decine e decine di poeti. Elementari ragioni di prudenza li spingono spesso a camuffare i propri intenti: a questo scopo l ambientazione medievale diviene uno dei rifugi preferiti ove dare sfogo agli ardori patriottici. L Italia finisce così con l essere assimilata a una delle tante fanciulle perseguitate, illuse, tradite, imprigionate, che si incontrano nelle ballate e novelle in versi. Il patriota Giovanni Berchet scrive I profughi di Parga e il Giuramento di Pontida. Esortare e celebrare La più nota figura di poeta patriota italiano è Giovanni Berchet. Seppure non combatta contro i turchi in Grecia come l inglese George Byron, Berchet dedica alla causa dell indipendenza greca un poemetto scritto in esilio, I profughi di Parga (1819-1820), che acquista grande rinomanza al pari del Giuramento di Pontida (1829), in cui il poeta rievoca il celebre episodio del 1167 (quando i Comuni lombardi si riunirono in una lega contro l imperatore tedesco Federico Barbarossa) per incitare gli animi degli italiani contro l occupante asburgico. In effetti gli autori risorgimentali si richiamano alle due fondamentali funzioni della poesia bellica: esortare alla battaglia, guardando avanti; celebrare le imprese, guardando 700 / IL PRIMO OTTOCENTO

Classe di letteratura - volume 2
Classe di letteratura - volume 2
Dal Seicento al primo Ottocento