IL FABBISOGNO ENERGETICO

  IL FABBISOGNO ENERGETICO

Le misurazioni calorimetriche svolte sull’organismo umano permettono di stabilire con una certa precisione la quantità di energia consumata in qualunque circostanza, dal sonno all’attività sportiva, dai bambini agli anziani, nei maschi e nelle femmine in ogni condizione di peso, altezza e salute. Come abbiamo visto, tali valori sono ricavati misurando in modo diretto o indiretto il calore prodotto dal corpo, fenomeno noto anche come termogenesi. Il dispendio energetico deve essere necessariamente compensato da adeguati apporti di energia sotto forma di alimenti, il cosiddetto fabbisogno energetico: si tratta di un’indicazione puramente quantitativa, che non dice nulla circa la qualità di ciò che si ingerisce, ma che comunque rappresenta un dato essenziale quando si parla di bilancio energetico.

Si definisce fabbisogno energetico totale (FET) o metabolismo totale o dispendio energetico totale la quantità di energia totale necessaria a un organismo per mantenere attivi i processi vitali e per adempiere alle sue attività quotidiane.

È un valore espresso in kcal o kJ al giorno e che risulta dalla somma dei seguenti contributi energetici:

  • metabolismo basale;
  • termogenesi indotta dalla dieta;
  • attività fisica;
  • termoregolazione.

  • Le diverse spese energetiche pesano in misura variabile negli individui in funzione di alcuni fattori, rappresentati nel seguente schema.

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  il metabolismo basale

Si definisce metabolismo basale (MB) di un individuo l’energia che serve a mantenere attive le sue funzioni vitali. Si misura in kcal/giorno, in condizioni di assoluto riposo fisico e mentale e a digiuno da 12 ore.

Le funzioni vitali sono, in ordine di dispendio energetico decrescente: funzione epatica (26%), tono muscolare (25%), attività cerebrale (18%), respirazione (10%), attività cardiaca (9%), funzione renale (7%) e altre funzioni (5%). L’insieme di tali attività e funzioni corrisponde al 45-75% del metabolismo totale. Ognuna di esse produce calore, che contribuisce a mantenere la temperatura corporea costante.

I fattori variabili che influenzano maggiormente il metabolismo basale sono essenzialmente la massa magra (cioè il tessuto muscolare), il sesso e l’età: il valore MB, infatti, cresce all’aumentare della muscolatura, ed è quindi maggiore nei maschi, e raggiunge un picco durante la fase di crescita (3-6 anni) per poi iniziare a diminuire dopo i 30 anni. Esistono anche altri fattori che possono incidere in senso positivo o negativo sul valore MB, come l’abitudine all’attività fisica (+), uno stato di malnutrizione (–), le basse temperature (+), la febbre (+), lo stress (+), la gravidanza (+), l’allattamento (+), il fumo (+), i farmaci (+/–).

Il metabolismo basale può dunque variare molto da un individuo all’altro, ma per averne una stima si ricorre a equazioni matematiche che mettono in relazione il MB con il peso, l’età e il sesso.

Un aspetto importante di queste formule riguarda il parametro del peso, che dovrebbe corrispondere alla massa magra e risulterebbe un dato fuorviante in caso di persone sovrappeso. Salvo situazioni di obesità, però, l’inserimento nelle formule del peso reale del soggetto esaminato è considerato un’approssimazione accettabile.

La formula adottata oggi per il calcolo del MB dalla Società Italiana per la Nutrizione Umana (SINU) è quella proposta da Schofield nel 1985.


Equazione di Schofield (kcal/giorno)

Età

Maschi

Femmine

< 3

55,51 x peso corporeo – 30,4

58,31 x peso corporeo - 31,1

3-9

22,71 x peso corporeo + 504,3

20,32 x peso corporeo + 485,9

18-29

15,06 x peso corporeo + 692,2

14,82 x peso corporeo + 486,6

30-59

11,47 x peso corporeo + 873,1

8,13 x peso corporeo + 845,6

≥ 60

11,71 x peso corporeo + 587,7

9,08 x peso corporeo + 658,5

Le formule di Schofield per il calcolo del metabolismo basale variano con il sesso e l’età. Il peso da inserire nella formula deve essere espresso in kg.p


Nei LARN (vedi p. 231) sono presenti tabelle che presentano valori indicativi di MB in relazione al sesso, all’età e all’altezza di un individuo (vedi fascicolo Sapere di alimentazione, p. 7).

   ESEMPIO DI CALCOLO PREDITTIVO DEL METABOLISMO BASALE

Calcolo del MB di una donna di 45 anni, peso 60 kg e statura 170 cm, con la formula di Schofield e confronto con il valore delle tabelle LARN del 2014:


Schonfield

8,13 x 60 + 845,6 = circa 1333 kcal/giorno


LARN 2014

1370 kcal/giorno

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  la termogenesi indotta dalla dieta

La produzione di calore che si verifica circa un’ora dopo l’assunzione di cibo e perdura per diverse ore viene definita termogenesi indotta dagli alimenti (TID) ed è legata al metabolismo dei principi nutritivi. A ogni pasto, la durata e l’entità della TID può variare sia in funzione della quantità di cibo ingerito sia in base alla sua composizione nutrizionale. Attraverso la calorimetria si è infatti visto che le proteine richiedono un consumo maggiore di energia, mentre lipidi e carboidrati influiscono scarsamente sulla TID. Le sostanze nervine e le bevande fredde invece rappresentano situazioni particolari: non richiedono spese energetiche per essere metabolizzate (a meno che non contengano zucchero), ma generano comunque un incremento della TID, le prime perché agiscono direttamente sul sistema nervoso simpatico, aumentando la tensione muscolare e dunque aumentando i consumi di energia e la produzione di calore, le seconde perché lo inducono a ripristinare la temperatura corporea a seguito del calo termico.

Non esistono formule matematiche per calcolare la TID, perché normalmente le formule per il calcolo del MB forniscono valori che comprendono anche questo fattore (quindi, in realtà, con l’equazione di Shofield si calcola MB + TID).

  Attività fisica e relativi indici

L’attività fisica è una componente che può incidere in modo molto significativo sul dispendio energetico di una persona e può variare dal 15 al 30% del metabolismo totale, a seconda che il soggetto conduca una vita sedentaria o attiva.

Quando il corpo è in movimento o è impegnato in qualche attività (parlare, stare in piedi, guardare uno schermo, scrivere e così via), esso aumenta lievemente la generazione di calore. Con l’aumento d’intensità dell’attività fisica la termogenesi cresce, e in caso di allenamento agonistico può raggiungere picchi che corrispondono al 70% del metabolismo totale.


Valori indicativi del dispendio energetico complessivo

(kcal/minuto) di alcune attività

Dormire

0,9

Stare seduto

1,0

Stare in piedi inattivo

1,1

Scrivere al computer

1,3

Lavare la biancheria a mano

3,0-4,0

Pulire i pavimenti

3,6

Stirare

3,5-4,2

Pulire e battere i tappeti a mano

7,8

Montare circuiti elettronici

2,7

Intonacare una parete

4,1-5,5

Fare lavori agricoli

5,5-7,0

Spalare

6,0

Camminare in piano (4 km/h)

2,5-3,5

Correre in bicicletta (22 km/h)

11,1

Attraverso specifiche tabelle è possibile calcolare il “costo energetico” di ogni attività.


Quando occorre disporre di un indice sommario e immediato, che si riferisca a una media dell’attività fisica condotta durante l’arco della giornata, si ricorre al livello di attività fisica (LAF). Il LAF si distingue dagli altri indici (per esempio, le linee guida riportate in precedenza) perché ha una valenza sommaria riferita più che altro a diversi stili di vita: sedentario (per esempio un impiegato che non fa sport), normale e attivo (per esempio un manovale o uno sportivo professionista), a cui corrispondono rispettivamente attività fisica leggera, moderata e pesante. Attraverso l’indice LAF si ottiene una stima complessiva del dispendio energetico quotidiano legato a un particolare stile di vita.


Esempi di indici di attività fisica totale quotidiana (LAF)

Età

Attività

LAF (M/F)

10-13 anni

1,65/1,55

14-17 anni

1,58/1,50

18-59 anni

leggera

1,41/1,42

moderata

1,70/1,56

pesante

2,01/1,73

60-74 anni

1,40/1,44

≥75 anni

1,33/1,37

Tabella adattata da Commission of the European Communities, 1993.

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  Indici di dispendio energetico

Gli indici orari di attività fisica hanno caratteristiche lievemente diverse tra loro. Ricorrere all’uno piuttosto che all’altro dipende principalmente da quanto si vuole essere precisi nel misurare il dispendio energetico. Essi compaiono infatti frequentemente sui display delle moderne attrezzature da palestra per fornire agli sportivi un rimando preciso del proprio consumo calorico.

  • Il fattore MB (FMB) rappresenta un indice per specifiche attività e non tiene conto delle pause. Esso va quindi moltiplicato per il tempo strettamente dedicato allo svolgimento dell’attività.
  • L’indice energetico integrato (IEI) si riferisce anch’esso a specifiche attività, ma a differenza del precedente tiene conto delle pause. Esso va quindi moltiplicato per tutto l’arco di tempo in cui l’individuo si dedica all’attività considerata.
  • Il tasso di attività fisica (TAF) è un indice che, a differenza dei precedenti, si riferisce ad attività meno specifiche e stabilisce delle categorie di attività, tenendo conto delle pause.

  la termoregolazione

Gli esseri umani sono animali a sangue caldo perché sono in grado di regolare la loro temperatura corporea e di mantenerla entro un intervallo di 36,5-37,5 °C. Questa condizione è definita omeotermia. Quando le condizioni ambientali si discostano da temperature esterne confortevoli per l’organismo, questo mette in atto una serie di meccanismi adattativi (sistemi di termoregolazione) per riportare la temperatura a una condizione di omeotermia.

Come abbiamo visto, l’attività ossidativa all’interno del nostro organismo non si interrompe mai e il calore prodotto dal metabolismo basale contribuisce a mantenere il sangue a una temperatura stabile. Un surplus termogenico viene invece generato quando proviamo sensazioni di caldo o di freddo e il dispendio energetico che ne consegue sarà proporzionale allo “sforzo” per ritornare alla temperatura basale: quanto maggiore, cioè, è lo scostamento delle condizioni ambientali da temperature confortevoli, tanto maggiore è il dispendio energetico.

Quando percepiamo caldo si verifica una vasodilatazione dei capillari periferici e il sangue trasferisce il suo eccesso di calore alla pelle. Da qui il calore viene disperso sotto forma di sudore attraverso la traspirazione. Questi meccanismi non richiedono un significativo consumo di energia e generano una termogenesi di lieve entità.

Quando percepiamo freddo avviene invece una vasocostrizione periferica che limita la dispersione di calore. A livello del tessuto adiposo cosiddetto “bruno”, localizzato sulla nuca, le spalle e parte della schiena, si verifica uno specifico meccanismo termogenico: all’interno degli adipociti, i mitocondri smettono di produrre ATP e convertono in calore tutta l’energia prodotta. Questo fenomeno, definito disaccoppiamento mitocondriale, innesca una cospicua termogenesi che punta a ristabilire velocemente la temperatura corporea.

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  Il brivido

Il brivido è una reazione spontanea di tutta la muscolatura scheletrica per contrastare un improvviso calo termico attraverso una rapida ondata di calore. Anche in questo caso si verifica il disaccoppiamento mitocondriale, ma l’energia non proviene più dai lipidi, bensì dal glicogeno muscolare. La termogenesi indotta dal brivido è intensa, ma di breve durata.

  IL CALCOLO DEL FABBISOGNO ENERGETICO COMPLESSIVO

Alla luce di quanto sin qui trattato, possiamo ora riunire tutte le voci (MB, TID, LAF e termoregolazione) per quantificare il fabbisogno energetico totale quotidiano di un individuo (FE). La formula generale adottata dalla SINU è:


FE = MB x LAF


Come già specificato, il valore della TID non compare poiché è già compreso nel calcolo del MB. Il valore relativo alla termoregolazione, invece, non compare perché il valore FE si intende calcolato in condizioni di “comfort” termico.

Il fabbisogno energetico totale è espresso in kcal/giorno e ha un valore puramente indicativo, data l’improbabilità di mantenere lo stesso consumo energetico ogni giorno.

Per i bambini e gli adolescenti la stima del FE deve considerare anche l’accrescimento, «tenendo conto dell’energia depositata nei tessuti neoformati durante la crescita» (SINU 2012): si considera una maggiorazione media di 5 kcal/grammo di peso corporeo, il che corrisponde all’incirca a un incremento medio dell’1% del FE.


età

Attività leggera

Attività moderata

Attività pesante

BAMBINI E ADOLESCENTI (valori per entrambi i sessi)

1-4

770-1220

790-1350

810-1450

5-9

1290-1660

1430-2090

1540-1980

10-14

2000-2390

2210-2490

2230-2660

15-17

2400-2410

2510-2510

2680-2690

MASCHI

18-29

2510-2770

2760-3030

3020-3640

30-59

2420-2660

2650-2915

2900-3500

60-64

2220-2360

2675-2840

3160-3360

FEMMINE

18-29

1650-2000

2000-2200

2200-2350

30-59

1750-2100

2100-2300

2300-2500

60-64

1920-2060

2105-2265

2340-2510

Valori di fabbisogno energetico totale espressi in kcal/giorno (dati rielaborati da fonti diverse).


Dalla formula FE = MB x LAF si può ricavare anche che l’indice LAF corrisponde al rapporto tra il fabbisogno energetico totale e il metabolismo basale (LAF = FE/MB). In questi termini l’indice viene impiegato per stabilire in quale fascia rientra lo stile di vita di un soggetto. In tal caso si stabilisce prima il FE (per esempio utilizzando l’IEI) e in seguito si divide il valore ottenuto per il valore MB.

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  Esempio di calcolo predittivo per il livello di attività fisica

Calcolo dell’indice di attività fisica LAF, come rapporto fra FE e MB, di un ragazzo di 20 anni, peso 65 kg e statura 170 cm, che trascorre la sua giornata nelle seguenti occupazioni: riposo notturno 8 ore (indice IEI = 1,0), attività scolastica 6 ore (indice IEI = 1,5), relazioni sociali e attività domestiche 6 ore (indice IEI = 2), attività sportiva (calcio) 2 ore (indice IEI = 6,0), tv, lettura, musica 2 ore (indice IEI = 1,1).


MB secondo Schofield: 15,06 x 65 + 692,2 = 1671,1 kcal/giorno

MB orario: 1671 / 24 = 69,63 kcal/ora


Consumi dovuti all’attività fisica: IEI x tempo x MB orario

sonno: 1 x 8 x 69,63 = 557,00 kcal

scuola: 1,5 x 6 x 69,63 = 626,67 kcal

relazioni: 2 x 6 x 69,63 = 835,56 kcal

calcio: 6 x 2 x 69,63 = 835,56 kcal

svago: 1,1 x 2 x 69,3 = 153,19 kcal


Dispendio energetico totale: 557 + 626,67 + 835,56 + 835,56 + 153,19 = 3007,98 kcal

Indice LAF = FE / MB = 3007,98 / 1671,1 = 1,8

Il valore LAF si ottiene anche dalla media ponderata degli IEI:

LAF = [(1 x 8) + (1,5 x 6) + (2 x 6) + (6 x 2) + (1,1 x 2)] / 24 = 1,8

  il bilancio energetico

Disponendo delle informazioni e degli strumenti adeguati per calcolare sia l’energia introdotta nel nostro organismo in forma di alimenti, sia l’energia dissipata sotto forma di calore, siamo ora in grado di stabilire un bilancio energetico, ossia di valutare il rapporto tra le calorie assunte e quelle consumate:

  • il bilancio energetico è definito positivo se le entrate caloriche superano il dispendio energetico, e ciò porta l’individuo a ingrassare, accumulando lipidi nel tessuto adiposo;
  • il bilancio energetico è definito negativo se le entrate caloriche sono inferiori al dispendio energetico, e ciò porta l’individuo a dimagrire; in tale situazione il tessuto adiposo si assottiglia;
  • il bilancio energetico è definito adeguato se le entrate caloriche eguagliano il dispendio energetico, e l’individuo mantiene inalterato il suo peso.

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  il peso ideale

Il peso ideale è un valore puramente indicativo e consente di individuare il peso più appropriato per la salute di un individuo.

Il calcolo del peso ideale consente un confronto con il peso reale, senza tuttavia dare specifiche indicazioni circa lo stato di salute della persona interessata. In altri termini, pur potendo calcolare lo scarto dal peso ideale, non vi è modo di stabilire se tale differenza sia accettabile o rivelatrice di una salute a rischio.

Come vedremo fra poco, risulta invece più significativo il calcolo dell’indice di massa corporea (IMC), che consente di valutare, con una certa approssimazione, lo stato nutrizionale di una persona, e rappresenta un significativo parametro preliminare per procedere eventualmente ad alcune rettifiche nutrizionali.

Salvo specifiche disfunzioni metaboliche, gli individui il cui peso non si discosta molto dal valore ideale possono correggere la loro condizione controllando alimentazione e attività fisica (componente più variabile del fabbisogno energetico totale). In termini di bilancio energetico, ciò significa che il peso ideale si raggiunge controllando le “entrate” e le “uscite’ caloriche.

Per calcolare il peso ideale di una persona occorre tenere conto di molti fattori, come:

  • altezza;
  • sesso;
  • età;
  • costituzione.

Esistono molteplici metodi per valutare il proprio peso ideale e si dividono in formule individuali e tabelle ottenute da rilevazioni statistiche su campioni di popolazione. Il metodo più usato è la formula di Lorenz:



La formula di Lorenz è fra le più diffuse e attendibili, ma non tiene conto di parametri presenti in altre formule come l’età o la circonferenza toracica. Altre formule invece possono non tener conto del sesso, ma nessuna prescinde dall’altezza.


autore

formula (altezza in cm, salvo dove diversamente specificato)

esempio per una donna di 37 anni alta 168 cm

Lorenz

maschi: PI = h –100 – (h – 150)/4

femmine: PI = h –100 – (h – 150)/2

168 – 100 – (18/2) = 59 kg

Broca

maschi: PI= h – 100

femmine: PI = h – 104

160 – 104 = 64 kg

Van der Vael

maschi: PI = (h – 150) x 0,75 + 50

femmine: PI = (h – 150) x 0,6 + 50

(168 – 150) x 0,6 + 50 = 60,8 kg

Perrault

PI = h – 100 + età/10 x 0,9

168 – 100 + (37/10) x 0,9 = 71,3 kg

Keys

maschi: PI = (h in m)2/22,1

femmine: PI = (h in m)2/20,6

(1,68)2 x 20,6 = 58,1 kg

Ottaviani-travia

maschi: PI = 1,012 x h – 107,6

femmine: PI = 0,672 x h – 50,95

0,67 x 168 – 50,95 = 62,0 kg

Livi

PI = (2,37 x h in m)3

(2,37 x 1,68)3 = 63,1 kg

Confronto dei valori ottenuti tramite le formule del peso ideale per una donna di 37 anni e altezza 168 cm secondo le formule di Lorenz e di vari altri autori.


Queste formule per il calcolo del peso ideale hanno una valenza piuttosto relativa, poiché non considerano altri fattori che possono incidere in modo significativo sul peso di un individuo, come la costituzione corporea.

Se questi valori vengono forniti con superficialità, possono addirittura rivelarsi controproducenti in quanto avvalorano l’idea che esista un “bersaglio” da centrare, un unico valore di peso accettabile; invece, gli intervalli di peso che consentono una buona salute sono molto ampi.

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  Il peso ideale secondo la costituzione morfologica

La costituzione morfologica dipende essenzialmente dalla conformazione scheletrica. Di solito si distinguono tre tipi morfologici:

  • costituzione longilinea (alta ed esile), con arti lunghi, ossatura fine, scarsa predisposizione a ingrassare;
  • costituzione normolinea, con proporzioni scheletriche e ossatura nella norma, e tendenza a facili variazioni di peso;
  • costituzione brevilinea (corporatura massiccia), con ossatura grossa, densa, fianchi larghi, e tendenza all’aumento di peso (sia in muscolatura sia in tessuto adiposo).

Per stabilire il tipo morfologico si può ricorrere a due metodi differenti.

  • L’indice di Grant (IG) si ottiene dal rapporto fra la statura e la circonferenza del polso. Il polso è uno dei punti del corpo in cui non si accumula grasso e il suo diametro dipende direttamente dalle dimensioni del radio e dell’ulna, le ossa lunghe dell’avambraccio. Attraverso l’IG si può quindi stabilire la tipologia morfologica:

Indice di Grant

Tipo morfologico

Uomo

Donna

longilineo

> 10,4

> 10,9

normolineo

tra 10,4 e 9,6

tra 10,9 e 9,9

brevilineo

< 9,4 < 9,9

  • L’indice scelico (IS) si ricava misurando la distanza dalla sommità del capo alla base d’appoggio del piano su cui si trova una persona seduta con la schiena diritta (definita misura vertice-ischiatica) e dividendola per la sua altezza totale. Si tratta di un calcolo che mette indirettamente in rapporto la lunghezza degli arti inferiori con il tronco per stabilire il tipo di corporatura:

    IS = [altezza vertice-ischiatica (cm) / statura (cm)] x 100

Indice scelico

Tipo morfologico

Uomo

Donna

longilineo

51

52,4

normolineo

tra 51,1 e 53,1

tra 52,5 e 54,5

brevilineo

53,2

54,6


Una volta stabilito il tipo morfologico, si possono consultare le specifiche tabelle che danno il peso ideale (in kg) in funzione del sesso e dell’altezza (in cm).

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UOMO

DONNA

Altezza (cm)

Peso ideale (kg)

Altezza (cm)

Peso ideale (kg)

 

longilineo

normolineo

brevilineo

 

longilineo

normolineo

brevilineo

167

55,9-59,9

58,6-64,4

62,3-70,3

155

44,9-48,6

47,2-52,6

50,8-58,1

170

57,9-62,0

60,7-66,6

64,3-72,9

160

47,6-51,2

49,9-55,3

53,5-60,8

175

61,5-65,5

64,2-70,6

68,3-76,9

165

50,3-53,9

52,6-58,9

56,7-64,4

180

65,1-69,6

67,8-74,5

71,9-80,9

170

53,4-57,5

56,1-62,9

60,2-67,9

185

68,6-73,2

71,4-79,0

75,9-85,4

175

57,0-61,0

59,7-66,5

63,8-71,5

190

72,2-77,2

75,3-83,5

80,3-89,8

178

59,1-63,6

61,8-68,6

65,9-74,1

Tabella morfologica del peso ideale.

  il peso ideale secondo l’indice di massa corporea

L’indice di massa corporea (IMC), o body mass index in inglese (BMI), è un parametro che consente di individuare il proprio stato nutrizionale e, di conseguenza, il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete. Si calcola dividendo il peso effettivo (in kg) per il quadrato dell’altezza (in m):



Il valore ottenuto va quindi confrontato con l’apposita tabella che permette di risalire allo stato di nutrizione.


IMC

Stato nutrizionale

< 16,5

grave denutrizione (cachessia)

16,6-18,4

sottopeso

18,5-24,9

normopeso

25-29,9

sovrappeso

30-34,9

obesità moderata (tipo 1)

35-39,9

obesità grave (tipo 2)

> 40

obesità critica (tipo 3)

Stato nutrizionale in funzione dell’IMC.


Il seguente diagramma fornisce una rappresentazione grafica dell’equazione dell’IMC e permette di valutare il peso di una persona senza effettuare calcoli: il punto di intersezione tra il valore del peso reale e l’altezza ci consente di sapere se il peso rientra o meno nella normalità.


Grafico utilizzato per la valutazione dell’adeguatezza del peso corporeo.

Benché risulti molto pratico, il precedente diagramma non tiene conto di molti parametri fondamentali per valutare lo stato nutrizionale delle persone, come l’età, il sesso e soprattutto la costituzione e l’attività fisica.

Per l’età e il genere sono stati operati degli adattamenti (per esempio il normogramma qui a fianco); invece la morfologia e l’attività fisica sono parametri per i quali non esistono tabelle adeguate: la formula dell’IMC, infatti, potrebbe generare interpretazioni errate perché – come per il calcolo del metabolismo basale – non distingue fra massa magra e grassa. Un culturista che sviluppi la sua muscolatura oltre la media potrebbe risultare obeso, mentre un IMC pari a 24,5 – pur corrispondendo teoricamente a un “peso normale” – potrebbe essere riferito a una persona sedentaria, con un’eccessiva componente grassa a svantaggio di quella magra.

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  La massa grassa

Ai fini degli studi dietetici, è importante distinguere le componenti del peso (scheletro, muscolatura, adipe), e in particolare risulta indispensabile determinare la componente grassa del peso di un individuo, poiché un eccesso di massa grassa può predisporre l’organismo a contrarre importanti patologie (soprattutto malattie cardiovascolari e diabete). Per massa grassa (fatty mass in inglese) si intende il tessuto adiposo nel suo insieme, collocato per la maggior parte sotto la pelle e composto da cellule specializzate nell’accumulare i lipidi, definite adipociti o lipociti. Dopo lo sviluppo la quantità di adipociti tende a restare costante per tutta la vita, ma il loro volume può variare significativamente: in particolare, la massa grassa non dovrebbe superare il 15-20% del peso totale.

Bisogna inoltre considerare che il grasso non si accumula allo stesso modo nei due sessi: nelle donne tende a prevalere sui fianchi (obesità ginoide, detta “a pera”), mentre nei maschi sull’addome (obesità androide, detta “a mela”).

La plicometria e la bioimpedenziometria sono le tecniche più diffuse che permettono di misurare la percentuale di massa grassa.

  • La plicometria si effettua impiegando una sorta di pinza, definita plicometro, che misura lo spessore delle pliche cutanee in alcuni punti specifici del corpo. Anche se semplice nel principio, la tecnica richiede molta perizia per eseguire misurazioni accurate. I dati rilevati possono essere usati in modo relativo per valutare la perdita di massa grassa di un paziente, tra una sessione e l’altra, oppure inseriti all’interno di formule per calcolare la densità e la percentuale di grasso corporeo.
  • La bioimpedenziometria valuta l’intensità di opposizione dell’organismo al passaggio di corrente elettrica (impedenza). Una debole corrente elettrica viene fatta passare attraverso degli elettrodi fissati alle mani e ai piedi per misurare l’impedenza connessa alle diverse strutture corporee: i liquidi corporei – come il plasma sanguigno – sono dei buoni conduttori per via del loro elevato contenuto in minerali, mentre i tessuti più consistenti – in particolare quello adiposo – esercitano una maggiore impedenza. I valori ottenuti, opportunamente elaborati, consentono di risalire alla percentuale di massa grassa.

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