T3 - Non farti questo! (S. Veronesi)

T3

Sandro Veronesi

Non farti questo!

  • Tratto da Un dio ti guarda, 2016
  • cronaca sportiva
L’autore

Sandro Veronesi nasce nel 1959 a Firenze e qui si laurea in Architettura nel 1985. Subito dopo lascia Prato, dove vive dall’infanzia, per trasferirsi a Roma. Nella capitale rimane sino al 2003, per poi tornare nella cittadina toscana. Del 1988 è il suo primo romanzo, Per dove parte questo treno allegro, seguito nel 1990 dagli Sfiorati. I suoi maggiori successi sono La forza del passato (2000) e Caos calmo (2005), entrambi trasposti in film. Alla letteratura alterna un’intensa attività giornalistica, che lo ha portato a scrivere su vari quotidiani e riviste: nascono di qui l’inchiesta sulla pena di morte nel mondo Occhio per occhio (1992) e varie raccolte di articoli, come Cronache italiane (1992), Superalbo (2002) e Un dio ti guarda (2016), che raccoglie i pezzi sullo sport, seguito con passione da Veronesi sin dalla gioventù.

Uno degli incontri più sorprendenti della storia del pugilato fu quello tra l’inglese Lennox Lewis e l’americano Oliver McCall, che il 7 febbraio 1997 si sfidarono a Las Vegas per il titolo di campione mondiale dei pesi massimi. Chi c’era, e chi vide l’incontro in diretta tv, non ha mai dimenticato quella notte.

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Audiolettura

Las Vegas, 7 febbraio 1997: Oliver McCall, trentadue anni, di Chicago, Illinois, soprannominato
“Atomic Bull”1 e diventato improvvisamente celebre da una decina
di anni, da quando era sparring partner2 di Mike Tyson3 e lo ha atterrato in allenamento,
sfida per la seconda volta Lennox Lewis, londinese di classe cristallina, per il 

5      titolo dei pesi massimi Wbc.4 La prima volta, tre anni fa, lo ha steso,5 sovvertendo6 il
pronostico che era tutto per l’inglese, già medaglia d’oro olimpica a Seul, imbattuto
da professionista e campione in carica: un cazzotto formidabile al secondo round e
Lewis, colto di sorpresa, è andato giù senza scampo. Da allora Lewis ha ricominciato
a vincere, macinando7 avversari quasi sempre prima del limite, mentre di Atomic 

10    Bull è stata annunciata una sola vittoria importante, quella contro la droga, dopo
una strenua8 battaglia che ha assorbito l’ultimo anno della sua vita – e dalla quale
però dev’essere uscito indenne l’alcol,9 se è vero che appena un mese e mezzo prima
del match è stato arrestato nella lobby di un albergo a Nashville, Tennessee, ubriaco
fradicio, per avere tirato giù a cazzotti un albero di Natale e pestato sei agenti della 

15    sicurezza che avevano tentato di fermarlo.

Comincia l’incontro e per le prime due riprese Lewis sembra più che altro ripensare
alla mazzata di tre anni prima, mentre Atomic Bull appare piuttosto assente.
Poi, a partire dal terzo round, inizia qualcosa che non ha eguali nella storia del
pugilato: Atomic Bull si mette a girellare per il ring10 a guardia abbassata,11 fissando 

20    nel vuoto e scoppiando a piangere di quando in quando con il viso tra i guantoni,
mentre Lewis lo segue sospettoso, senza avvicinarsi troppo. Lo stesso si ripete nel
quarto round, ed è davvero indimenticabile il Toro Atomico alle prese con quell’altrove
disperato12 che lo fa singhiozzare come un bambino, incurante dell’avversario
che lo bracca, del pubblico che lo insulta, degli spettatori di pay per view13 che 

25    chiederanno indietro i quattrini, dell’arbitro che lo incita a combattere e del suo
allenatore, George Benton, che dall’angolo gli grida angosciato: «Don’t do it to yourself!»,
«Non farti questo!». Invece lui se lo fa, e fino in fondo, cioè fino a quando, alla
quinta ripresa, l’arbitro lo squalifica per “scarsa combattività”, verdetto umiliante in
conseguenza del quale lo stato del Nevada gli sequestrerà i 3 milioni di dollari della 

30    borsa.14 Si dice subito che il Toro è ricaduto nel suo vizio, che è salito sul ring pieno
di droga, ma le analisi fatte sulle sue urine, il giorno dopo, escludono la presenza di
stupefacenti nel suo organismo. «Stavo solo tendendo una trappola», è tutto ciò che
Atomic Bull riuscirà a dire: nessuno gli crederà, ma nessuno riuscirà mai a sapere
cosa diavolo è successo nella sua testa quella sera, quale film tristissimo abbia cominciato 

35    a scorrergli davanti agli occhi tra la seconda e la terza ripresa di quel match
fenomenale.


Sandro Veronesi, Un dio ti guarda, La nave di Teseo, Milano 2016

 >> pagina 457 

a TU per TU con il testo

Che cosa sarà avvenuto nella mente di Oliver McCall quando all’improvviso, davanti a migliaia di persone (milioni, contando gli spettatori televisivi), fece l’ultima delle cose che uno si aspetterebbe durante un incontro di pugilato, cioè mettersi a piangere? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che ci sono dei momenti in cui un impulso irrefrenabile scatta dentro di noi, e ci impedisce di fare ciò che dobbiamo. Un pensiero, un ricordo, una distrazione, un’insicurezza e siamo già irrimediabilmente in balia di un’emozione che invano proviamo a scacciare con tutte le nostre forze. Ce ne rendiamo conto, sappiamo che gli altri vedono il nostro disagio, ma questo non fa che peggiorare le cose. È difficile combattere come si deve, così come tenere una lezione, o suonare il pianoforte, senza essere pronti e concentrati.

Analisi

Il pugilato (boxe in inglese) è uno degli sport più semplici e antichi del mondo, raccontato anche in letteratura, per esempio in capolavori dell’epica come l’Iliade di Omero e l’Eneide di Virgilio. Che cosa c’è di più primitivo di due uomini che si prendono a pugni? Eppure il pugilato è considerato come una “nobile arte”, e ancora oggi attira schiere di appassionati disposti a discutere per ore sulle qualità dell’uno o dell’altro atleta.

In effetti non è soltanto questione di violenza e brutalità. Per imporsi in questa disciplina occorrono numerose doti: passione, spirito di sacrificio, coraggio, destrezza, abilità, intelligenza. Già nell’antichità era stato codificato un preciso sistema di regole, che nei secoli è andato evolvendo. Oggi il pugilato si combatte su un ring, con i guantoni e (in alcuni casi) un casco protettivo; gli scontri sono seguiti da un arbitro e valutati da una giuria; si svolgono in round di breve durata, e non sono ammessi comportamenti scorretti e colpi sotto la cintura. Inoltre, grazie alla boxe molti uomini, come Lewis e McCall, sono riusciti a riscattare le loro umili origini; e anche quelli che non hanno ottenuto successo hanno imparato sudando nelle palestre valori come la correttezza, la tenacia, la disciplina, il rispetto dell’avversario.

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Fino al terzo round, l’incontro fra Lewis e McCall si svolge nel più normale dei modi. L’inglese sta in guardia, memore del pugno improvviso che nel primo incontro fra i due, tre anni prima, l’ha messo fuori combattimento. L’americano sembra aspettare il momento buono, ma poi, inaspettatamente, invece di combattere prende a saltellare, gira al largo, evita lo scontro, smette di sferrare colpi. Comincia addirittura a singhiozzare come un bambino (r. 23). A nulla valgono gli incitamenti dell’arbitro, gli insulti del pubblico, i richiami del suo allenatore, che si rende conto di come si stia giocando non solo la carriera, ma anche la faccia. L’incontro viene interrotto e McCall è giudicato sconfitto per scarsa combattività (r. 28): un verdetto umiliante. In seguito l’atleta sosterrà che si trattava di una strategia deliberata, un tentativo di confondere le idee all’avversario. Una ben strana giustificazione: come credergli?

L’indomani il test antidroga dà esito negativo: una psicologa, chiamata a esaminarlo, non riscontra nulla di particolare. Secondo alcuni il pugile americano era in preda ai fumi dell’alcol, o a una crisi di astinenza da stupefacenti; secondo altri aveva avuto semplicemente un crollo nervoso, forse dovuto a un attacco di panico. È la spiegazione più ovvia, ma anche la più improbabile. Certo, avere di fronte un gigante come Lewis, aggressivo e motivato, non doveva essere divertente. Ma McCall lo aveva già incontrato e sconfitto anni prima, quando era un signor nessuno, senza contare che l’americano non era né un pivello né un tipo da farsi troppi problemi: aveva addirittura messo al tappeto in allenamento un campione implacabile come Mike Tyson.

E dunque? Chissà. Di fronte a un comportamento così strano Veronesi non formula ipotesi, lascia il lettore libero di immaginare la sua versione, o magari di guardare su YouTube il filmato dell’incontro, per cercare di capire da solo: nessuno riuscirà mai a sapere cosa diavolo è successo nella sua testa quella sera (rr. 33-34). Negli anni successivi McCall ricadde più volte nella spirale delle droghe, fu arrestato, e passò lunghi periodi in prigione. Fra alti e bassi continuò a combattere sino ai quarantacinque anni, ma non gli capitò mai più di incontrare Lewis su un ring, per una rivincita.

Laboratorio sul testo

Comprendere

1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.


a) L’incontro fra McCall e Lewis si svolge a Las Vegas.

  •   V       F   

b) Dopo la prima sconfitta contro McCall, Lennox Lewis non è più riuscito a vincere un incontro.

  •   V       F   

c) Già nelle prime due riprese dell’incontro, Lewis appare in vantaggio.

  •   V       F   

d) Durante l’incontro, McCall scoppia ripetutamente a piangere.

  •   V       F   

e) L’allenatore di McCall lo incita a combattere.

  •   V       F   

f) Mentre McCall piange, Lennox lo attacca e lo mette ko.

  •   V       F   

g) McCall viene squalificato alla quinta ripresa.

  •   V       F   

h) I test antidoping hanno attribuito alla droga il comportamento di McCall.

  •   V       F   

Analizzare e interpretare

2. Quando il narratore racconta i problemi di dipendenza di McCall, con quale tono viene detta la frase dalla quale però dev’essere uscito indenne l’alcol, se è vero che […] (rr. 11-15)?

  • A Compiaciuto. 
    B Ironico. 
  • C Comico. 
  • D Accorato. 


3. Che cosa significa, secondo te, il grido dell’allenatore Don’t do it to yourself! (rr. 26-27)? Che cosa McCall non deve fare a se stesso?


4. La scrittura di Veronesi è un efficace connubio di stile giornalistico e prosa letteraria, e unisce un lessico colloquiale e colorito a una sintassi articolata e al gergo sportivo. Riportane alcuni esempi.

 >> pagina 459 

competenze linguistiche

5. Lessico. I prestiti linguistici. Un prestito linguistico è una parola, una locuzione o una costruzione sintattica di una lingua che entra in un’altra. Spesso, il prestito va a colmare un “vuoto semantico”, ovvero la mancanza di una parola per indicare un oggetto o un concetto. Altre volte, invece, il prestito si affianca o sostituisce, per diverse ragioni (semplicità d’uso, moda ecc.), il corrispondente italiano: in questo caso, boxe si affianca all’italiano “pugilato” e match a “incontro”. Riportiamo una serie di prestiti linguistici che hanno un corrispondente in italiano: individualo e scrivi una frase per ciascuno:


basketmeetinghoteltrendcoffee-breakhobbycampingpremierleader.

PRODURRE

6. Scrivere per esprimere. Mettiti nei panni di Lennox Lewis e scrivi un monologo interiore (massimo 15 righe) in cui esprimi i suoi pensieri alla vista dell’avversario in lacrime.


7. Scrivere per esprimere. Ora mettiti nei panni di Oliver Mc Call, l’avversario di Lewis, e immagina di concedere un’intervista nel corso della quale spieghi le ragioni del tuo insolito comportamento durante il match. Trascrivi anche le domande che l’intervistatore potrebbe porgerti.


8. Scrivere per persuadere. Tra la quarta e la quinta ripresa, “Atomic Bull” è tornato all’angolo e il suo allenatore, George Benton, cerca di convincerlo a riprendere il combattimento: scrivi il dialogo fra i due (massimo 20 righe).

LETTERATURA E NON SOLO: SPUNTI DI RICERCA INTERDISCIPLINARE

STORIA

La boxe è uno sport antichissimo, praticato già dai Greci e dai Romani: fai una ricerca su questo sport, sulle sue origini e sui suoi grandi campioni.


CINEMA

La boxe è stata tema di film celebri e pluripremiati, da Toro scatenato di Martin Scorsese, con Robert De Niro (1980), a tutta la serie di Rocky con Sylvester Stallone (hai sicuramente sentito, almeno una volta, Eye of the tiger dei Survivor, la canzone che ne fu la colonna sonora), al drammatico Million dollar baby di Clint Eastwood, vincitore di quattro premi Oscar nel 2005. Se già non li conosci, puoi guardarli e riflettere sulla funzione di riscatto sociale e personale che la boxe assume in ciascuno di essi.

SPUNTI PER DISCUTERE IN CLASSE

 

La boxe è una “nobile arte” in cui sono necessarie disciplina e autocontrollo, o è uno sport pericoloso e violento? Dividetevi in due gruppi e dibattete le due differenti posizioni.

L’emozione della lettura - edizione gialla - volume A
L’emozione della lettura - edizione gialla - volume A
Narrativa