INTRECCI arte - La Milano romantica

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La Milano romantica

Tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento Milano vive rivolgimenti politici e sociali che, in pochi anni, rendono la città il centro più avanzato della penisola, dal punto di vista culturale e industriale, una sorta di straordinario laboratorio in cui, in anticipo sul resto del paese, ci si confronta con le sfide imposte dalla modernità senza dimenticare la tradizione del passato.

I luoghi della cultura

È già alla fine del Settecento, con la riforma dello stato avviata da Maria Teresa d’Austria, che Milano inizia a cambiare volto: in un convento confiscato ai gesuiti sorge l’Accademia di Brera (1776), scuola di insegnamento delle arti, a cui si affianca la Biblioteca Braidense, aperta al pubblico nel 1786. È sempre Maria Teresa a decidere la costruzione del Teatro alla Scala, voluto dall’imperatrice nel luogo dove sorgeva la collegiata di Santa Maria, dopo che nel 1776 un incendio aveva distrutto il teatro di corte. Il lavoro fu affidato all’architetto Giuseppe Piermarini (1734-1808), già autore del neoclassico Palazzo Reale (1773-1780) e della sistemazione urbanistica della prospiciente Piazzetta Reale, dell’apertura di Piazza Fontana e del tracciato di via Santa Radegonda, asse viario di collegamento proprio con il neonato Teatro alla Scala.

Il grande cantiere del Duomo

Opera simbolo del rinnovamento della città e dello slancio costruttivo vissuto nell’Ottocento è senz’altro il completamento della fabbrica del Duomo: se infatti la posa della prima pietra della Cattedrale si fa risalire al 1386, i lavori alla facciata non iniziarono che nel 1590 e procedettero poi così a rilento per l’incertezza dei progetti da seguire e la mancanza di fondi, da bloccarsi alla metà del XVII secolo. Nel 1805 è Napoleone in persona a ordinare che la facciata sia portata a compimento: quattro secoli sono passati dall’inizio dell’opera e la sua conclusione avviene in pieno clima di revival neogotico. Il progetto dell’Amati, a cui l’architetto lavora tra il 1806 e il 1813, avanza, tra interruzioni e polemiche, finché, nel 1886, interviene Giuseppe Brentano che sceglie, in modo conservatore, di far proseguire in facciata l’architettura gotica dei fianchi medievali.

È nel contesto del completamento della Cattedrale che muta anche l’area adiacente alla piazza ed è raso al suolo il cosiddetto Rebecchino, ossia l’isolato prospiciente il sagrato costituito da un dedalo di stradine e da immobili in parte fatiscenti, sede dell’omonima osteria. Il progetto di demolizione è inserito nel regolamento urbanistico del Piano Generale di Milano del 1810, ma si attua solo molti anni più tardi, tra il 1866 e il 1876 in concomitanza con i lavori di costruzione della Galleria Vittorio Emanuele a cura di Giuseppe Mengoni. Egli ha il compito di costruire attorno alla Cattedrale una serie di edifici che, con il loro contrasto con la fabbrica religiosa, abbelliscano e modifichino l’area e insieme colleghino scenograficamente il centro religioso alla vicina Piazza alla Scala. Le case strette e ammassate del Rebecchino compaiono ancora in un dipinto del 1850 di Amanzia Guérillot (1828-1905), sposa del pittore Angelo Inganni, in cui la piazza del Duomo, di dimensioni ridotte rispetto alle forme attuali, è popolata da un’umanità vivace di eleganti signore, bambini, contadini, venditori ambulanti.

Vola alta parola - volume 4
Vola alta parola - volume 4
Il primo Ottocento