T17 - La quiete dopo la tempesta

La luna e i pastori

Due pastori, un uomo e, su un mulo, una donna, spingono un gregge di pecore al crepuscolo, mentre il cielo è già rischiarato da una falce di luna. L’autore di questo poetico disegno a pastello è il francese Jean-François Millet (1814-1875), uno dei primi artisti a raffigurare contadini e lavoratori con una nobile dignità fino ad allora sconosciuta, in modo umano e partecipe della loro fatica, con un’attenzione alla vita dei campi e alle sue differenti attività in ogni momento della giornata e in ogni stagione dell’anno. I suoi dipinti però non sono realistici: spesso gli schemi compositivi denunciano matrici classiche o il riferimento a soggetti religiosi. In questo caso, la luce che s’irradia dalla luna diventa quasi mistica e i due pastori assomigliano a Maria e Giuseppe mentre fuggono dal re Erode verso l’Egitto.

T17

La quiete dopo la tempesta

Canti, 24

Finito il temporale, in un villaggio che possiamo immaginare essere Recanati (dove il canto fu composto nel settembre del 1829), la natura si rasserena e con essa anche gli uomini. Il mondo sembra più lieto e più bello: qui il piacere è per Leopardi nient’altro che la cessazione del dolore. Ancora una volta la descrizione di un evento naturale si fonde con la sua interpretazione simbolica.


Metro
Canzone libera composta da 3 strofe di diversa misura, formate da endecasillabi e settenari liberamente rimati.
 Asset ID: 117139 (let-altvoc-la-quiete-dopo-la-tempe30.mp3

Audiolettura

Passata è la tempesta:

odo augelli far festa, e la gallina,

tornata in su la via,

che ripete il suo verso. Ecco il sereno

5      rompe là da ponente, alla montagna;

sgombrasi la campagna,

e chiaro nella valle il fiume appare.

Ogni cor si rallegra, in ogni lato

risorge il romorio

10    torna il lavoro usato.

L’artigiano a mirar l’umido cielo,

con l’opra in man, cantando,

fassi in su l’uscio; a prova

vien fuor la femminetta a còr dell’acqua

15    della novella piova;

e l’erbaiuol rinnova

di sentiero in sentiero

il grido giornaliero.

Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride

20    per li poggi e le ville. Apre i balconi,

apre terrazzi e logge la famiglia:

e, dalla via corrente, odi lontano

tintinnio di sonagli; il carro stride

del passeggier che il suo cammin ripiglia.

25    Si rallegra ogni core.

Sì dolce, sì gradita

quand’è, com’or, la vita?

Quando con tanto amore

l’uomo a’ suoi studi intende?

30    o torna all’opre? o cosa nova imprende?

quando de’ mali suoi men si ricorda?

Piacer figlio d’affanno;

gioia vana, ch’è frutto

del passato timore, onde si scosse

35    e paventò la morte

chi la vita abborria;

onde in lungo tormento,

fredde, tacite, smorte,

sudàr le genti e palpitàr, vedendo

40    mossi alle nostre offese

folgori, nembi e vento.

O natura cortese,

son questi i doni tuoi,

questi i diletti sono

45    che tu porgi ai mortali. Uscir di pena

è diletto fra noi.

Pene tu spargi a larga mano; il duolo

spontaneo sorge e di piacer, quel tanto

che per mostro e miracolo talvolta

50    nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana

prole cara agli eterni! assai felice

se respirar ti lice

d’alcun dolor: beata

se te d’ogni dolor morte risana.

 >> pagina 972 

Dentro il TESTO

I contenuti tematici

Con l’imperversare della tempesta, la vita del villaggio si era come arrestata in un silenzio sospeso. Ora che il temporale è passato, tornano i rumori, segno che la vita riprende. Il primo annuncio è dato dagli animali: il cinguettare degli uccelli e il chiocciare delle galline. All’orizzonte, dalla parte dei monti, si aprono squarci d’azzurro e sui campi si dissolve la nebbia. Anche gli uomini ricominciano il lavoro che era stato interrotto a causa della preoccupazione e della paura: l’artigiano sulla soglia della bottega, la donna che attinge acqua alla fonte, l’ambulante che lancia il suo grido. Su tutto, su questo lieto rinnovarsi della vita, splende il sole.

In questo quadro sereno si innesta però, nella seconda strofa, l’amara riflessione dell’autore. Si tratta di una gioia vana, ch’è frutto / del passato timore (vv. 33-34): se ora si gioisce, è soltanto perché prima si è temuto e si è stati in preda a un grande spavento. Il piacere non esiste in sé, in positivo, ma soltanto in negativo, come figlio d’affanno (v. 32), fuggevole intervallo tra un dolore e quello successivo. Infine, nella terza strofa, il poeta rivolge una prima apostrofe* alla natura, colpevole come in A Silvia ( T15, p. 959) di non favorire i suoi figli e di non mantenere le promesse fatte loro, e una seconda apostrofe, di tono sarcastico, agli uomini, che si ritengono prediletti dagli dèi (vv. 50-51), mentre la loro unica, autentica felicità coincide con la morte.

Le scelte stilistiche

L’effimero affiorare della felicità nel paese è espresso da Leopardi insistendo soprattutto sulle sensazioni sonore: il canto dell’artigiano (vv. 11-12), il grido giornaliero dell’erbivendolo (vv. 16-18), il tintinnio di sonagli del carro del viandante (vv. 23-24). Lo stile dell’idillio propone qui schizzi vivaci di un quadro ricco di particolari, sul quale si imprimono le “vaghe” immagini leopardiane, dal sole che ritorna sulle colline e sulle case al dinamismo degli abitanti del villaggio, colto con un ritmo quasi gioioso.

In realtà, l’animata descrizione del paesaggio serve a introdurre il momento della meditazione e dell’amara rivelazione dell’inganno. In tal modo, le azioni fissate in un presente astratto, privo di una precisa connotazione temporale (ripete, v. 4; si rallegra, vv. 8 e 25; Risorge, v. 9; torna, vv. 10 e 30 ecc.), riflettono la ciclica ripetitività del movimento universale: così come l’effimera ripresa della vita, presto anche la noia tornerà ad avvolgere l’esistenza degli uomini. Il piacere illusorio arrecato dalla cessazione del dolore può scuotere l’animo dal torpore solo per poco: l’ironia di cui è omaggiata la natura cortese (v. 42) prepara il campo, nella logica del componimento, all’irruzione finale dell’unica, vera risanatrice della condizione umana: la morte.

 >> pagina 973 

Verso le COMPETENZE

COMPRENDERE

1 Da che cosa deriva la gioia del villaggio descritta nella prima strofa?


2 Perché Leopardi afferma che la felicità è una realtà illusoria?


3 Quale accusa rivolge il poeta alla natura?

ANALIZZARE

4 Quale figura di suono ricorre ai versi 8-9? A quale scopo viene utilizzata?


5 Quale figura troviamo ai versi 19-21? Con quale effetto?


6 Lo stile della poesia è di tipo

  • a meditativo.
  • b descrittivo.
  • c meditativo nella prima strofa e descrittivo nelle altre due.
  • d descrittivo nella prima strofa e meditativo nelle altre due.

INTERPRETARE

7 Il tono della lirica può essere definito

  • a disperato.
  • b angosciato
  • c distaccato.
  • d spaventato.


8 In quale modo l’autore pone in relazione le sensazioni di gioia e dolore connesse all’evento atmosferico della tempesta?

Produrre

9 Scrivere per confrontare. Confronta questa poesia con A Silvia ( T15, p. 959) in merito alle accuse che Leopardi rivolge alla natura. Sono le stesse oppure cambiano? Motiva la tua risposta con opportuni riferimenti alle due liriche in un testo argomentativo di circa 30 righe. 

Il tesoro della letteratura - volume 2
Il tesoro della letteratura - volume 2
Dal Seicento al primo Ottocento