SCOPRI L'OPERA - L’impero delle luci

surrealismo

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René Magritte

L’impero delle luci

Che cosa sappiamo?

Come succedeva spesso per le opere degli artisti surrealisti, non fu Magritte a scegliere il titolo L’impero delle luci per la sua tela, ma il poeta Paul Nougé, amico del pittore. Magritte era infatti solito riunire i suoi amici artisti e sottoporre loro le sue creazioni che dovevano far scattare negli osservatori associazioni di idee quasi automatiche e involontarie.

Che cosa vediamo?

Il dipinto raffigura un soggetto all’apparenza banale: una casa immersa nel paesaggio di un giardino, dominato da un grande albero verticale, si riflette nel laghetto in primo piano. Si tratta dunque di un comune paesaggio, fatto di pochi elementi. A colpire però lo spettatore, lasciandolo perplesso e straniato, è la presenza di due momenti diversi del giorno nella stessa tela: nella parte inferiore del dipinto è infatti notte, con il lampione illuminato e le luci accese all’interno della casa, nella parte superiore invece è giorno, con un cielo azzurro solcato da piccole nubi bianche nella luce tipica del mattino. La casa crea dunque una sorta di spartiacque: la sua parte inferiore è illuminata dalle luci artificiali, i piani più alti si stagliano nel buio della notte, mentre alle loro spalle compare il cielo diurno.

Leggiamo l’opera

Il dipinto si basa sull’accostamento di elementi contrastanti ma consueti: in letteratura questa figura retorica si chiama ossimoro e consiste nell’avvicinare parole che esprimono concetti contrari. In questo caso l’ossimoro è realizzato grazie alla compresenza di notte e giorno nello stesso paesaggio. Il paragone con la letteratura non è forzato, perché anche lo stesso Magritte considerava il suo dipinto una forma di poesia, affermando: «Nell’Impero delle luci ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un cielo notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia».

L’effetto surreale del dipinto è accentuato anche dallo stile scelto dal pittore: contrariamente a molte tendenze dell’arte del Novecento, Magritte sceglie di dipingere con una perfetta tecnica accademica, che rende la realtà – la casa, gli alberi, il lampione, il laghetto – nei suoi aspetti più minuziosi.

confronta

Alla fine della sua carriera, Magritte dipinge più versioni di questo soggetto: in quella del 1967, rimasta incompiuta per la morte dell’artista, la composizione è orizzontale e presenta un enigmatico cavaliere che avanza verso l’edificio con le finestre illuminate. Il quadro, inoltre, è di dimensioni molto più piccole.

Le vie dell'arte - volume B
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Dalla preistoria a oggi