Sandro Botticelli

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l’artista

Sandro Botticelli

Il pittore della bellezza ideale, specchio di un mondo superiore di virtù

Uno dei più famosi artisti del Rinascimento italiano è il fiorentino Alessandro Filipepi detto Sandro Botticelli (1445-1510). Nel 1481 è fra i pittori inviati da Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, a dipingere nella cappella privata di papa Sisto IV, la Cappella Sistina, nei Palazzi Vaticani (vedi p. 276).

I suoi dipinti, sacri e profani, sono fra le opere più emblematiche di quella straordinaria stagione, in cui l’arte – come la poesia – ricerca una bellezza assoluta e una grazia ideale, espressione di virtù superiori a cui deve tendere l’animo umano. Le opere di Botticelli, spesso dai significati complessi e dense di rimandi letterari, nascono dal rapporto dell’artista con poeti, filosofi, scienziati e colti committenti. Ma rivelano anche una conoscenza tecnica eccelsa, appresa nella pratica quotidiana della bottega.

Una linea elegante, incisa e dinamica, è una delle caratteristiche peculiari dello stile di Botticelli. I suoi dipinti presentano un mondo lontano dalla realtà, popolato da figure leggiadre e sinuose proiettate in primo piano e illuminate da una luce astratta.

Un’eterna primavera

Pittore di ritratti, pale d’altare e dipinti devoti da camera, Botticelli è noto in particolare per le sue allegorie profane, cioè opere raffiguranti personaggi e luoghi, spesso tratti dal mito e dalla poesia, che alludono a concetti astratti e a insegnamenti morali.

Una delle più celebri è la Primavera (26), una grande tavola che un tempo si trovava nella camera di rappresentanza nel palazzo di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino del Magnifico. In un giardino con un prato fiorito ombreggiato da alberi di aranci, si dispongono in primo piano nove personaggi, illuminati da una luce diffusa irreale. Secondo l’interpretazione più seguita, rappresenta il regno di Venere, dea della bellezza, che vediamo al centro davanti a un cespuglio di mirto, in posizione arretrata e rivolta verso l’osservatore.

A destra si racconta una storia d’amore. Zefiro, dio di un vento primaverile, spunta dai rami di alloro e bacia la bella ninfa Clori, sfiorandole le labbra con il suo soffio vitale: dalla bocca della fanciulla nasce così un tralcio fiorito. Amata da Zefiro, Clori per incanto si trasforma nella dea dei fiori, Flora, che avanza prendendo corolle di rose dal lembo della veste.

In alto Cupido, dio dell’amore, vola sopra Venere, sua madre, e lancia una freccia infuocata verso una delle tre Grazie, che danzano un girotondo facendo fluttuare le loro vesti trasparenti.

Chiude la serie dei personaggi Mercurio, il dio messaggero con i calzari alati, una spada, un elmo a punta e la sua verga, detta caduceo, con cui tiene lontane le nubi che possono rovinare la perfezione del giardino.

È un giardino incantato: su quel prato, composto da una miriade di specie vegetali e punteggiato da corolle fiorite, non tramonta mai il sole ed è sempre primavera.

  ricorda
Sandro Botticelli
  • Disegna figure contornate da una                                                           elegante
  • Crea mondi fuori dal                                                           , perfetti, che alludono a significati morali

IL SEGNAlibro

Com’era organizzata la bottega nel Quattrocento?

Per gli artisti del Quattrocento era ancora fondamentale il ruolo della bottega, affermatasi nel secolo precedente. La bottega era un’impresa organizzata: l’artista non era un genio solitario ma il capo di una squadra, con responsabilità nei confronti di soci, dipendenti, autorità e committenti.

Nella bottega si svolgeva anche la formazione dei giovani. Si entrava all’età di dodici anni circa, con un regolare contratto fra il maestro e la famiglia dell’apprendista: in genere quest’ultimo otteneva vitto e alloggio in cambio del suo lavoro, che da principio consisteva nelle operazioni più umili, come macinare i colori – che si compravano in forma di terre o di pietre –, preparare le tavole di legno, impastare il gesso, sbozzare il marmo e così via. Veniva poi istruito nel disegno e imparava a leggere e a far di conto.

Il giovane diventava assistente e, infine, maestro autonomo, iscritto alla corporazione o “arte” di riferimento: a Firenze, i pittori appartenevano all’Arte dei Medici e Speziali, perché proprio presso le botteghe degli speziali (le erboristerie odierne) compravano molte delle materie prime per fare i colori. Gli scultori invece erano iscritti all’Arte dei Maestri di Pietra e di Legname, insieme a carpentieri, falegnami, scalpellini e muratori.

Le vie dell'arte - volume B
Le vie dell'arte - volume B
Dalla preistoria a oggi