T2 - La catastrofe finale (I. Svevo)

T2

Italo Svevo

La catastrofe finale

  • Tratto da La coscienza di Zeno, 1923
  • romanzo
L’autore

Aron Hector Schmitz nasce nel 1861 da agiata famiglia ebraica a Trieste, allora parte dell’Impero asburgico. Il padre lo manda a studiare in Baviera, avviandolo a una carriera nel commercio, ma la sua passione è la letteratura. Quando l’impresa paterna fallisce, si impiega presso una banca. Nel tempo libero scrive racconti e articoli per riviste locali. Nel 1892 pubblica con lo pseudonimo di Italo Svevo (che rimanda alle origini: la madre era italiana, il padre di origine sveva, cioè tedesca) il suo primo romanzo, Una vita, che passa inosservato al pari del secondo, Senilità, comparso nel 1898. Nel 1896 intanto si è sposato e poco dopo è entrato nella ditta del suocero. Il lavoro intenso, che lo costringe a numerosi viaggi, non cancella però i suoi interessi culturali: frequenta salotti, teatri, biblioteche; nei primi anni del Novecento conosce lo scrittore irlandese James Joyce, allora a Trieste, e approfondisce le teorie di Sigmund Freud. Queste suggestioni sono alla base del terzo romanzo, La coscienza di Zeno (1923), nel quale indaga le nevrosi di un personaggio che molto gli somiglia. Con esso finalmente ottiene il credito tanto sperato, ma non può goderne a lungo: muore infatti nel 1928 a seguito di un incidente automobilistico.

Il protagonista del romanzo si chiama Zeno Cosini, un commerciante triestino vicino ai sessant’anni, incapace di trovare un equilibrio, da sempre preda di indecisioni, ripensamenti, gaffe, complessi d’inferiorità. Per liberarsi una buona volta di questi problemi decide di affidarsi a uno psicanalista, il dottor S., il quale gli consiglia, prima di cominciare la cura, di stendere le proprie memorie, in modo da rendere più chiari a se stesso i nodi sui quali si dovrà intervenire. Zeno, diligente, esegue ma non ne trae giovamento e decide infine di interrompere le sedute. Il medico, indispettito, reagisce pubblicando le pagine del paziente.

Chiudono il romanzo alcuni brani di diario, scritti a un anno dalla fine della cura. Mentre la Grande guerra incendia l’Europa, Zeno sostiene di essere finalmente guarito. Dubbi, conflitti interiori, indolenza sono scomparsi. Una serie di affari fortunati gli ha dato l’impressione di possedere una salute invidiabile. Ma sarà vero? Ora pensa che sia piuttosto il mondo a versare in gravi condizioni, a causa dei progressi tecnici, che consentono la produzione di “ordigni” bellici sempre più potenti, aprendo la via a una catastrofe definitiva.

24 Marzo 1916

Dal Maggio dell’anno scorso non avevo più toccato questo libercolo.1 Ecco che dalla
Svizzera il dr. S. mi scrive pregandomi di mandargli quanto avessi ancora annotato.
È una domanda curiosa, ma non ho nulla in contrario di mandargli anche questo 

5      libercolo dal quale chiaramente vedrà come io la pensi di lui e della sua cura. Giacché
possiede tutte le mie confessioni, si tenga anche queste poche pagine e ancora
qualcuna che volentieri aggiungo a sua edificazione.2 Ma al signor dottor S. voglio
pur dire il fatto suo. Ci pensai tanto che oramai ho le idee ben chiare.

Intanto egli crede di ricevere altre confessioni di malattia e debolezza e invece 

10    riceverà la descrizione di una salute solida, perfetta quanto la mia età abbastanza
inoltrata può permettere. Io sono guarito! Non solo non voglio fare la psico-analisi,
ma non ne ho neppur di bisogno. E la mia salute non proviene solo dal fatto che mi
sento un privilegiato in mezzo a tanti martiri.3

Non è per il confronto ch’io mi senta sano. Io sono sano, assolutamente.4 Da 

15    lungo tempo io sapevo che la mia salute non poteva essere altro che la mia convinzione
e ch’era una sciocchezza degna di un sognatore ipnagogico5 di volerla curare
anziché persuadere.6 Io soffro bensì7 di certi dolori, ma mancano d’importanza nella
mia grande salute. Posso mettere un impiastro8 qui o là, ma il resto ha da moversi
e battersi e mai indugiarsi nell’immobilità come gl’incancreniti.9 Dolore e amore, 

20    poi, la vita insomma, non può essere considerata quale una malattia perché duole.

Ammetto che per avere la persuasione della salute il mio destino dovette mutare
e scaldare il mio organismo con la lotta e sopratutto col trionfo. Fu il mio commercio
che mi guarì e voglio che il dottor S. lo sappia.

Attonito e inerte, stetti a guardare il mondo sconvolto, fino al principio dell’Agosto 

25    dell’anno scorso.10 Allora io cominciai a comperare. Sottolineo questo verbo
perché ha un significato più alto di prima della guerra. In bocca di un commerciante,
allora, significava ch’egli era disposto a comperare un dato articolo. Ma quando
io lo dissi, volli significare ch’io ero compratore di qualunque merce che mi sarebbe
stata offerta. Come tutte le persone forti, io ebbi nella mia testa una sola idea e di 

30    quella vissi e fu la mia fortuna. L’Olivi11 non era a Trieste, ma è certo ch’egli non
avrebbe permesso un rischio simile e lo avrebbe riservato agli altri. Invece per me
non era un rischio. Io ne sapevo il risultato felice con piena certezza. Dapprima
m’ero messo, secondo l’antico costume in epoca di guerra, a convertire tutto il patrimonio
in oro, ma v’era una certa difficoltà di comperare e vendere dell’oro. L’oro 

35    per così dire liquido, perché più mobile, era la merce e ne feci incetta. Io effettuo
di tempo in tempo anche delle vendite ma sempre in misura inferiore agli acquisti.
Perché cominciai nel giusto momento i miei acquisti e le mie vendite furono tanto
felici che queste mi davano i grandi mezzi di cui abbisognavo per quelli.12

Con grande orgoglio ricordo che il mio primo acquisto fu addirittura apparentemente 

40    una sciocchezza e inteso unicamente a realizzare subito la mia nuova idea:
una partita non grande d’incenso. Il venditore mi vantava la possibilità d’impiegare
l’incenso quale un surrogato della resina13 che già cominciava a mancare, ma io quale
chimico sapevo con piena certezza che l’incenso mai più avrebbe potuto sostituire la
resina di cui era differente toto genere.14 Secondo la mia idea il mondo sarebbe arrivato 

45    ad una miseria tale da dover accettare l’incenso quale un surrogato della resina. E
comperai! Pochi giorni or sono ne vendetti una piccola parte e ne ricavai l’importo
che m’era occorso per appropriarmi della partita intera. Nel momento in cui incassai
quei denari mi si allargò il petto al sentimento della mia forza e della mia salute.

Il dottore, quando avrà ricevuta quest’ultima parte del mio manoscritto, dovrebbe 

50    restituirmelo tutto. Lo rifarei con chiarezza vera perché come potevo intendere la
mia vita quando non ne conoscevo quest’ultimo periodo? Forse io vissi tanti anni
solo per prepararmi ad esso!

Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella vita stessa
una manifestazione di malattia. La vita somiglia un poco alla malattia come procede 

55    per crisi e lisi15 ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza
delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler
turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati
non appena curati.

La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle 

60    bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio.
Il triste e attivo animale16 potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre
forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza…
nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci
guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!

65    Ma non è questo, non è questo soltanto.

Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che
alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché
la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione,
essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più 

70    considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò
al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non
sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.

Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata
salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si 

75    comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole.
Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza.17 I primi
suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci
che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con
l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta 

80    la terra la creatrice.18 La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare.
Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero
di ordigni prospereranno malattie e ammalati.

Forse traverso19 una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla
salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, 

85    nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile,
in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali
innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri
un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra
per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione 

90    enorme che nessuno udrà20 e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli
priva di parassiti e di malattie.


Italo Svevo, Romanzi, a cura di M. Lavagetto, Einaudi-Gallimard, Torino 1993

 >> pagina 534 

a TU per TU con il testo

Zeno immagina che la storia del nostro pianeta sia destinata a finire grazie a un «ordigno» di potenza incomparabile. Anche a noi capita, a volte, di abbandonarci a fantasticherie devastatrici, che prevedono fra gli ingredienti la follia dell’uomo. Sappiamo infatti che a terremoti, inondazioni, eruzioni vulcaniche e altre manifestazioni violente della natura, che terrorizzano da secoli la nostra specie, si è aggiunta una ferale invenzione: la bomba atomica. Svevo, morto nel 1928, non fa in tempo a vedere il fungo nucleare, ma intuisce che presto le nuove scoperte tecnologiche porteranno a qualcosa di simile.

Prima del 1945 l’uomo, anche volendo, non avrebbe potuto distruggere il pianeta in cui vive. Ora può. Se anche le diciassettemila testate nucleari esistenti, in buona parte pronte all’uso, si riducessero a un terzo, sarebbero sufficienti a cancellare ogni forma di vita dalla Terra tramite l’effetto combinato di esplosioni, irraggiamento termico e radiazioni. Ecco perché dal 1947 un Orologio dell’Apocalisse (Doomsday Clock in inglese), creato da un gruppo di scienziati dell’Università di Chicago, quantifica il pericolo avvicinando o allontanando le lancette dalla fatidica mezzanotte, ora in cui per convenzione avverrà la fine del mondo. Creato durante la guerra fredda, quando erano al culmine le tensioni fra le due massime potenze nucleari (Stati Uniti e Unione Sovietica), l’Orologio fu impostato sulle 23.53. Negli anni Novanta tornò indietro di una decina di minuti, ma da allora ha ripreso inesorabilmente il suo lento cammino verso la catastrofe, spinto da nuovi rischi che si profilano all’orizzonte, come i cambiamenti climatici, le armi biologiche e l’ingegneria genetica.

Analisi

Zeno non “rispolvera” il suo passato di propria iniziativa, magari per trovare conforto nei ricordi, ma su prescrizione del medico, che lo invita a interpretare i nodi irrisolti della sua vita. Il lettore è dunque posto dinanzi alla simulazione di una scrittura privata, in cui Zeno racconta le esperienze più importanti della sua esistenza, mescolando verità, bugie, fraintendimenti e autoinganni nell’intento di risalire alla radice delle proprie nevrosi, come prescritto dal dottor S., lo psicanalista al quale si affida.

Un capitolo dopo l’altro, il protagonista si concentra sul vizio del fumo, sul difficile rapporto con il padre, sul fidanzamento rocambolesco che l’ha portato a sposare la meno attraente di tre sorelle e sul coinvolgimento in un’impresa commerciale con il cognato Guido. Nell’insieme si compone il ritratto di un inetto, dalla volontà fiacca, distratto, incline a patire disturbi immaginari o psicosomatici.

Mentre tutti i capitoli del libro vertono su un argomento ben preciso, l’ottavo è costituito da una serie di appunti diaristici, decisamente staccati da quanto precede e ben distanziati fra loro, come si comprende dall’attacco dell’ultimo: Dal Maggio dell’anno scorso non avevo più toccato questo libercolo (r. 2). Quando Zeno riprende a scrivere dopo una lunga pausa, l’Europa è precipitata nella più grande carneficina della sua storia, la Grande guerra. Zeno ha ormai sospeso il trattamento e usa accenti sarcastici nei confronti del dottore che lo ha avuto in cura, il quale in modo ben poco professionale decide di dare alle stampe gli scritti del paziente per vendetta.

Il suo aiuto non serve più. Tutti i rovelli interiori che a lungo hanno occupato la mente del malato si sono ridimensionati. Il fumo non ha lasciato strascichi, il rapporto con la moglie è buono, nemici e rivali sono morti o fuori gioco, la guerra non lo tocca direttamente. La grande energia che prima invidiava negli altri ora gli appartiene al punto di poter esclamare Io sono guarito! (r. 11).

A determinare questo nuovo stato d’animo sono le fortune commerciali. Zeno infatti si è scrollato di dosso l’inerzia accaparrandosi in tempo di guerra merci di ogni sorta, nella convinzione che la crescente penuria ne avrebbe fatto salire a dismisura il valore. La previsione si rivela esatta: Nel momento in cui incassai quei denari mi si allargò il petto al sentimento della mia forza e della mia salute (rr. 47-48). Egli dunque guarisce trasformandosi in uno speculatore, a danno dei più deboli: uno di quegli affaristi senza scrupoli che all’epoca venivano definiti “pescecani”.

Ma fino a che punto è opportuno credere a questa versione? Il tono di Zeno appare un po’ troppo enfatico e squillante, come tradiscono certe uscite pervase d’orgoglio: Come tutte le persone forti, io ebbi nella mia testa una sola idea e di quella vissi e fu la mia fortuna (rr. 29-30). Viene il sospetto che voglia accentuare il suo ritrovato benessere, ai danni di chi l’aveva curato invano. D’altra parte Zeno si dice ben consapevole del carattere parziale e temporaneo di ogni guarigione, perché La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure (rr. 54-56).

 >> pagina 535 

Ricchezza e vigore danno a Zeno quella fiducia in se stesso che gli era sempre mancata. Il prezzo però è altissimo: la sua affermazione individuale poggia infatti su presupposti che conducono dritti al tracollo planetario. Su questo vertono le ultime riflessioni del romanzo, in cui mette in discussione l’antropocentrismo, ossia la tendenza dell’uomo a porsi al centro del creato: La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio (rr. 59-60).

Svevo riprende qui le dottrine dell’economista inglese Thomas Malthus (1766-1834), ritenendo fallite le sue raccomandazioni a porre un freno alla crescita demografica, che finirà con l’esaurire le risorse del pianeta: Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco! (rr. 63-64). È un tema che resta ancora oggi attuale, in un mondo abitato da oltre sette miliardi di esseri umani: erano la metà appena cinquant’anni fa. Come si potrà garantire una sopravvivenza dignitosa a così tante persone? Fino a quando l’economia potrà basarsi su un modello fondato sulla crescita dei consumi?

Zeno fa un passo in più, tenendo presenti le teorie evoluzionistiche di Charles Darwin (1809-1882). A suo parere l’uomo si è sottratto alla legge della selezione naturale: nella modernità non sopravvive il più forte, come nel regno degli animali, ma chi possiede le tecnologie più distruttive. Le pulsioni aggressive dell’uomo, moltiplicate da armi sempre più potenti, vanno fuori controllo: la scienza, un tempo esaltata, ora alimenta uno sgomento senza fine.

Tutta la civiltà sembra dunque malata: e le cure, suggerite dalla politica, appaiono a Zeno inefficaci. La rigenerazione potrà passare solo attraverso una catastrofe inaudita (r. 83). Quando un folle inventerà un esplosivo incomparabile (r. 85), un altro uomo ancora più folle lo ruberà, creando un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie (rr. 89-91). La corsa agli armamenti avrà così un esito paradossalmente benefico. Ma per ottenere la salute l’umanità avrà un solo mezzo: estinguersi.

Laboratorio sul testo

COMPRENDERE

1. Zeno scrive le proprie confessioni perché

  •     ha il desiderio di sfogarsi. 
  •     ritiene la scrittura una cura alla sua nevrosi. 
  •     glielo ha ordinato il dottor S. 
  •     si è pentito delle proprie azioni. 


2. Zeno ritiene di essere guarito dalla sua malattia grazie (sono possibili più risposte)

  •     alla scrittura delle proprie confessioni. 
  •     alla convinzione di essere sano. 
  •     al fatto di non dover combattere in guerra, mentre altri vi sono costretti. 
  •     ai suoi successi commerciali. 
  •     a immobilità e impiastri. 
  •     alle cure del dottor S. 


3. Perché Zeno all’inizio della guerra acquista una partita d’incenso?

  •     Perché ha molti soldi da investire. 
  •     Perché durante la guerra verranno dette molte messe. 
  •     Perché l’incenso è un ottimo sostituto della resina nella produzione di vernici. 
  •     Perché quando non ci sarebbe stata più resina per produrre vernici, l’incenso sarebbe stato usato come surrogato. 


4. Perché Zeno considera positivo il progresso nelle specie animali?


5. Il progresso tecnologico rende l’uomo più forte o più debole?

 >> pagina 536 

ANALIZZARE E INTERPRETARE

6. Perché Zeno chiama libercolo il libro in cui ha annotato le proprie memorie?


7. Perché, quando parla del dottor S. e della propria malattia, Zeno usa frasi esclamative e interrogative (Io sono guarito!, r. 11; Lo rifarei con chiarezza vera perché come potevo intendere la mia vita quando non ne conoscevo quest’ultimo periodo? Forse io vissi tanti anni solo per prepararmi ad esso!, rr. 50-51)? Che tipo di atteggiamento nei confronti del dottore denunciano?


8. Lungo tutto il brano Zeno riflette sul rapporto tra vita e malattia, che sono per certi versi simili e per altri differenti: sintetizza nella tabella somiglianze e differenze.


La vita è simile alla malattia perché… La vita è diversa dalla malattia perché…
   
   
   


9. Che opinione ha Zeno del progresso tecnologico? Lo considera positivo o negativo? Perché?


10. Perché, secondo Zeno, l’uomo che farà esplodere l’ordigno mortale sarà un po’ più ammalato degli altri? Esponi le tue considerazioni.

COMPETENZE LINGUISTICHE

11. Lessico. Sinonimi e contrari. Scegli, tra quelli indicati, il sinonimo più adatto per sostituire il termine evidenziato in grassetto.


a) riceverà la descrizione di una salute solida, perfetta quanto la mia età abbastanza inoltrata (avanzata / immatura) può permettere

b) il resto ha da moversi e battersi e mai indugiarsi (infilarsi / fermarsi) nell’immobilità come gl’incancreniti

c) Attonito (sconvolto / attardato) e inerte (incapace / immobile), stetti a guardare il mondo sconvolto

d) In bocca di un commerciante, allora, significava ch’egli era disposto a comperare un dato (consegnato / certo) articolo

e) m’ero messo, secondo l’antico costume (abbigliamento / abitudine) in epoca di guerra, a convertire tutto il patrimonio in oro

f) Nel momento in cui incassai quei denari mi si allargò il petto al sentimento (emozione / percezione) della mia forza e della mia salute

g) La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò (confermare / adattare) al suo bisogno

h) Gli ordigni (armi / ordini) si comperano, si vendono e si rubano


12. Coordinazione e subordinazione. Sostituisci, al connettivo utilizzato nel testo, uno di quelli sottostanti (attenzione: non tutti devono essere utilizzati):


• come • poiché • invece che • nonostante • quando • perché • eppure • poiché • dunque • prima • tuttavia.


a) È una domanda curiosa, ma (                                                            ) non ho nulla in contrario di mandargli anche questo libercolo

b) Giacché (                                                            ) possiede tutte le mie confessioni, si tenga anche queste poche pagine

c) era una sciocchezza degna di un sognatore ipnagogico di volerla curare anziché (                                                            ) persuadere

d) Sottolineo questo verbo perché (                                                            ) ha un significato più alto di prima della guerra

e) In bocca di un commerciante, allora (                                                            ), significava ch’egli era disposto a comperare un dato articolo

f) Il venditore mi vantava la possibilità d’impiegare l’incenso quale (                                                            ) un surrogato della resina

g) La vita somiglia un poco alla malattia come (                                                            ) procede per crisi e lisi

h) Allorché (                                                            ) la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione

 >> pagina 537 

PRODURRE

13. Scrivere per esprimere. Come avrebbe potuto reagire il dottor S. alla notizia che Zeno Cosini è riuscito a guarire senza le sue cure? Scrivi una lettera di risposta del dottore a Zeno (massimo 20 righe).


14. Scrivere per argomentare. Dolore e amore, poi, la vita insomma, non può essere considerata quale una malattia perché duole (rr. 19-20): sei d’accordo con questa affermazione di Zeno? Perché? Esponi le tue considerazioni in massimo 20 righe.

LETTERATURA E NON SOLO: SPUNTI DI RICERCA INTERDISCIPLINARE

SCIENZE

Senza dubbio, sono molte le preoccupazioni riguardo allo stato di salute del nostro pianeta, talmente malato che, secondo alcuni, siamo vicini alla catastrofe ecologica. Dividetevi in gruppi e fate una ricerca sul degrado ambientale del pianeta, affrontandone i diversi aspetti (inquinamento dell’aria e dell’acqua, desertificazione, consumo del suolo, riscaldamento globale ecc.). Preparate una breve esposizione orale sull’argomento di circa cinque minuti.

SPUNTI PER DISCUTERE IN CLASSE

Ti capita mai di pensare alla fine del mondo? Come te la immagini?

 >> pagina 538 

Se ti è piaciuto…

Il mondo senza di noi

Sono numerosi i romanzi apocalittici che hanno immaginato la fine della specie umana a causa di sconquassi naturali o epidemie devastanti. Possiamo retrocedere all’Ottocento, ben prima della profezia di Italo Svevo, quando nel romanzo L’Ultimo uomo (1826) Mary Shelley (1797-1851), l’autrice di Frankenstein, immagina che alla fine del XXI secolo la peste lasci sulla Terra un solo abitante. Oppure avvicinarci ai nostri tempi: nel 1954 esce Io sono leggenda, una storia fantascientifica di Richard Matheson (1926-2013) – tradotta anche in versione cinematografica nel 2007 – in cui a causa di un batterio tutti i nostri simili, salvo uno, si trasformano in vampiri.

Del 1977 è invece il romanzo Dissipatio H.G. di Guido Morselli (1912-1973). Vi si narra di un tale che all’improvviso, dopo aver tentato il suicidio, si rende conto che tutti gli altri uomini si sono misteriosamente volatilizzati. Unico superstite sulla Terra, sconcertato passa dall’euforia all’angoscia, e aspetta. Intorno a lui, intanto, piante selvatiche silenziosamente crescono nel mercato dove un tempo risuonavano le voci degli uomini.

Ma che cosa accadrebbe alla Terra se l’uomo scomparisse totalmente, dall’oggi al domani? Ha provato a immaginarlo il giornalista scientifico americano Alan Weis­man (n. 1947) nel saggio Il mondo senza di noi (2007).

Dopo una settimana senza corrente elettrica centrali nucleari, raffinerie, complessi industriali andrebbero in tilt, con esiti devastanti. Secolo dopo secolo ponti e città crollerebbero, le foreste avanzerebbero in ogni dove e i grandi mammiferi sarebbero liberi di aggirarsi indisturbati. Le ultime testimonianze del nostro passaggio sulla Terra, dopo migliaia di anni, sarebbero forse i volti dei presidenti americani, scolpiti sul monte Rushmore. Ma chi potrebbe riconoscerli?

L’emozione della lettura - volume A
L’emozione della lettura - volume A
Narrativa