Benvenuto Cellini

IL CINQUECENTO

Benvenuto Cellini

Un grande orgoglio, una smisurata ambizione e una vita avventurosa, segnata anche dalla prigionia per l’accusa di aver rubato beni papali durante il Sacco di Roma, hanno dato alla figura di Benvenuto Cellini (Firenze 1500-1571) una straordinaria celebrità. Oltre che per la raffinatezza della tecnica esecutiva, tipica della scultura manierista, le sue opere si distinguono per la tensione dei corpi e per l’espressività dei volti, animati da sguardi penetranti e risoluti.

Una statua alla maniera degli antichi

Dopo la formazione giovanile come orafo, Cellini, ossessionato dalla ricerca della perfezione, rischia addirittura di dar fuoco alla bottega pur di fondere un bronzo di altissima qualità per la statua del Perseo (1), eroe della mitologia greca. Cellini lo rappresenta subito dopo l’uccisione della mostruosa Medusa, di cui alza la testa in segno di vittoria. La scultura, che si può ammirare sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze, è stata fusa in un unico getto, e non assemblando parti fuse separatamente: con questa tecnica Cellini si pone in competizione con i grandi bronzi dell’antica Roma e realizza una figura di straordinaria solidità e levigatezza.

L’orefice scultore

Al confine fra oreficeria e scultura, la saliera che vedi qui sotto (2), pur di dimensioni ridotte, viene realizzata come se si trattasse di una statua colossale, grazie al contributo di un’intera bottega di artefici guidati dallo stesso Cellini, in tre lunghi anni di lavoro.
La complessità dell’opera sta nella perfezione dei dettagli più piccoli, come i volti e le capigliature dei personaggi, gli elementi naturalistici vegetali e animali o le minuscole figure posate sul tempietto ionico.

Il filo dell’arte - volume B
Il filo dell’arte - volume B
Dalla Preistoria ai nostri giorni