I testi degli anni Cinquanta

I testi degli anni Cinquanta

I VENTITRE GIORNI DELLA CITTÀ DI ALBA

Il primo volume pubblicato da Beppe Fenoglio, I ventitre giorni della città di Alba, esce nel 1952 nei “Gettoni” di Einaudi, la collana di narrativa diretta da Elio Vittorini che ospita i più promettenti romanzieri italiani del secondo dopoguerra.
Il volume, inizialmente intitolato Racconti della guerra civile, comprende 12 racconti incentrati in parte su momenti ed episodi di vita partigiana, in parte sulla vita contadina nelle Langhe. Pur accostabili per certi tratti esteriori, soprattutto tematici, alla narrativa neorealista e resistenziale, questi testi se ne distaccano nettamente per la loro prospettiva, che non è quella collettiva proposta dai narratori progressisti, ma una disincantata ottica individuale. Sono invece ancora incerte le scelte espressive, che oscillano tra la deformazione in chiave grottesca e quella asciuttezza che costituirà lo stile più tipico di Fenoglio.

LA MALORA

Già manifestatosi nei Ventitre giorni della città di Alba come elemento strutturale della narrativa fenogliana, l’autobiografismo domina anche il romanzo breve La malora (1954), ispirato al tema della terra e della campagna piemontesi, i cui contenuti sono basati sulla conoscenza diretta, da parte dell’autore, dell’ambiente rappresentato. La ripresa dei moduli veristi, in particolare da Verga, determina, sul piano dello stile, l’uso di termini e costrutti sintattici dialettali.

Agostino, sedicenne figlio di contadini delle Langhe, è costretto dalla povertà della famiglia a mettersi a servizio come garzone presso Tobia, mezzadro di un podere vicino. Quando il padre di Agostino muore, un fratello, Emilio, entra in seminario ad Alba, mentre l’altro fratello, Stefano, rimane a lavorare la poca terra rimasta insieme alla madre. Ferocemente attaccato al lavoro, Tobia è un padrone dispotico e violento, non solo nei confronti di Agostino ma anche verso i suoi due figli maschi e la moglie. Agostino fa così esperienza della dura lotta per la sopravvivenza a cui l’estrema povertà costringe le persone. Non si realizza nemmeno il suo delicatissimo amore per Fede, una ragazza presa a servizio da Tobia affinché aiuti la moglie malata e sfinita dai parti e dalle fatiche: i genitori della giovane – abituati, come tutti gli altri personaggi dell’opera, al mero calcolo economico – preferiranno darla in moglie a un ricco proprietario. Nell’epilogo Agostino torna a casa della madre, dove giungerà anche Emilio, che morirà di tubercolosi.

PRIMAVERA DI BELLEZZA

Nel 1959 esce il romanzo Primavera di bellezza, pubblicato questa volta da Garzanti e non da Einaudi, a causa delle tensioni createsi con Vittorini per alcune divergenze di carattere ideologico ed estetico.
Fenoglio torna con quest’opera ai temi della guerra e della Resistenza, attingendo più direttamente all’autobiografia, rielaborata attraverso il filtro della memoria. Dal punto di vista espressivo, è l’opera più composita dello scrittore, essendo costruita – insieme – sui toni del lirismo memorialistico, della deformazione ironica o polemica e dell’essenzialità dei sentimenti. Nel testo è presente l’innesto dell’inglese su un italiano di livello decisamente colto, una soluzione linguistica destinata a riproporsi anche nella futura produzione fenogliana.

Il magnifico viaggio - volume 6
Il magnifico viaggio - volume 6
Dalla Prima guerra mondiale a oggi