2. LA DERIVAZIONE

2 | LA DERIVAZIONE

Scopri la grammatica

Osserva l’insieme e poi rispondi alle domande.

  • Le parole nell’insieme hanno tutte una forma e un significato diverso. Nonostante ciò, sapresti dividerle in due gruppi? In base a che cosa?

I due gruppi di parole hanno in comune le radici bors- (che contiene il significato “sacca di varia forma e grandezza”) e giorn- (“periodo di luce tra l’alba e il tramonto”). Oltre alle radici e alle desinenze, in molte parole riconosciamo gli affissi: ogni affisso aggiunto modifica un po’ la forma e il significato della parola primitiva, formando nuove parole.


Il processo di aggiunta di affissi si chiama derivazione. Le parole derivate possono essere di vari tipi:

  • suffissate;
  • alterate (una sottocategoria delle suffissate);
  • parasintetiche;
  • prefissate.


La derivazione opera gradualmente, come la costruzione di una catena: la radice forma una parola primitiva (che chiameremo anche parola base o base); a questa parola, privata della desinenza, si aggiunge un affisso alla volta, come si aggiunge un anello per formare una catena. Per esempio:



Ogni volta che si aggiunge un affisso si crea una parola nuova, quindi si aggiunge anche la desinenza tipica della parola formata. Per aggiungere un altro suffisso si toglie la desinenza e si aggancia il nuovo morfema alla parte rimanente. Nel caso dei verbi, la parte che si toglie per aggiungere un suffisso è -re:
 calza(re)- -> calza-tura
 sveni(re)- -> sveni-mento


La vocale finale che rimane dopo aver tolto -re può subire qualche cambiamento:
 dormiglia(re) -> dormigli(a)-one -> dormiglione
 corre(re) -> corri-dore

 >> pagina 737 

       Derivati di altre lingue

Scopri la grammatica

Leggi le seguenti parole e poi rispondi alla domanda.
locale attrezzo

  • A prima vista sembrano parole derivate. Ma che cosa succede se togli tutti i morfemi aggiunti fino a lasciare quella che sembra la parola base?

Proviamo a distinguere la parola base dagli affissi all’interno degli esempi che hai letto:
 loc(o)-ale
 ad-trezzo


Che parole sarebbero loco o trezzo? Dal momento che non esistono in italiano, da dove vengono queste parole?
 Loco è un adattamento del nome latino locum “luogo”.
 Trezzo non esiste affatto, ma la parola attrezzo proviene dal francese antico atraits “attrezzi”.


Le parole come locale e attrezzo e migliaia di altre non hanno una parola base in italiano, perché derivano nella loro forma completa da altre lingue, prime fra tutte la “madre” dell’italiano, il latino, e la “sorella” dell’italiano, il francese (raramente lo spagnolo e l’inglese). Quando l’italiano ha preso queste parole, esse erano già unite ad affissi nella lingua di provenienza (perché anche il latino e il francese hanno gli affissi per formare nuove parole). A quel punto, queste parole si sono adattate all’italiano, ma al loro interno sono rimaste estranee.


Queste parole, pertanto, non sono derivate, ma sono primitive, perché quando sono entrate in italiano avevano già una forma completa. Anche se non si può ricavarne la parola base (perché non esiste in italiano), è spesso possibile riconoscere gli affissi, perché gli affissi del latino e del francese sono uguali o molto simili a quelli dell’italiano.


Togliendo gli affissi, quindi, se la parte rimanente è una parola esistente in italiano avremo un derivato, altrimenti considereremo tutta la parola primitiva. Per riconoscere una parola primitiva dovrai prestare molta attenzione ed eventualmente ricorrere al vocabolario.

 >> pagina 738 

 LO SAPEVI? 

Il vocabolario ti fornisce non soltanto il significato, ma anche tutte le informazioni sulla morfologia e sull’origine delle parole. L’origine della parola è riportata tra parentesi quadre subito dopo la parola stessa e le informazioni morfologiche di base. Ecco un esempio (dal vocabolario Treccani online).



Come vedi nella definizione (in particolare nella parte tra parentesi quadre), la parola benedizione non è derivata dal verbo italiano benedire con il suffisso -zione, ma è entrata in italiano dal latino già in questa forma ed è pertanto una parola primitiva.

       I suffissi e la suffissazione

Scopri la grammatica

 TI SFIDO  Sicuramente non avrai difficoltà a riconoscere l’aggettivo (spesso usato come nome) giornale all’interno dell’avverbio giornalmente. Ma l’aggettivo giornale è a sua volta derivato: da quale parola? La parola da cui giornale deriva è a sua volta un aggettivo?

I suffissi possono formare parole che corrispondono a parti del discorso diverse da quella della parola di partenza. A seconda della parte del discorso subito precedente nella catena della derivazione, possiamo avere parole derivate da nomi, da verbi, da aggettivi. Per esempio:
 ardi(re)- + -mento = ardimento (nome derivato da un verbo)
 ardiment(o)- + -oso = ardimentoso (aggettivo derivato da un nome)


Giornale, come ardimentoso, è un aggettivo derivato da un nome (giorno) grazie al suffisso -ale. Questo suffisso trasforma, quindi, i nomi in aggettivi.


La seguente tabella raggruppa i suffissi derivativi più comuni in italiano a seconda della parte del discorso a cui si agganciano preferibilmente o esclusivamente (V = verbo; N = nome; A = aggettivo) e della parte del discorso che formano (V = verbo; N = nome; A = aggettivo; AVV = avverbio). Non ci sono suffissi che si agganciano ad avverbi. È indicato anche il significato dei suffissi, anche se si tratta di un significato molto vago (per altre informazioni sulla derivazione e sui suffissi  pp. 153-155).


Suffisso

Parte del discorso di partenza

Parte del discorso formata

Significato

Esempi

-ata

V

N

“atto di V”

  •  passeggiare
    -> passeggiata

-mento

V

N

“conseguenza di V”

  •  allenare
    -> allenamento

-zione

V

N

“processo legato a V”

  •  collaborare 
    -> collaborazione

-tore / -dore

V

N

“professione”

  •  calciare -> calciatore
  •  correre -> corridore

-in-

V

N

“professione”

  •  scalpellare -> scalpellino

-bile

V

A

“possibilità”

  •  utilizzare
    -> utilizzabile

-evole

V

A

“possibilità”

  •  girare
    -> girevole

-ai-

N

N

“professione”

  •  forno
    -> fornaio

-ata

N

N

“colpo dato con N”

  •  fucile
    -> fucilata

“quantità raccolta con N”

  •  forchetta
    -> forchettata

“nome collettivo”

  •  scalino
    -> scalinata

-eria

N

N

“attività commerciale”

  •  panino
    -> panineria

“nome collettivo”

  •  argento
    -> argenteria

-ier-

N

N

“professione”

  •  giardino
    -> giardiniere

-ista

N

N (A)

“che pratica N”

  •  violino -> violinista
  •  Budda -> buddista

-evole

N

A

“che realizza N”

  •  amico
    -> amichevole

-os-

N

A

“modo di essere N”

  •  coraggio
    -> coraggioso

-ale

N

A

“qualità relativa a N”

  •  nazione
    -> nazionale

-are

N

V

“azione legata a N”

  •  muro
    -> murare

-ire

N

V

“azione legata a N”

  •  colpo -> colpire

-izzare

N

V

“mettere in pratica N”

  •  agonia
    -> agonizzare

-ismo

A (N)

N

“qualità astratta di A”

  •  sociale
    -> socialismo

-ità

A

N

“qualità astratta di A”

  •  comunicabile
    -> comunicabilità

-izzare

A

V

“far diventare un oggetto A”

  •  minimo
    -> minimizzare

-mente

A

AVV

“in modo A”

  •  veloce
    -> velocemente

 >> pagina 740 
Parole al microscopio

AVVERBI IN -MENTE

L’avverbio lentamente deriva dall’aggettivo lento con il suffisso -mente. Ma come mai prima del suffisso c’è una a (lent-a-mente)? Il suffisso -mente era in latino un nome femminile singolare che significa “con la mente’. Per questo motivo l’aggettivo lento concorda ancora oggi al femminile con il nome mente. Il significato degli avverbi in -mente, quindi, è “con mente A”, ovvero “in modo A”.


Anche gli aggettivi che finiscono in -e concordano con menteconcordemente (concorde-mente “con mente concorde” -> “in modo concorde’), brevementefinementefortementeurgentemente.


Questi aggettivi perdono la -e davanti a -mente se finiscono in -le o -refacilmente (da facile), debolmenteagilmentemilitarmente ecc.

       Tipi particolari di suffissazione

Scopri la grammatica

Confronta i due gruppi di parole derivate e poi rispondi alle domande.
bacchettata                            figliolo
allentare                            saltellare
utilizzabile                            benone

  • Sai indicare la parola base di ogni esempio? 
  • Noti differenze tra i due gruppi?

Le parole del secondo gruppo sono formate con un tipo speciale di derivazione, che si chiama alterazione. L’alterazione è un tipo speciale di derivazione per mezzo di suffissi. Queste parole sono, quindi, derivate alterate, o anche soltanto alterate.


Le parole alterate:

  • mantengono un significato simile a quello delle parole di partenza (figlio -> figliolo);
  • possono derivare soltanto da parole della stessa parte del discorso: V -> V (saltare -> saltellare), N-> N (casa -> casetta), A -> A (bello -> bellino), AVV -> AVV (bene -> benone).


La seguente tabella raggruppa i suffissi alterativi più comuni in italiano per i nomi, gli aggettivi e gli avverbi (per i suffissi alterativi di nomi e aggettivi vedi anche  pp. 153-155 pp. 247-248).


Tipo di alterato

Sfumatura di significato

Suffissi

Esempi

diminutivo

rimpicciolimento, riduzione

-ell-

  •  povero -> poverello

-ett-

  •  lungo -> lunghetto

-icin-

  •  cuore -> cuoricino

-in-

  •  bene -> benino

-ott-

  •  casa -> casotto

vezzeggiativo

ingentilimento

-ell-

  •  vino -> vinello

-ucci-

  •  male -> maluccio

accrescitivo

ingrandimento

-on-

  •  scala -> scalone

peggiorativo o dispregiativo

peggioramento della qualità

-acci-

  •  verso -> versaccio

-astr-

  •  furbo -> furbastro

-ucol-

  •  attore -> attorucolo


La seguente tabella riguarda i più comuni suffissi tipici dei soli aggettivi. Sono tutti di tipo vezzeggiativo e servono ad attenuare il significato dell’aggettivo da cui derivano.


Suffissi

Esempi

-icci-

  •  molle -> molliccio

-ign-

  •  aspro -> asprigno

-ognol-

  •  verde -> verdognolo

-occi-

  •  bello -> belloccio


Il suffisso -icci- si aggiunge spesso:

  • a participi passati in funzione di aggettivi: appiccicaticcio (da appiccicato), attaccaticcio, arsiccio, imparaticcio, sudaticcio;
  • ad aggettivi di colore: rossiccio, gialliccio, bianchiccio.


Infine, questi sono i suffissi più comuni tipici dei soli verbi. Aggiungono tutti al significato del verbo da cui derivano una sfumatura aspettuale di tipo continuato (saltellare = “saltare più volte’):


Suffissi

Esempi

-ellare

  •  saltare -> saltellare

-erellare

  •  trottare -> trotterellare

-ettare

  •  picchiare -> picchiettare

-acchiare

  •  sforare -> sforacchiare

-icchiare

  •  cantare -> canticchiare


I suffissi -acchiare e -icchiare possono contenere anche una sfumatura dispregiativa:
 Smettila di ridacchiare alle mie spalle.

       I verbi parasintetici

Un altro tipo di derivazione, che riguarda i verbi, si chiama parasintesi e prevede che uno o più prefissi e il suffisso, ovvero la desinenza verbale, siano aggiunti contemporaneamente. I verbi così formati si chiamano verbi parasintetici.

I verbi parasintetici appartengono alla prima o alla terza coniugazione e derivano da:

  • nomi (abbottonare, annoiare, imboccare, incoraggiare, inchiodare, imbottire ecc.);
  • aggettivi (imbiancare, allungare, avvicinare, rafforzare, indebolire, instupidire, ammattire, arrossire, rimpicciolire ecc.).

Come puoi notare, nei verbi parasintetici se togliamo uno dei due affissi otteniamo parole non esistenti (rimpicciolo, picciolire).

 >> pagina 742 
       Derivati a suffisso zero

Un altro tipo particolare di suffissazione, che coinvolge ancora i verbi, è quella che prevede non l’aggiunta, ma l’eliminazione del suffisso o desinenza verbale.


I nomi come arrivo, incontro, ricerca, traghetto, rettifica, utilizzo, bonifica, appiglio, delibera, modifica derivano dai verbi corrispondenti attraverso l’eliminazione di tutta le desinenza verbale, compresa la vocale, e la semplice aggiunta della desinenza del nome: rettific(are) -> rettific-a, incontr(are) -> incontr-o.


I nomi formati attraverso l’eliminazione della desinenza di un verbo si chiamano derivati a suffisso zero. Alcuni di questi nomi hanno una variante che finisce in -zione, più adatta ai contesti formali: rettificazione, utilizzazione, bonificazione, deliberazione, modificazione.

       I prefissi e la prefissazione

Scopri la grammatica

Osserva l’immagine e poi rispondi alla domanda.

  • Quali aggettivi useresti per descrivere l’uomo raffigurato dallo scultore Auguste Rodin alla fine dell’Ottocento?

Probabilmente per descrivere l’opera di Rodin hai usato pensoso (del resto, il titolo della scultura è proprio Le Penseur, “il pensatore’), un aggettivo suffissato che deriva da

un verbo (pens(are)- + -oso). Ma anche raccolto o ripiegato su sé stesso. Così facendo, hai usato aggettivi (e participi passati) prefissati. I prefissi servono, come i suffissi, per formare nuove parole derivate.


Come i suffissi, possono sommarsi, ma sempre uno alla volta (incentivo -> incentiv(o)-are -> dis-incentivare); diversamente dai suffissi, però, si aggiungono prima della parola base.


I prefissi non provocano mai il cambiamento della parte del discorso corrispondente alla parola base.

Molti prefissi sono in realtà preposizioni e avverbi uniti ad altre parole:
 in- + -trovabile introvabile
 sopra- + -elevare sopraelevare


I prefissi che terminano in consonante subiscono cambiamenti per facilitare la pronuncia. In particolare:

  • ad- rimane intatto soltanto davanti a vocali e a d (ad-irare, ad-destrare); adatta, invece, la d a tutte le altre consonanti (ab-bacinante, ac-costare, af-fitto, ag-guantare);
  • con- diventa com- davanti a b, p, m (com-baciare, com-penetrare), cor- davanti a r (cor-rispettivo), col- davanti a l (col-lineare “che sta sulla stessa linea”), spesso co- davanti a s impura (co-spaziale “che vive nello stesso spazio”) e davanti a vocale (co-occorrenza);
  • in- subisce gli stessi cambiamenti di con- (im-barcare, im-pilare, im-motivato, ir- rituale, il-liberale), tranne la perdita della consonante davanti a vocale (in-adatto);
  • re- può perdere la vocale davanti a -in- (r(e)-in-viare) e -ad- (r(e)-ac-cogliere). Per il resto, la vocale si trasforma quasi sempre in i (ri-acciuffare, ri-trovare). Il suffisso rimane intatto davanti a i (re-introdurre, re-inventare, re-idratare) e raramente davanti ad altre vocali (re-azione).
  • a- aggiunge una n davanti a vocale: an-abbaglianti.
  • tra-, tras- e trans- è un unico prefisso che a seconda della parola a cui si aggancia cambia leggermente forma: tralasciare, trasvolare, transamazzonico.


Alcuni prefissi si somigliano nella forma e nel significato, anche se hanno origini diverse:

  • ante- “prima” (anteguerra, anteprima) e anti- “prima” (antidiluviano, anticamera, antimeridiano);
  • contra- “contro” (contrabbando, contraddistinguere, contrattempo) e contro- “contro” (controproposta, controinformazione, controbattere);
  • de- “senza” (decaffeinato, derattizzare, decespugliatore) e dis- “senza” (disabitato, disgrazia, disonesto);
  • inter- “in mezzo” (internazionale, intercontinentale, interconnessione) e intra- “dentro” (intramuscolare);
  • super- “sopra, oltre” (superuomo, supervisione, supersonico) e sopra- “sopra” (sopravvalutare, soprannaturale, soprammobile).


Nella tabella sono raccolti i prefissi più comuni con i loro diversi significati:


Prefisso

Significato

Esempi

a-

“senza”

  •  asociale

ad-

“verso”

  •  addestrare

ante-

“prima”

  •  anteprima

anti-

“prima”

  •  antipasto

“contro”

  •  anticarro

con-

“unione”

  •  corresponsabile

contra-

“contro”

  •  contrabbando

contro-

“contro”

  •  controffensiva

de-

“senza”

  •  decespugliatore

dis-

“senza”

  •  disubbidiente

in-

“dentro”

  •  inchiodare

“negazione”

  •  insicuro

inter-

“in mezzo”

  •  internazionale

intra-

“dentro”

  •  intramuscolare

pre-

“prima”

  •  precotto

re-

“ripetutamente, nuovamente”

  •  respirare

s-

“senza”

  •  sbucciare

“intensamente”

  •  sbandierare

sopra-

“sopra”

  •  soprannome

super-

“sopra, oltre”

  •  supermercato

tra- / tras- / trans-

“oltre”

  •  transatlantico

Fissa i concetti

La derivazione è il processo di formazione delle parole per aggiunta di affissi.

Gli affissi si aggiungono alla parola base o a una parola già derivata, privata della desinenza. Quelli che si aggiungono dopo la parola base si chiamano suffissi. Gli affissi che si aggiungono prima della parola base, o prima di un altro prefisso, sono i prefissi.

L’alterazione è un tipo particolare di derivazione per suffissazione.

 >> pagina 745 

LA DERIVAZIONE


                      1  Elimina le parole derivate che non appartengono alla stessa base. Se hai dubbi, consulta il vocabolario.

1. imboccare – sboccato – boccuccia – boccaccesco – boccheggiare

2. sbollire – bollitore – bollore – bollino – bollita

3. comico – camiciaio – camiciotto – scamiciato – camicetta

                      2  Sottolinea nell’elenco le parole derivate che non esistono.

appiccicaticcio brizzolatura cafonaggine caffettiera emissario fumettista rosicchiamento sostegnevolezza rotaia zuccone yogurteria spadaccineria voracemente utilitaria unicità vermiglianza tuffata ricaricare polmonare appallottolaggio qualificazione amaretto


                      3  Sottolinea nel testo della canzone tutte le parole derivate, riportale nel quaderno e scrivi la parola base di ciascuna di esse.


Capisci i sentimenti quando te li fanno a pezzi

È bello rimettere insieme i pezzi

Vedere che alla fine stanno in piedi anche da soli

È bello stare insieme, saper stare da soli

È bello essere il primo, bello andare lontano

Stamattina col sole era bella anche Milano

E tu che abbassi gli occhi quando dico che sei sempre più bella

Oggi sai che voglio fare

Fare come quando piove e io mi scordo l’ombrello

Ma fuori com’è?

(Adattato da Coez, È sempre bello, 2019)

DERIVATI DI ALTRE LINGUE


                      4  Leggi la striscia e trova l’unica parola derivata. Se hai dubbi, usa il vocabolario.

 >> pagina 746 

                      5  Con l’aiuto del vocabolario, inserisci correttamente le parole primitive nella tabella in base alla lingua dalla quale derivano.

algebra biglietto birra regalo risorsa stambecco


Arabo

Spagnolo

Francese

Tedesco

       

I SUFFISSI E LA SUFFISSAZIONE


                      6  Inserisci i suffissi adatti in base alle richieste per creare delle parole derivate.

1. lontano (sostantivo singolare) -> ........................................................................

2. cadere (sostantivo singolare) -> ........................................................................

3. credibile (sostantivo singolare) -> ........................................................................

4. tasca (aggettivo femminile plurale) -> ........................................................................

5. celere (avverbio) -> ........................................................................

6. cambiare (sostantivo singolare) -> ........................................................................

7. pagare (sostantivo plurale) -> ........................................................................

8. gatto (avverbio) -> ........................................................................


                      7  Scegli la parola derivata con il suffisso adatto, o l’unica possibile, in base al contesto.

1. Luigi è una persona amichevole / amicale: anche se non lo conosco bene, mi fa sentire a mio agio. 2. Anna è una persona che si comporta in modo disinteressante / disinteressato, infatti non pensa mai al proprio tornaconto. 3. Dobbiamo comprare un materasso gonfievole / gonfiabile per quando verrà a trovarmi mia sorella da Varese. 4. Il compito che mi hai affidato è gravoso / gravabile, ma mi impegnerò per portarlo a termine. 5. Mio padre fa il giornalista / giornalaio: nel nostro quartiere tutti comprano da lui i quotidiani. 6. Questa torta è stucchevole / stuccata, con troppa cioccolata e troppo zucchero. 7. Questo film è l’adattamento / l’adattazione del romanzo di Orwell. 8. Bisogna sempre promuovere campagne di sensibilizzazione / sensibilità contro il cyberbullismo.


                      8  Crea i derivati in base alle richieste.

1. conquistare -> suffisso che indica “professione”: ............................................................

2. allevare -> da verbo a nome: ............................................................

3. musica -> suffisso che indica “persona che svolge N”: ............................................................

4. coraggioso -> da aggettivo ad avverbio: ............................................................

5. cambiare -> da verbo a nome: ............................................................

6. velocità -> suffisso che indica “fare N”: ............................................................

7. ambiente -> da nome ad aggettivo: ............................................................

8. andare -> da verbo a nome: ............................................................

 >> pagina 747 

                      9  Scrivi nel quaderno almeno cinque derivati per ognuno dei seguenti suffissi. Controlla nel vocabolario per evitare di scrivere parole primitive derivate dal latino o da lingue neolatine.

-anza -evole -mento

                      10  Per ogni gruppo di parole in altre lingue, sottolineate il suffisso derivativo in comune, poi cercate di capire quale significato aggiunge alla radice e trovatene almeno uno che svolga la stessa funzione in italiano.

1. Inglese: lawyer – waiter – teacher – writer

• Significato dell’affisso in inglese:

...............................................................................................

• Corrispettivo morfema (o corrispettivi morfemi) in italiano:

...............................................................................................

• Parola/e con il morfema italiano corrispondente:

...............................................................................................

2. Francese: alimentation – mondialisation – fixation – déforestation

• Significato dell’affisso in francese:

...............................................................................................

• Corrispettivo morfema (o corrispettivi morfemi) in italiano: 

...............................................................................................

• Parola/e con il morfema italiano corrispondente:

...............................................................................................

3. Spagnolo: ironizar – electrizar – simpatizar – agilizar

• Significato dell’affisso in spagnolo:

...............................................................................................

• Corrispettivo morfema (o corrispettivi morfemi) in italiano:

...............................................................................................

• Parola/e con il morfema italiano corrispondente:

...............................................................................................


TIPI PARTICOLARI DI SUFFISSAZIONE


                      11  Ricava l’aggettivo o il nome base dai verbi parasintetici della tabella e viceversa.


Aggettivo / Nome

Verbo parasintetico

dolce

 
disboscare

giallo

 
affaccendarsi

lungo

 
addomesticare

bello

 
 >> pagina 748 

                      12  Leggi il testo e poi rispondi nel quaderno alle domande.


Il ritratto di Monna Lisa del Giocondo, meglio noto come la Gioconda, è in assoluto l’opera di Leonardo più celebre in tutto il mondo. Noto è soprattutto il suo sorriso enigmatico, che ha fatto scrivere fiumi di parole, suggerendo mille interpretazioni. Ma chi era veramente la Gioconda? L’identità della figura ritratta nel dipinto non è certa. Che si tratti di Monna Lisa Gherardini, una cortigiana proveniente dalla piccola nobiltà rurale, o che sia la benestante signora fiorentina, Monna Lisa del Giocondo, da cui deriva l’altro nome con cui è conosciuto il ritratto, sono tutte ipotesi. Le analisi ai raggi X, a cui è stato sottoposto il dipinto nel corso dei suoi restauri, mostrano che ci sono tre versioni nascoste sotto quella attuale. L’opera è infatti frutto di una lunga elaborazione: l’artista l’ha ritoccata più volte. Dal punto di vista pittorico la figura è quasi priva di contorni, grazie al sapiente uso della tecnica dello sfumato. Il pittore passa con gradualità da un tono all’altro, creando un’immagine mutevole, che suggerisce diverse direzioni: una del corpo, una delle braccia e un’altra del viso.

(Adattato da treccani.it)


1. Senza guardare il vocabolario, sai indicare da quale parola deriva il termine cortigiana?

2. Illustra il processo di derivazione da grado a gradualità, specificando anche a quali parti del discorso corrispondono le parole coinvolte nel processo.

3. Quale tipo di derivato sono i sostantivi restauro (da restaurare) e contorno (da contornare)?

4. Sottoposto (da sottoporre) è una parola derivata per suffissazione?


I PREFISSI E LA PREFISSAZIONE


                      13  Unisci le basi con i prefissi per creare parole derivate, facendo attenzione a modificare i prefissi quando necessario.

1. confezionare + pre- = ..................................................

2. sostenibile + in- = ..................................................

3. stimare + sotto- = ..................................................

4. congelare + de- = ..................................................

5. mortale + in- = ..................................................

6. trattare + con- = ..................................................


                      14  Scrivi nel quaderno il significato che i prefissi aggiungono alle seguenti parole e spiega il significato delle parole così costruite.

1. smanicare 2. affettare 3. anaffettivo 4. scaricare 5. immischiarsi 6. deodorante 7. antiaderente 8. illegale 9. interregno 10. incarcerare

                      15  Spiega, con l’aiuto del vocabolario, la differenza di significato tra i verbi di ciascuna coppia.

1. riaccomodare – raccomodare 2. riaccostare – raccostare 3. riavvolgere – ravvolgere 4. riaffrontare – raffrontare

La Grammatica Treccani - volume A
La Grammatica Treccani - volume A
Morfologia, sintassi, lessico, fonologia, ortografia