Dai fatti alla Storia - volume 1

LABORATORIO DELLE COMPETENZE F Lettera di un cardinale greco Il cardinale Isidoro, metropolita di Kiev e sostenitore della riunione delle Chiese orientale e occidentale, fu inviato in missione a Costantinopoli dal papa Niccolò V e giunse in città al momento dell assedio. La sua lettera, inviata all amico cardinale Bessarione, coglie con drammatico realismo la devastazione compiuta dall esercito ottomano. Ci vollero ben sei mesi per il solo viaggio, finché con difficoltà alla fine giunsi alla sventuratissima città di Costantinopoli il 26 del mese di ottobre [1452] e la trovai bloccata e accerchiata da ogni parte dal nemico in armi. [ ] Tutte le vie, le strade ed i vicoli erano pieni di sangue e di umore sanguigno che colava dai cadaveri degli uccisi e fatti a pezzi. Dalle case venivano tratte fuori le donne, nobili e libere, legate tra loro con una fune al collo, la serva assieme alla padrona e a piedi nudi, per lo più, e così pure i figli, rapiti con le loro sorelle, separati dai loro padri e dalle loro madri, erano trascinati via da ogni parte. Avresti potuto poi vedere o sole, o terra! schiavi e servi turchi d infimo grado portar fuori e spartirsi fanciulle giovanissime e nobilissime, laiche e religiose, e trascinarle fuori dalla città, non come buoi o pecore o altri animali domestici e mansueti, ma come se fossero un gregge indomabile di fiere spaventevoli, selvagge e crudeli, circondate tutt attorno da spade, sicari1, guardie e assassini. [ ] Appena fu loro possibile buttarono giù e fecero a pezzi nella chiesa che si chiamava di Santa Sofia2, e che ora è una moschea turca, tutte le statue, tutte le icone e le immagini di Cristo. La caduta di Costantinopoli, I. Le testimonianze dei contemporanei, a cura di A. Pertusi, Fondazione Lorenzo Valla-Mondadori, Milano 1976 1 2 sicari: chi uccide a pagamento. Santa Sofia: in greco, la Sapienza divina. G La caduta di Costantinopoli secondo papa Niccolò Sul letto di morte, il pontefice Niccolò V cercò di rigettare l accusa di non aver adeguatamente sostenuto la causa di Costantinopoli e dei cristiani d Oriente. Indirizzò, invece, tale accusa ad altri monarchi cristiani e alle potenze marittime mediterranee che stavano difendendo la città dagli ottomani. Ma siccome [gli ambasciatori dell imperatore greco] ritenevano che i nostri aiuti non potevano bastare in alcun modo a rimuovere e ad allontanare dal loro capo un assedio perseguito con tanta ostinazione da popoli così feroci e numerosi, invitammo perciò nel Signore la Serenità1 del predetto imperatore a rivolgere tutti i suoi pensieri, fin dove possibile, perché richiedesse al più presto l appoggio di altri popoli cristiani [ ]. Gli ambasciatori, soddisfatti della nostra risposta, tornarono dal loro imperatore. Ed egli, adeguandosi alle loro relazioni, inviò varie ambascerie qua e là a diversi principi e popoli cristiani per ottenere aiuti. Ma i suoi ambasciatori, avendo avuto soltanto risposte vaghe, senza raggiungere il loro scopo, tornarono di nuovo da noi [ ]. Delusi in modo inaspettato nella nostra speranza, noi decidemmo di non differire il nostro appoggio; anzi facemmo presente agli ambasciatori che in quel momento i nostri aiuti, per quello che erano, erano pronti [ ]. Ma prima ancora che questi nostri rinforzi inviati in soccorso approdassero alla città assediata, i costantinopolitani [ ] cedettero in modo vergognoso. Memorie testamentarie di Niccolò V, in La caduta di Costantinopoli, II. L eco nel mondo, a cura di A. Pertusi, Fondazione Lorenzo Valla-Mondadori, Milano 1976 1 Serenità: titolo onorifico riservato all imperatore bizantino. 325 77636R_0000E01_INTE_BAS@0325.pgs 15.09.2021 13:00

Dai fatti alla Storia - volume 1
Dai fatti alla Storia - volume 1
Dal Medioevo all'Età moderna