APPROFONDIAMO - ECONOMIA E SOCIETÀ - Il “giusto prezzo”

La cultura, le mentalità e i gruppi sociali | CAPITOLO 5 Infatti, vari passi dell Antico Testamento proibivano il prestito a interesse del denaro, ammesso solo per gli stranieri. Nel quadro prodotto dalle novità del basso Medioevo, contraddistinte dall affermarsi dei ceti mercantili e artigianali, si allargarono progressivamente le maglie della salvezza (> A ), offrendo a questi la possibilità di pentirsi in punto di morte, magari con qualche generosa elargizione a chiese e monasteri, e di giungere in purgatorio e infine in paradiso. APPROFONDIAMO ECONOMIA E SOCIET IL GIUSTO PREZZO Di fronte alla nascita di nuovi processi economici, alla fine del Duecento i teologi iniziarono a occuparsi dell economia e a questo scopo elaborarono alcuni strumenti di analisi i concetti di prezzo, di mercatura (l esercizio del commercio), di prestito, di interesse ricavandoli dalle stesse dinamiche che stavano osservando. Il loro interesse era diretto non tanto a osservazioni di tipo produttivo, quanto alla formulazione di un giudizio etico. Dalle cronache dei mercanti umanisti italiani del Trecento e del Quattrocento viene fuori una morale che si organizza intorno a tre valori fondamentali: profitto, prudenza, misura. Nel tardo Medioevo la teologia diede un contributo decisivo alla formulazione dei concetti economici, tra cui quello di giusto prezzo. Si ebbero differenti prese di posizione. Innanzitutto veniva fatta una prima netta distinzione tra il mercante buono e quello cattivo. Questa distinzione era basata su un idea: se l oggetto veniva venduto senza modificazioni a un prezzo maggiorato si doveva parlare di cattiva mercatura; se invece l oggetto era stato modificato in senso utile, come nel caso del fabbro, che compra il ferro allo scopo di ottenerne strumenti e utensili vari, il guadagno era pienamente giustificato. Il valore intrinseco dei beni era dunque legato al lavoro manuale, che da solo poteva giustificare il guadagno; perciò le attività manuali erano oneste, quelle che riguardavano il semplice scambio mercantile, disoneste. Secoli prima, sant Agostino aveva sostenuto che nello scambio economico i beni e i servizi venivano trattati non secondo il loro valore o la loro dignità, ma secondo il significato o l importanza che avevano per la persona che li desiderava. UN CAMBIAMENTO DI PROSPETTIVA Nella prima metà del Quattrocento il tema del giusto prezzo si modificò in quanto ci si rese conto delle mutate condizioni oggettive dell economia; vi era chi riteneva che il prezzo giusto fosse il costo di produzione, più una compensazione per il lavoro e i rischi corsi. Oltre al lavoro manuale gli studiosi apprezzarono l industriarsi del mercante, le sue attività, le spese, i rischi e le accumulazioni di risparmio che dovevano essere calcolati nella formazione del prezzo. Di particolare interesse fu la posizione assunta dai francescani che, cercando un criterio oggettivo della giustizia negli scambi, giunsero alla conclusione che il mercante svolgeva un servizio utile e produttivo nei confronti della società civile. Il filosofo Duns Scoto, riflettendo sullo scambio mercantile, sosteneva che i mercanti acquistavano i beni non per usarli, ma per venderli più cari. Ma a questa regola generale ne ve aggiungeva una di carattere etico: in ogni tipo di ag scambio il mercante deve svolgere un servizio sc utile alla società e per questo ha diritto a riceveut re un adeguata remunerazione. Sulla base di questo servizio reso alla collettività, Duns Scoto qu ammetteva l acquisto delle merci non per il bisoam gno, ma per la vendita da farsi con guadagno. gno La contrattazione di una pezza di tessuto lavorato, miniatura italiana quattrocentesca. 127 77636R_0000E01_INTE_BAS@0127.pgs 15.09.2021 13:27

Dai fatti alla Storia - volume 1
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Dal Medioevo all'Età moderna