Tua vivit imago - volume 1

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI 15 tis notus per omnis tribus declaratur. 5. Deinde ab eo magistratu alium post alium sibi pepe rit, semperque in potestatibus eo modo agitabat, ut ampliore quam gerebat dignus haberetur. 6. Tamen is ad id locorum talis vir nam postea ambitione praeceps datus est consulatum appete re non audebat. Etiam tum alios magistratus plebs, consulatum nobilitas inter se per manus tradebat. 7. Novos nemo tam clarus neque tam egregiis factis erat, quin indignus illo honore et is quasi pollu tus haberetur. ne da tutte le tribù, nonostante il suo aspetto fosse ignoto ai più. 5. In seguito, dopo quella carica, conseguì senza interruzione le altre, nell esercizio di una magistratura comportandosi sempre in modo tale da sembrare degno di un altra più importante dell attuale. 6. E tuttavia, sino a quel momento, un uomo così eccezionale in seguito infatti precipitò a motivo dell ambizione non osava chiedere il consolato: si era ancora nel periodo in cui i plebei potevano ottenere tutte le altre magistrature salvo il consolato, che i nobili si passavano di mano in mano tra loro. 7. La chiara fama e gli atti di valore non bastavano a far sì che un uomo privo di tradizioni familiari non fosse ritenuto indegno di quella magistratura e quasi contaminato. (trad. P. Frassinetti) omnis: accusativo plurale (per omnes). tribus: accusativo plurale di tribus, -us. 5. Deinde haberetur post: è avverbio. eo modo: prolettico della consecutiva ut haberetur. 6. Tamen tradebat ad id locorum: fino a quel momento , espressione di gusto arcaizzante in cui locorum è genitivo partitivo; specifica il senso di talis vir ed è in contrapposizione a postea nell inciso. praeceps: predicativo del soggetto. alios magistratus: accusativo plurale retto per zeugma* da tradebat. consulatum tradebat: lett. la nobiltà passava il consolato di mano in mano fra i suoi membri . Sallustio critica l ottusa difesa dei propri privilegi da parte della nobiltà romana. 7. Novos haberetur Novos: vale no- vus. egregiis factis: ablativo di qualità, usato per variare la costruzione rispetto all aggettivo clarus. quin: vale ut non, introducendo una consecutiva negativa dipendente da una principale negativa (per la presenza di nemo). is: è riferito a illo honore (cioè il consolato). pollu tus: participio perfetto di polluo. Analisi del testo L ascesa di un homo novus Gaio Mario nasce ad Arpino (la città in cui nascerà anche Cicerone) nel 157 a.C. La tradizione antica lo vuole figlio di un umile manovale, ma la sua famiglia appartiene più probabilmente all ordine equestre. Il II secolo a.C. vede una progressiva crescita del potere degli equites, che iniziano a gareggiare, nell occupazione di cariche pubbliche e di tribunali perpetui (quaestiones), con i senatori stessi. Tra le due fasce della società si mantiene però una radicale differenza, che si assottiglierà progressivamente nel corso del tempo. All epoca di Mario questa distinzione è ancora molto sentita, e la sua vertiginosa scalata, culminata nel consolato del 107 a.C. (carica che arriverà a ricoprire ben sette volte), può apparire sorprendente. Come Sallustio nota, il principale ostacolo alla scalata viene dalla sua condizione di homo novus, cioè di appartenente a una famiglia che non ha mai ricoperto cariche magistratuali. Questo destino verrà condiviso con il suo concittadino Cicerone, 822 anch egli homo novus e anch egli alla fine console (à p. 536). Riuscito nell ardua impresa di conquistare il consolato, il desiderio di gloria e l ambitio (il vizio che per Sallustio è bene ricordarlo nasce inevitabilmente nei tempi favorevoli) diventano nell animo di Mario sempre più ampi e incoercibili. Così dunque l ambizione dell homo novus porrà le premesse per il fatale declino cui andrà incontro al sorgere di un nuovo astro, quello di Silla, suo legato e futuro rivale durante la prima guerra civile cui andrà incontro Roma. Lo stile della cup do Il brano, come è tipico di Sallustio, è costruito con numerosi parallelismi (animus belli ingens, domi modicus, rr. 5-6; libidinis et divitiarum victor, r. 6; tantummodo gloriae avidus, rr. 6-7), frequenti forme arcaizzanti (saepissume, r. 3; capiundum, r. 4; Novos, r. 15) e un insistito impiego dell allitterazione* (militiae magna, r. 5; integrum ingenium, r. 9; populo petit, r. 10; facile factis, r. 10; Novos nemo,

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.