T13 ITA - Il malcontento politico

L autore Sallustio T13 Il malcontento politico tratto da Bellum Iugurthinum 41-42 italiano Più o meno a metà dell opera Sallustio inserisce un excursus storico che corrisponde a quelli presenti nel De Catilinae coniuratione (à T4). Il tema è ancora una volta l inizio della decadenza della repubblica, individuato nel periodo successivo alla sconfitta di Cartagine. 41. 1. Per la verità, questo deplorevole costume dei partiti popolari e delle fazioni 5 10 15 20 25 dei nobili e, in seguito, di ogni genere di depravazione era iniziato in Roma pochi anni addietro, in seguito all inerzia e all abbondanza di quegli agi che gli uomini stimano più importanti di tutto. 2. Infatti, prima della distruzione di Cartagine, il popolo e il Senato romano amministravano insieme la repubblica, con concordia e moderazione, e tra i cittadini non esisteva antagonismo di prestigio e di potere: il timore dei nemici tratteneva i cittadini nel rispetto della virtù. 3. Ma, appena quel timore svanì dal loro animo, naturalmente comparvero i malanni che la buona sorte comporta, dissolutezza e superbia. 4. Così, quella pace che avevano desiderato nei momenti di maggior disagio, una volta conseguita fu più dura e difficile degli stessi pericoli. 5. Infatti la nobiltà prese a mutare in licenza dissoluta il prestigio, il popolo la libertà, e ciascuno a volere per sé, a rapire, a far man bassa. Così, ogni cosa fu preda contesa fra due parti: e la repubblica, che era nel mezzo, fu lacerata. 6. Ma la nobiltà, grazie allo spirito di corpo, era assai più potente; la forza della plebe, disorganizzata e dispersa per la moltitudine, meno valeva. 7. Si viveva in pace e in guerra secondo il sopruso di pochi: in potere degli stessi erano erario province magistrature, occasioni di gloria, comandi supremi; il popolo era oppresso dal servizio militare e dalla miseria; i condottieri, con pochi altri, dilapidavano il bottino di guerra, 8. e intanto i genitori e i piccoli figli dei soldati, se era loro confinante uno più potente, venivano cacciati dai poderi. 9. Così, accanto al sopruso, si diffondeva senza modo e misura l avarizia, tutto corrompendo e straziando, senza cura o rispetto di nulla, finché rovinò da se stessa. 10. Infatti, appena tra i nobili si rinvenne chi anteponesse la vera gloria ad un iniquo prestigio, la città fu sconvolta e la discordia civile prese a infuriare con la violenza di un cataclisma. 42. 1. Infatti, dopo che Tiberio e Gaio Gracco,1 i cui antenati nella guerra punica ed in altre avevano molto incrementato la repubblica, presero a rivendicare la libertà della plebe e a svelare le nefandezze degli aristocratici, la nobiltà, consapevole delle proprie colpe e quindi timorosa, ora per mezzo degli alleati e dei Latini, talvolta dei cavalieri romani,2 che la speranza di essere equiparati ai nobili aveva allontanato 1. Tiberio e Gaio Gracco: i due più importanti riformatori in campo sociale ed economico del II secolo a.C. Tribuni della plebe il primo nel 133 a.C., il secondo nel 123 a.C., proposero una serie di misure volte ad arginare la profonda crisi in cui versavano i piccoli e medi proprietari terrieri. Tiberio Gracco venne ucciso in una congiura guidata da Publio Cornelio Scipione Nasìca; Gaio Gracco, braccato da quasi tutte le componenti del popolo di Roma, si fece uccidere nel 121 a.C. dal proprio schiavo Filocrate per sottrarsi al linciaggio. 2. cavalieri romani: cioè gli equ tes, gli appartenenti all ordine equestre. 819

Tua vivit imago - volume 1
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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.