Tua vivit imago - volume 1

L autore Sallustio Analisi del testo L uomo romano e la sua filosofia Come quello del De Catilinae coniuratione (à T2), anche il proemio del Bellum Iugurthinum è profondamente intessuto di trame platoniche, più o meno le stesse che si possono rintracciare nell altra opera. Ciò che è bene tener presente, in entrambi i casi, è la particolarissima interpretazione che Sallustio, certo più storico che filosofo, offre del platonismo. Egli plasma e riadatta lo sfondo filosofico (essenzialmente greco) a un esigenza più immediata e profonda: quella dell uomo romano e, in particolare, del miles e del politico. Cardine della riflessione sallustiana è il conseguimento di una gloria che, conquistata soltanto con la virtus, non solo non potrà essere estirpata da nessuna fortuna (r. 5), ma eleverà anzi l essere umano a un livello d immortalità. A esplicitare questo rapporto molto stretto tra virtus e gloria, e l opposizione di questi due termini al comportamento bestiale di chi pratica l otium sine litteris (il ritiro dalle attività pubbliche senza l impegno intellettuale, come invece aveva fatto Sallustio, che si era dedicato alla stesura delle sue opere storiografiche), rimane la descrizione che lo stesso Sallustio ne ha dato, al principio del De Catilinae coniuratione (7, 5-6): «A simili uomini [cioè i viri della prima Roma], quindi, nessuna fatica pareva insolita, nessuna posizione dura o inespugnabile, nessun nemico in armi terribile; il valore superava ogni ostacolo. Ma fra loro stessi esisteva vivissima emulazione di gloria [gloriae maxumum certamen]; ciascuno voleva essere il primo a colpire il nemico, a scalare le mura, a farsi vedere nell atto di compiere queste imprese. Queste giudicavano le vere ricchezze, la vera fama, la nobiltà grande (trad. P. Frassinetti). Lo stile del proemio Il brano esemplifica molte delle caratteristiche dello stile sallustiano: al paragrafo 3, in particolare, nelle parole pollens potensque et clarus (r. 5) si incontrano insieme un allitterazione*, un climax* ascendente e una variatio* (nell uso delle congiunzioni, prima l enclitica -que, poi et), mentre un altro climax ascendente è alle rr. 11-12: aliena... periculosa ac perniciosa, anche qui con allitterazione (periculosa... perniciosa petunt). Inoltre, ricorrono nel passo, come sempre in Sallustio, alcune forme arcaiche, come artis (r. 6) e diffluxe re (r. 9), che contribuiscono alla grav tas (austera solennità) dello stile. Laboratorio sul testo COMPRENSIONE 1. Spiega il rapporto che, secondo Sallustio, si instaura tra casus e virtus. 2. In che modo l uomo può divertare da mortale immortale? ! repetita iuvant IL CONGIUNTIVO INDIPENDENTE: IL POTENZIALE Il congiuntivo può trovarsi in latino anche in una frase indipendente. In tale condizione questo modo assume di volta in volta una sfumatura particolare. Tra queste una è legata all idea della possibilità (come per esempio alla rr. 2-3, neque maius aliud neque praestabilius invenias): esprime cioè un fatto possibile, senza specificare se poi si verifichi o meno. Con tale significato il congiuntivo è definito potenziale o eventuale. La sua negazione è non (oppure nemo, nihil, nullus, numquam ecc.). Vengono usati i seguenti tempi del congiuntivo: il congiuntivo presente e il congiuntivo perfetto quando si esprime una possibilità nel presente (Quis neget eximiam quoque gloriam saepius fortunae quam virtutis esse beneficium?, Chi potrebbe negare che pure una meravigliosa gloria sia più spesso un dono della fortuna piuttosto che del valore? , Cicerone); il congiuntivo imperfetto quando si esprime una possibilità che esisteva nel passato (Putaresne unquam accide re posse ut mihi verba deessent?, Avresti mai creduto che potesse succedere che mi mancassero le parole? , Cicerone). Svolgi&Verifica Esercizi interattivi 1. Inquadra il QRcode: individua nelle frasi proposte i congiuntivi indipendenti usati in funzione potenziale. 813

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Età arcaica e repubblicana