Tua vivit imago - volume 1

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI 15. Res, tempus, pericula, egestas, belli spolia magnifica magis quam oratio mea vos hortantur. 16. Vel imperatore vel milite me utimini! Neque animus neque corpus a vobis abe rit. 17. Haec ipsa, ut spero, vobiscum una consul agam, nisi forte me animus fallit et vos servire magis quam imperare parati estis. 15. L impresa stessa, l occasione, i pericoli, l indigenza, il magnifico bottino di guerra vi esortano assai più delle mie parole. 16. Comandante o semplice soldato, disponete di me! Né il mio spirito né il mio braccio vi mancheranno. 17. Eletto console, questo programma, come spero, io realizzerò insieme con voi, sempre che io non mi illuda e voi non siate più disposti a servire che a comandare. (trad. P. Frassinetti, con adattamenti) 15. Res vos hortantur Res spolia: accumulazione per asindeto*. 16. Vel abe rit imperatore milite: sono predicativi di me, ablativo dipendente da utimini. 17. Haec ipsa estis una: avverbio ( insieme ). nisi fallit: se non m inganno , protasi di un periodo ipotetico della realtà. Analisi del testo Un disagio storico e umano Nel brano qui riportato, Sallustio immagina il discorso pronunciato da Catilina di fronte ai suoi congiurati, poco prima di avviare la micidiale macchina della sua cospirazione. L orazione tenuta dall uomo politico, al di là del pregio stilistico e artistico, è un preziosissimo documento storico che mette in luce il disagio profondo che ha colpito, seppur con gradazioni diverse, l intera società romana. Catilina si rivolge a una massa di sbandati e diseredati che, pur di riconquistare le ricchezze precedenti, sono disposti a muovere guerra contro lo Stato. Sallustio, scrivendo questo capolavoro retorico, tratteggia con molta arte l esito gravissimo di un processo storico che ha radici profonde. Il II secolo a.C. si apre infatti con la formidabile vittoria romana contro Filippo V di Macedonia (la seconda guerra macedonica, 200-197 a.C.). Roma entra definitivamente negli affari del Mediterraneo orientale e si pone, non senza eventuali future rivalse, come la garante della pace e della libertà dei Greci. Poco dopo la metà del secolo (146 a.C.) la parabola di conquista del Mediterraneo, avviata con i successi della prima guerra punica (264-241 a.C.), giunge all apice definitivo con la distruzione di Cartagine, in primavera, e quella di Corinto, nel settembre (à p. 71). Tuttavia, dell enorme affluire di ricchezze a Roma non beneficia tutta la popolazione: sono infatti soprattutto pochi, per giunta già ricchi, a goderne (mentre tanti altri esponenti dell aristocrazia, un tem- 802 po agiati, cominciano a decadere). Seppure questi soggetti investano buona parte del loro denaro in opere pubbliche e in ex voto (i templi che vengono dedicati per sciogliere un voto stretto con una divinità in guerra), sono sempre più distanti, per il tenore di vita, dagli strati più bassi della società romana, la cui situazione va progressivamente peggiorando. Anche nell ambito di questo disagio si devono collocare i due tentativi riformatori dei fratelli Tiberio (133 a.C.) e Gaio Gracco (123 a.C.). La congiura di Catilina ha invece una differente base socioeconomica: l aristocratico si rivolge infatti ai suoi stessi pari, in gran parte decaduti, i cui insaziabili appetiti si scontrano inevitabilmente con la progressiva crisi statale e con l emergere di poche figure sempre più potenti, attorno alle quali si raccolgono ricchezza e potere, e che emarginano progressivamente gli altri concorrenti. Uno stile deciso La grandezza dell orazione di Catilina sta anzitutto nella veemenza e nella forza del suo stile: organizzata secondo i criteri più raffinati dell oratoria antica, essa appartiene a quello che il retore di età flavia Quintiliano (ca 35/40-96 d.C.) definirà genus hortativum, cioè inerente all esortazione, il genere di orazione proprio delle suasoriae. Osserva la corrispondenza tra la consueta dispositio delle orazioni esortative e i paragrafi in cui è suddiviso il discorso sallustiano:

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.