Tua vivit imago - volume 1

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI 10 5. Sed diu magnum inter mortalis certamen fuit, vine corporis an virtute animi res militaris magis procederet. 6. Nam et, prius quam incipias, consulto et, ubi consulueris, mature facto opus est. 7. Ita utrumque per se ind gens alterum alterius auxilio eget. 5. Sed... magis procederet Sed: conserva qui il suo valore avversativo: dalla parte genericamente teorica Sallustio passa ora all indagine pienamente storiografica. magnum certamen: l iperbato*, separando due termini naturalmente accostati, li rende ancora più evidenti per il lettore, enfatizzando così l importanza del tema in discussione. Certamen ha qui il significato di contesa . mortalis: forma arcaica dell accusativo plurale. vine procederet: proposizione interrogativa indiretta disgiuntiva, in cui l enclitica -ne è collegata all ablativo del sostantivo vis: se l arte militare dipendesse maggiormente dalla prestanza fisica o dal valore dell animo . Il congiuntivo (procederet) è di tempo imperfetto perché dipendente da una principale in cui compare un tempo storico. 6. Nam opus est Infatti prima di passare all azione è necessario riflettere e, dopo aver deciso, agire con prontezza . Il tu generico, presupposto dai verbi incipias e consulueris, si rende solitamente in italiano con una forma impersonale; consulto e facto sono ablativi retti da opus est. 7. Ita auxilio eget Così entrambe le cose, di per sé insufficienti, necessitano l una dell altra . utrumque: il pronome indefinito si riferisce ad animus e corpus del paragrafo 2 (r. 3). auxilio: ablativo di privazione dipendente da eget. Analisi del testo I modelli del proemio Il genere della monografia storica appare a Roma appena un secolo prima di Sallustio: secondo la tradizione, a inaugurare il genere sarebbe Celio Antìpatro (III-II secolo a.C.), che dedica i suoi sette libri di Historiae alla narrazione della seconda guerra punica (218-202 a.C.). L apertura dell opera di Sallustio, però, più che guardare ai modelli latini, guarda soprattutto a modelli greci: anzitutto allo storico greco Polibio (ca 200-118 a.C.), che aveva aperto la sua opera con un ampio proemio dedicato all importanza dell indagine storica. La particolarità di Sallustio sta nella capacità di allargare l analisi propria dello storico a un più ampio tessuto filosofico, cioè alla discussione sulla natura dell uomo e sulla sua superiorità rispetto a tutti gli altri esseri animati. Sono evidenti i rimandi al filosofo greco Platone (427-347 a.C.). Confronta, per esempio, le rr. 3-5 con questo brano del Fedone (79e-80a): «Quando anima e corpo si trovano insieme, all uno la natura impone di servire e di farsi comandare, all altra invece di comandare e signoreggiare (trad. G. Giardini); oppure le rr. 1-3 con questo passo della Repubblica (586a): «Essi [gli uomini che si sono sempre occupati di banchetti e divertimenti] non hanno mai levato lo sguardo [ ], ma come animali, guardando sempre in basso, col capo chino a terra e alle mense, si rimpinzano di pastura e si accoppiano (trad. G. Caccia). Una filosofia per la storia Anche se a una prima lettura la discussione filosofica che apre il De Catilinae coniuratione può apparire incongruente con 790 un opera storica, l argomentazione limpida ed essenziale di Sallustio segue invece un filo logico ben preciso. Alla prima constatazione, cioè che la facoltà umana deriva da un equilibrata commistione di forza e ingegno, Sallustio fa infatti seguire una riflessione storica, proseguendo l argomentazione nel secondo capitolo, dove afferma che, dal momento in cui i regni cominciarono a estendersi oltre i loro confini e a costituirsi in imperi, fu necessario, per chi voleva governare, servirsi anzitutto dell ingegno. Sallustio sviluppa quindi un antitesi tra vis e ingenium (rr. 3-5) e tra gloria divitiarum et formae e virtus (rr. 7-8): ingegno e virtù sono superiori alla vis, la forza fisica , nella ricerca della gloria, nell actio e nel governare. Sulla superiorità di ingenium e virtus lo storico costruisce l intera architettura del proemio; egli allude alla virtus romana, che porta a guadagnare gloria imperitura con l audacia e la forza, interiore ed esteriore; ma anche a una più generica virtus umana, che spinge l uomo a raggiungere le più sublimi altezze, emancipandosi gradualmente dalla natura bestiale che lo accomuna agli altri animalia. Stabilita dunque, con queste premesse, la supremazia della virtus sulla vis fisica, Sallustio può arrivare ad affermare che, se è vero che l attività militare è quella in cui il cittadino romano può maggiormente dimostrare virtus e ingenium, queste stesse qualità vengono applicate in sommo grado anche da chi si dedica all otium letterario e, in particolare, alla storiografia: egli insomma sostiene una sostanziale equiparazione di ruolo tra chi compie grandi imprese e chi come lui le narra e le fissa nella memoria.

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.