Tua vivit imago - volume 1

L autore Cesare 15 8. qui ex his secuti non sunt, in desertorum ac proditorum numero ducuntur, omniumque his rerum postea fides derogatur. 9. Hospitem violare fas non putant; qui quacumque de causa ad eos venerunt, ab iniuria proh bent, sanctos habent, hisque omnium domus patent victusque communicatur. 8. qui fides derogatur qui sunt: coloro che tra questi [che hanno promesso il loro aiuto] non lo hanno seguito [nell impresa] . in ducuntur: vengono considerati alla stregua di (lett. nel numero dei ) disertori e traditori ; desertor (da dese ro) è colui che abbandona , pro- d tor (da prodo) colui che rivela e dunque tradisce . fides derogatur: viene tolta la fiducia ; dall espressione dipende il genitivo omnium rerum. 9. Hospitem violare communicatur fas: sostantivo neutro indeclinabile, indica ciò che è conforme al coman- damento divino. quacumque de causa: per qualsiasi motivo . ab iniuria proh bent: difendono dai torti (sottinteso eos). sanctos habent: considerano inviolabili . hisque: e a costoro . victus communicatur: il vitto è messo in comune . Analisi dei testi La scoperta dei Germani Il nome dei Germani comincia a circolare a Roma soltanto nel I secolo a.C.: in precedenza questo popolo non veniva, infatti, distinto dagli altri barbari stanziati a nord delle Alpi e dei Balcani, sicché, quando alla fine del II secolo a.C. i popoli germanici dei Cimbri e dei Tèutoni invasero la Gallia Narbonese e l Italia settentrionale (per essere fermati infine da Mario nel 101 a.C.), furono considerati Celti al pari dei Galli. Nel I secolo a.C. si cominciano a definire con il nome di Germani le tribù celtiche stanziate a est del Reno; ma è Cesare, entrato in contatto con loro quando si era spinto con l esercito al di là del fiume, il primo a parlarne più nello specifico e a distinguerli nettamente dai Galli: nel De bello Gallico Galli e Germani sono presentati per la prima volta come due popoli diversi, ciascuno con i propri caratteri peculiari e la propria organizzazione politica e sociale. L etnografia dei Germani La geografia antropica degli antichi era spesso nutrita da racconti soprannaturali, da aneddoti e curiosità di ogni genere. Sia per i popoli immaginari, sia per popoli esistenti ma remoti (i Traci, gli Sciti, i Germani), gli antichi, al fine di ottenere l interesse del pubblico di lettori o ascoltatori, inserivano spesso excursus sulle bizzarre o lodevoli abitudini dei popoli che descrivevano. Anche Cesare ricorre a questo tipo di digressione. Tuttavia, in linea con la generale chiarezza e stringatezza dello stile, l autore non si diffonde in stravaganti ritratti dei Germani, ma ne fornisce una sobria rappresentazione: dopo aver parlato dei Galli (VI, 11-20) sottolineandone la religiosità («Tutto il popolo dei Galli è assai dedito alle pratiche religiose , VI, 16, trad. A. Pennacini) e il ruolo preminente dei druidi, i sacerdoti, nella loro società, Cesare introduce la descrizione dei Germani evidenziando uno dei caratteri più significativi ai suoi occhi, l assenza di una classe sacerdotale politicamente forte come quella dei druidi (T5, rr. 1-2). La religione dei Germani assomiglia infatti a una sorta di naturalismo religioso, cioè quel sistema di credenze per cui si attribuiscono, senza sovrastrutture metafisiche, tratti divini agli elementi naturali (Solem et Vulcanum et Lunam, T5, rr. 3-4). Non deve stupire la sovrapposizione di nomi tipici delle divinità romane a figure divine dei Germani: fin dalla storiografia erodotea (à p. 698) era invalso l uso di attribuire nomi greci o romani a divinità straniere , attribuzione in questo caso facilitata dalla comune appartenenza delle divinità nordiche e romane al pantheon indoeuropeo. Cesare passa poi a trattare alcuni costumi dei Germani: stando alla sua descrizione, le tribù germaniche sarebbero animate da una singolare morigeratezza sessuale, che condurrebbe a lodare i ragazzi che maggiormente si astengono dalle pratiche amorose (T5, par. 4) e a considerare indecoroso accoppiarsi con una ragazza più giovane dei vent anni (T5, par. 5). Un popolo selvaggio Descritti come guerrieri e cacciatori, i Germani di Cesare risaltano soprattutto per la loro primitività e per l importanza attribuita alla forza fisica, per cui sono disposti anche alla castità. La barbarie dei Germani si manifesta anche nella loro abitudine alle scorrerie e alle razzie, che praticano periodicamente ai danni delle popolazioni vicine. Nel complesso essi appaiono più pericolosi dei Galli, a cui pure un tempo erano stati inferiori, per la purezza 721

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.