Tua vivit imago - volume 1

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI 30 6. Perfacile factu esse illis probat conata perficere, propterea quod ipse suae civitatis imperium obtenturus esset: 7. non esse dubium quin totius Galliae plurimum Helvetii possent; se suis copiis suoque exercitu illis regna conciliaturum confirmat. 8. Hac oratione adducti inter se fidem et ius iurandum dant et regno occupato per tres potentissimos ac firmissimos populos totius Galliae sese potiri posse sperant. 6. Gli dimostra che era facilissimo realizzare i loro progetti, per la ragione che egli avrebbe preso il potere nella sua nazione: 7. non vi era dubbio che di tutta la Gallia gli Elvezi erano il popolo più potente; garantisce che egli con i suoi mezzi e il suo esercito li avrebbe sostenuti nella conquista del regno. 8. Convinti da questo discorso scambiano fra loro giuramento di fedeltà e sperano, una volta impadronitisi del regno, di potere conquistare per mezzo di tre popoli potentissimi e fortissimi l intera Gallia. (trad. A. Pennacini) 6. Perfacile obtenturus esset factu: supino in -u (lett. facilissimo a farsi ). conata: progetti , plurale di conatum, derivante dal verbo conor. imperium: il potere supremo . obtenturus esset: perifrastica attiva dipendente da quod, con il verbo al congiuntivo obliquo. 7. non esse confirmat quin pos- sent: proposizione completiva dipendente da non esse dubium. se conciliaturum: perifrastica attiva con esse sottinteso. 8. Hac oratione sperant fidem et ius iurandum: è una formula ricorrente, che significa letteralmente l impegno e il giuramento , ma si può considerare un endiadi* ( giuramento di fedeltà ). potentissimos ac firmissimos: ancora una coppia di superlativi (à r. 1). sese potiri posse: di potersi impadronire , regge il genitivo totius Galliae (sese è soggetto di posse, da cui dipende l infinito del deponente potior). Analisi del testo Il ruolo di Orgetorìge Nel ricercare le cause reali delle guerre in Gallia, molti sostengono che Cesare, alla ricerca del successo personale e di un esercito che gli fosse fedele, avrebbe colto al volo l occasione offertagli dai movimenti degli Elvezi per iniziare una campagna militare che avrebbe avuto un costo enorme in termini di vite umane. A questo proposito si può citare la testimonianza di Cassio Dione (II-III secolo d.C.), autore di una storia di Roma in lingua greca: «Cesare in Gallia non trovò nessuna situazione di guerra, perché vi regnava una calma perfetta. Egli però non se ne stette in pace [ ]. Ariovisto aveva ricevuto la conferma del suo regno da parte dei Romani ed era stato ascritto fra gli amici e gli alleati di Roma proprio da Cesare, quando era console. Ma Cesare, di fronte alla gloria e alla potenza che gli sarebbero venute da una guerra, non si curò minimamente di queste circostanze, badando soltanto a far ricadere sul barbaro la colpa della guerra, affinché non si credesse che egli aveva dato inizio alle ostilità per primo (Storia romana XXXVIII, 31 e 34, trad. G. Norcio). Come si può dedurre dal brano antologizzato, il «barbaro a cui attribuire la responsabilità dello scoppio del conflitto è Orgetorìge, che Cesare descrive con i tratti dell aspirante tiranno (regni cupiditate in- ductus, r. 2), a capo di una popolazione amante della guerra (gli Elvezi sono infatti definiti bellandi cup di, r. 10). Cesare condanna insomma il piano di Orgetorìge, intenzionato a porsi alla guida degli Elvezi, dopo aver stretto un alleanza con gli Edui, per volgere alla conquista della Gallia. D altra parte, Orgetorìge facilius iis persuasit (rr. 4-5): egli non fatica a imporre il suo piano criminoso, dal momento che gli Elvezi ambivano ad ampliare i propri confini (e Cesare ne spiega bene le ragioni ai paragrafi 3-5). Con queste premesse l intervento armato romano viene implicitamente presentato non solo come lecito, ma addirittura come giusto. Le informazioni etnografiche Come è proprio della sua scrittura, limpida e precisa, Cesare affianca al nome della popolazione citata, quella degli Elvezi, alcune brevi e puntuali informazioni di natura etnografica: specifica i confini geografici del loro territorio (rr. 5-8), ma ne descrive anche i costumi e le abitudini, presentandolo come un popolo ambizioso e a tal punto bellicoso da desiderare nuovi spazi da poter depredare e saccheggiare (rr. 8-10). Anche queste informazioni sembrerebbero voler giustificare l intervento di Cesare in Gallia. Mettiti alla prova Laboratorio sul testo ONLINE 716

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Età arcaica e repubblicana