T2 - Le “belle parole” sono inutili (Seneca, Epistulae ad

PERCORSI TEMATICI DI TESTO IN TESTO Sin da Platone, i nemici della retorica si sono arrovellati sullo strumentalismo, sul rischio che gli oratori eloquenti, ma privi di scrupoli, provino a convincere non con i meriti delle loro tesi e delle loro argomentazioni, ma solo toccando i tasti giusti dell oratore, in parole povere utilizzando idee, frasi e trucchi professionali che hanno imparato e testato nel tempo per scatenare una reazione violenta nelle persone a cui si stanno rivolgendo. Viviamo in un mondo in cui queste tattiche sono vieppiù meccanizzate. [ ] Nel mondo della politica e della gestione pubblica le parole sono azioni e hanno conseguenze. In questo momento il nostro linguaggio pubblico rischia di fare cilecca, e la storia ci dice che quando succede sono in arrivo brutte cose. Il Signore del Disordine ti invita al ballo dei matti. (Mark Thompson, La fine del dibattito pubblico, come la retorica sta distruggendo la lingua della democrazia, Feltrinelli, Milano 2017) FINO A TE Mark Thompson (Londra, 1957), è stato direttore generale della BBC (British Broadcasting Corporation, l ente radiofonico e televisivo inglese) ed è attualmente amministratore delegato del quotidiano New York Times. Leggi la citazione riportata sopra e mettila a confronto con il brano di Platone. Discuti poi con i tuoi compagni e compagne su come un uso poco etico della parola possa veramente penalizzare la vita democratica di un popolo nel momento in cui la retorica diviene strumento di adulazione della massa, di occultamento della verità e di perseguimento di interessi personali a discapito del bene comune. T2 Le belle parole sono inutili Seneca Epistulae ad Lucilium 75, 4-7 Anche a Roma diversi filosofi, come lo stoico Seneca (4 a.C.-65 d.C.), prendono nettamente le distanze dall elogio della retorica che leggiamo, per esempio, in Cicerone. Nel brano seguente, tratto dalle lettere a Lucilio, il filosofo non attacca tuttavia la retorica in modo diretto, come fa Platone, ritenendola una forma di «adulazione o addirittura di inganno: più che dannosa, Seneca la giudica inutile, dal momento che le parole non devono mirare a essere piacevoli, bensì ad arrecare giovamento a chi le ascolta. 5 684 Insomma, sia nostro proposito dire quello che sentiamo e sentire quello che diciamo: le nostre parole siano coerenti con la nostra vita. Adempie la sua promessa chi rimane lo stesso quando lo senti parlare e quando lo vedi agire. Potrà così mostrare le qualità del suo ingegno e la grandezza del suo animo: ne risulterà un intima coerenza. Le nostre parole non devono piacere, ma recare giovamento. Se, tuttavia, uno riesce ad esprimersi in forma elegante spontaneamente e senza fatica, ben venga l eloquenza con la bellezza delle sue espressio-

Tua vivit imago - volume 1
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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.