T27 ITA - Amicizia e utilità

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI T27 Amicizia e utilità tratto da Laelius 29-31 italiano In questo passo del Laelius de amicitia, la riflessione di Lelio, uno dei tre interlocutori che prendono parte al dialogo, sulla generosità nell amicizia offre a Cicerone l occasione per muovere una critica contro gli epicurei, per i quali l amicizia poteva essere basata soltanto sull interesse reciproco. 5 10 15 20 25 29. E se tanta è la forza della rettitudine, che la amiamo sia in quelli che non abbiamo visto mai, sia, cosa ancora più grande, pure nel nemico, qual meraviglia se gli animi degli uomini si commuovono, quando sembri loro di scorgere virtù e probità in quelli coi quali sono per avventura congiunti per consuetudine di vita? Naturalmente, l amore è rinforzato e dal bene ricevuto e dalla devozione constatata e dalla familiarità sopravvenuta, e se queste cose si uniscono a quel primo moto di simpatia, ne divampa una meravigliosa grandezza di affetto. Ora, se alcuni1 credono che essa derivi dalla debolezza umana, la quale va in cerca d uno con l aiuto del quale si possa conseguire ciò di cui si sente la mancanza, attribuiscono davvero all amicizia una nascita, per così dire, umile e niente affatto nobile, poiché la vogliono figlia della miseria e del bisogno. E se così fosse, quanto meno uno pensasse d avere doti in sé, tanto più sarebbe adatto a stringere amicizie; e invece la cosa è assai diversa. 30. Quanto più infatti uno confida in sé, quanto più uno è armato di virtù e di sapienza (così armato da non aver bisogno di nessuno e da poter pensare d avere tutte le sue cose in se stesso), tanto più cerca e coltiva amicizie. E allora? L Africano aveva forse bisogno di me? No, per Ercole! E neppure io di lui; ma io per una certa ammirazione della sua virtù ho preso ad amare lui, egli a sua volta forse per una qualche stima che aveva dei miei costumi ha preso ad amare me; la familiarità ha poi accresciuto l affetto. Ma quantunque molte e grandi utilità ne siano seguite, non tuttavia dalla speranza di esse è venuto il motivo del nostro affetto. 31. Come infatti siamo benèfici e liberali non per riscuotere gratitudine (ché noi non diamo a prestito con interesse i benefici, ma per natura siamo propensi alla liberalità), così riteniamo che sia da ricercare l amicizia non per la speranza di un guadagno che ne venga, ma perché tutto il suo frutto è proprio lì, nell amore. (trad. C. Saggio) 1. alcuni: Cicerone allude qui agli epicurei. 646

Tua vivit imago - volume 1
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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.