T18 LAT ITA - Il destino dei grandi statisti I

L autore Cicerone T18 Il destino dei grandi statisti I tratto da Somnium Scipionis 13-15 latino italiano Scipione Africano spiega al nipote, Scipione Emiliano (à p. 553), che alle anime degli statisti virtuosi è riservata in cielo la beatitudine eterna. Compare poi Lucio Emilio Paolo (il vincitore del re Pèrseo a Pidna nel 168 a.C.), che al figlio desideroso di raggiungere la sede dei beati spiega che ciò dipende dalla volontà del dio supremo. 5 13. «Sed quo sis, Africane, alacrior ad tutandam rem publicam, sic habe to: omnibus, qui patriam conservaverint, adiuverint, auxerint, certum esse in caelo definitum locum, ubi beati aevo sempiterno fruantur; nihil est enim illi principi deo, qui omnem mundum regit, quod quidem in terris fiat, acceptius quam concilia coetusque hominum iure sociati, quae civitates appellantur; harum rectores et conservatores hinc profecti huc revertuntur . 14. Hic ego, etsi eram perterritus non tam mortis metu quam insidiarum a meis, quaesivi tamen, viveretne ipse et Paulus pater et alii, quos nos exstinctos arbitraremur. «Immo vero , inquit, «hi vivunt, qui e corporum vinculis tamquam e carcere evolaverunt, vestra vero, quae dicitur, vita mors est. 13. «Ma perché con più ardore tu ti disponga alla difesa dello Stato, tieni in mente questo: a tutti coloro che hanno salvato, aiutato, accresciuto la patria, è assegnata in cielo una sede ben determinata, dove nella beatitudine possano godere di una vita eterna; infatti, a quel dio supremo che governa il mondo niente di ciò che accade in terra è più gradito di quelle aggregazioni e riunioni di uomini associate nel diritto, che prendono il nome di Stati; i loro governanti e difensori, partiti da qui, qui ritornano . 14. Allora io pur sconvolto, non tanto dal timore della morte quanto dalle insidie dei miei parenti, tuttavia gli chiesi se continuasse a vivere lui e mio padre Paolo e altri che noi consideriamo morti. «Anzi rispose «vivono di vera vita proprio questi che volarono via dai vincoli del corpo come usciti da un carcere, mentre quella che ha nome vita, la vostra, è morte. 13. Sed quo huc revertuntur quo sis: in presenza del comparativo alacrior la proposizione finale è introdotta da quo, anziché da ut. Da alacrior dipende a sua volta la finale implicita ad tutandam rem publicam. habe to: regge la proposizione infinitiva omnibus certum esse locum; l uso dell imperativo futuro ( considera ), tipico delle prescrizioni di legge e dei testi oracolari, conferisce solennità alla profezia. qui auxerint: i tre congiuntivi eventuali (ma si possono considerare anche futuri anteriori) della proposizione relativa riferita a omnibus sono posti in successione asindetica e messi in risalto dal climax ascendens* e dall omeoteleuto* (-erint); adiuverint e auxerint sono inoltre allitteranti. ubi fruantur: proposizione relativa con valore consecutivo-eventuale. Fruantur regge l ablativo aevo sempiterno. qui omnem mundum regit: la proposizione relativa propria determina illi principi deo. Nota la scelta del termine mundus che indica l universo e non il globo terracqueo, che è detto invece orbis terrarum. quod fiat: la proposizione relativa (al congiuntivo, ha valore limitativo) determina nihil. quae: la concordanza del relativo, nelle relative accessorie, con il predicativo chiarisce che si tratta di un femminile riferito a civitates (non di un neutro concordato con la coppia allitterante concilia coetusque). conservato res: richiama conservaverint di r. 2. pro fecti: è il participio perfetto di proficiscor. 14. Hic ego prohibebat metu: ablativo di causa da cui dipendono mortis e insidiarum. Scipione Africano profetizza al nipote non solo un destino di gloria (parr. 11-12) ma anche la morte; questa avvenne nel 129 a.C. in circostanze misteriose e sospette, verosimilmente per mano dei suoi avversari politici (cfr. De republica I, 31) o di sua moglie Sempronia, sorella dei Gracchi, o di Cornelia, madre di lei, o ancora di Marco Fulvio Flacco, futuro console nel 125 a.C.; Cicerone ne individua il responsabile nel triumviro Gaio Papirio Carbone, tribuno della plebe nel 133 a.C. e console nel 120 a.C., anche se in Laelius 102 si parla di un malore improvviso di Scipione. quaesivi: regge l interrogativa indiretta viveretne. ipse: è l Africano. quos arbitraremur: il congiuntivo nella proposizione relativa è quello del discorso indiretto; lo si può rendere con un presente acronico come nella traduzione proposta. Immo vero: ha valore correttivo ( al contrario certamente ). hi vivunt est: se la vita vera è quella dello spirito e non quella terrena, anche i valori terreni hanno minore importanza, tanto che Scipione ammonisce il nipote a usare la visione dalla Via Lattea quale metro per giudicare le cose terrene (par. 20: haec caelestia semper spectato, illa humana contemn to, «sempre guarda a queste cose celesti, e non tener conto delle cose umane , trad. F. Nenci); la svalutazione del mondo umano e del potere include di conseguenza anche quella dell imperium di Roma (à p. 623). 619

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.