Tua vivit imago - volume 1

L autore Cicerone Analisi del testo L esortazione ad Antonio In un momento di grave pericolo per la res publica, Cicerone invita Antonio a ricordarsi della gloria ottenuta quando, il 15 marzo del 44 a.C., nell elogio funebre di Cesare, aveva esortato i Romani alla pacificazione e lasciato intendere di voler restaurare la libertà repubblicana. Per Antonio l unica via di salvezza è anteporre il benessere dello Stato al potere e al prestigio personali. Il suo disegno tirannico, le sue minacce eversive e l uso delle armi, a cui il triumviro vuole ricorrere, potrebbero scatenare una ribellione popolare, alla quale parteciperà lo stesso Cicerone (contempsi Catilinae gladios, non pertimescam tuos, r. 4). L esortazione rivolta al nemico dello Stato a non deviare dalla condotta onesta degli antenati (quibus ortus sis considera, rr. 1-2) è un espediente con cui l homo novus Cicerone spesso attacca la nobilitas e la sua presunzione di tramandare esempi di specchiata moralità. Antonio viene in tal modo a rappresentare il declino generazionale della sua gens e dell intera società romana. Pax e libertas Dichiarandosi pronto a morire per la patria (corpus libenter obtulerim, r. 5), Cicerone spera di garantire una rinascita della repubblica; attraverso il proprio sacrificio egli aiuterà il popolo ad attuare la vendetta che da tanto tempo porta in seno, la ribellione contro Antonio (ut aliquando partu rit, r. 6), e a riottenere la libertà, la cui importanza è ribadita nella formulazione dei due desideri affidata al finale della Filippica (rr. 10-12), a ragione considerata un testamento politico di Cicerone: se è giusto che ciascun cittadino abbia la sorte corrispondente ai suoi meriti verso lo Stato, è indispensabile che il popolo romano sia libero. Forte di un esperienza profondamente sofferta, Cicerone considera la libertas inscindibile dalla pax: in una lettera a Bruto (Ad Brutum II, 5, 1) dell aprile del 43 a.C. egli afferma di aver indirizzato «tutto alla libertà, senza la quale non esiste la pace (ego omnia ad libertatem, qua sine pax nulla est). Il binomio pax-libertas, fulcro del pensiero ciceroniano, assicura la securitas, intesa come dimensione di tranquillità civile, di concordia sociale in assenza di armi, paura e servitù. Ad Antonio, che dopo la morte di Cesare aveva tentato di impadronirsi dello Stato, Cicerone ricorda, poco prima del passo in esame, l inconciliabilità della pace con la servitù: «La parola pace è dolce ed essa stessa è in sé salutare, ma tra la pace e la schiavitù c è una grandissima differenza. La pace è libertà serena, la schiavitù è il peggiore di tutti i mali, da respingere non solo con la guerra, ma anche con la morte (II, 113). La difesa dello Stato che ha caratterizzato tutta la carriera politica dell oratore (Defendi rem publicam adulescens, non dese ram senex, rr. 3-4) è stata una strenua difesa della pace interna (pax civilis) e della libertà di Roma dalle aspirazioni personalistiche di pochi; proprio per amore della pace civile Cicerone aveva scelto di non schierarsi dalla parte né di Pompeo né di Cesare. Il 7 dicembre del 43 a.C. la morte in difesa della libertà del proprio popolo sarebbe stata la giusta ricompensa per chi era stato promotore, fautore e difensore della pace (auctor, defensor, laudator, alumnus pacis). Laboratorio sul testo COMPRENSIONE 1. Siamo alla peroratio finale dell orazione: qual è l estremo appello che Cicerone rivolge ad Antonio? 2. Quale immagine l oratore dà di sé stesso? Che scopo potrebbe avere la citazione di Catilina? ANALISI 3. Analizza tutte le proposizioni del passo introdotte da ut. 4. Rintraccia nel testo i passi in cui è presente la figura retorica dell antitesi. Che cosa vuole sottolineare Cicerone? 587

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.