Tua vivit imago - volume 1

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI 950 955 960 965 970 975 980 a gran distanza richiama fragorosa stirpi di fiere assetate.6 Dimoravano poi nei rifugi silvestri delle ninfe7 scoperti nel loro vagare, sapendo che ne fluivano fiotti d acqua dall ampia corrente, a dilavare le umide rocce, le umide rocce stillanti sul verde muschio ed altri scaturivano erompendo in aperta pianura. Non sapevano ancora trattare le cose col fuoco, né usare le pelli o rivestirsi con spoglie di fiere, ma abitavano selve e cavità montane e foreste e nascondevano le ruvide membra nella macchia, costretti a schivare le sferzate di vento e di pioggia. Né potevano guardare al bene comune, e non sapevano ricorrere fra loro ad alcuna legge o consuetudine.8 La preda offerta dalla sorte, ognuno se la prendeva, addestrato a vivere e imporsi per sé solo. E Venere univa i corpi degli amanti nelle selve; attraeva infatti ogni donna il mutuo desiderio, o la furia violenta dell uomo e la sua voglia impetuosa, o un compenso, ghiande e corbezzole o pere scelte.9 E confidando nella forza prodigiosa delle mani e dei piedi inseguivano le stirpi selvagge delle fiere con lanci di pietre e clave pesanti; ne vincevano molte, a poche sfuggivano appiattandosi; e come setolosi cinghiali affidavano nude alla terra le membra selvagge, colti dalla notte, avvolgendosi attorno fronde e fogliame. Non cercavano per i campi il giorno e il sole con alti lamenti, entrando impauriti fra le ombre della notte, ma aspettavano in silenzio, sepolti nel sonno, che il sole con rosea fiaccola portasse luce nel cielo.10 Essendo infatti abituati fin da piccoli a vedere tenebre e luce nascere sempre ad alterni momenti, non poteva accadere che mai se ne stupissero, colpiti dal dubbio che invadesse la terra una perpetua 6. stirpi assetate: ritorna la comparazione tra gli uomini primitivi e gli animali. 7. ninfe: figure mitologiche femminili abitanti di fiumi, laghi, monti o foreste. 8. Né potevano consuetudine: alla descrizione dello stato fisico della vita primitiva segue l analisi della dimensione propriamente sociale, che, prevedibilmente, è ancora descritta in negativo: leggi e costu- 518 mi sono prodotti dell evoluzione culturale, e mancano quindi in questa alba del mondo. 9. Venere scelte: l eros primitivo era dominato dal puro istinto (Venere rappresenta qui il desiderio sessuale, non quello amoroso); ricorda, per contrasto, la descrizione della dimensione psicologica turbata che caratterizza invece l amore nel presente (à T14). 10. sole cielo: Lucrezio sembra prendere di mira in questo passo una concezione che raccoglieva un certo credito, specialmente in ambito stoico: i primitivi sarebbero stati sconvolti dal timore che il sole potesse non riapparire più dopo il tramonto. I versi successivi smentiscono questa ipotesi.

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Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.