T8 LAT - I doni della filosofia

L autore Lucrezio T8 I doni della filosofia tratto da De rerum natura II, 1-22; 47-79 latino All inno a Venere che apre l opera (à T2) questo secondo proemio risponde con la celebrazione pacata dell atarassia e con l indicazione di un modello etico, quello del sapiens, il saggio epicureo, che privilegia l incessante piacere della contemplazione filosofica, contrapposta ai vani affanni della vita pratica . Metro: esametri 5 10 Sua ve , ma r ma gno | tu rba nt bu s ae quo ra ve nt s Suave, mari magno turbantibus aequora ventis e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suavest. Suave etiam belli certamina magna tueri per campos instructa tua sine parte pericli. Sed nil dulcius est, bene quam munita tenere ed ta doctrina sapientum templa serena, despicere unde queas alios passimque videre errare atque viam palantis quaerere vitae, certare ingenio, contendere nobilitate, noctes atque dies niti praestante labore ad summas emergere opes rerumque potiri. O miseras hominum mentes, o pectora caeca! 1-2. Suave spectare laborem Lucrezio sfrutta all inizio del secondo libro un immagine comune, quella di chi, scampato al pericolo, osserva dalla terraferma il naufrago nel mare in tempesta. Tale immagine viene però utilizzata in modo originale: i vv. 3-4 si affrettano a smentire ogni implicita carica aggressiva («non perché l altrui tormento procuri giocondo diletto, / bensì perché t allieta vedere da quali affanni sei immune , trad. L. Canali), mentre i vv. 5-6 le affiancano un immagine simile ma tratta da un ambito diverso, che sottolinea il contrasto morale suggerito dall opposizione tra la calma della Terra e lo sconvolgimento delle acque (« dolce anche guardare le grandi contese di guerra / ingaggiate in campo, senza alcuna tua parte di pericolo , trad. L. Canali). mari magno: ablativo di stato in luogo senza preposizione ( nel vasto mare ). turbantibus ventis: ablativo assoluto ( quando i venti sconvolgono ). spectare: non significa semplicemente vedere , ma stare a guardare, come spettatore ; la tematica della visione at- traversa l intero proemio (cfr. cernere, v. 4; tueri, v. 5). 3-4. non quia suavest Costruisci: non quia iucunda voluptas est quemquam vexari, sed quia suave est cernere quibus malis ipse careas, non perché la sofferenza di qualcuno sia un dolce piacere, ma perché è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune . vexari quemquamst: proposizione infinitiva retta da voluptas est (il verbo est è unito, per aferesi, a quemquam), con soggetto all accusativo (quemquam) e verbo all infinito passivo (vexari). iucunda: non appartiene al registro alto (come anche suavis), ma è usato da Catullo e dagli elegiaci: forse si tratta di un colloquialismo raffinato, con una connotazione affettiva. careas: il congiuntivo è usato per esprimere il carattere indefinito dell azione ( tu sia immune , tu sia privo ). L uso della seconda persona singolare è tratto colloquiale tipico dello stile diatribico. 5-13. Suave etiam rerumque potiri Suave: sottintende il verbo est. certamina magna: grandi contese , oggetto ! repetita iuvant à p. 497 di tueri, contemplare . tua sine parte pericli: senza che tu partecipi al pericolo . Sed errare: costruisci: Sed nil dulcius est quam tenere ed ta templa serena bene munita doctrina sapientum, unde queas despicere alios et videre (alios) passim errare ( ma niente è più dolce che occupare gli alti templi sereni saldamente muniti dalla dottrina dei saggi, donde tu possa abbassare lo sguardo sugli altri e vederli errare qua e là ). Bene rafforza munita: questa forma di rafforzamento dell aggettivo ha riflessi solenni, forse enniani. viam vitae: il sintagma indica il percorso di vita , la scelta esistenziale che ciascuno deve compiere: il saggio epicureo, che ha già felicemente compiuto questa scelta, osserva dall alto quanti ancora dubitano e vagano smarriti. palantis: è accusativo plurale in -is. ingenio... nobilitate: ablativi di limitazione ( per ingegno , per nobiltà ). Nota il pentasillabo in clausola, nobilitate, che è fortemente in rilievo e conferisce un tono solenne al verso: Lucrezio usa questo espediente più di qualsiasi altro poeta latino. praestante: per comodità metrica, la desinenza è -e (breve) anziché -i (lunga), che è usuale quando il participio ha puramente funzione di aggettivo. rerumque: res ha qui il senso specifico di potere politico . potiri: il verbo può reggere sia il genitivo che l ablativo, ma il genitivo è d obbligo nella frase idiomatica rerum potiri. 14-19. O miseras semota metuque? mentes pectora: accusativi di esclamazione. 493

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.