Tua vivit imago - volume 1

L autore Lucrezio 240 245 250 255 260 sono certo dotati di natura immortale: non possono dunque tornare nel nulla.7 E poi una stessa forza e causa distruggerebbe le cose tutte insieme, se la materia eterna non le tenesse unite, allacciate in un intreccio più o meno fitto.8 Certo infatti un contatto basterebbe a causare la morte, perché non vi sarebbero principi con un corpo eterno, di cui dovrebbe dissolvere la trama una forza specifica. Ma in realtà, poiché intrecci differenti serrano i principi tra loro e la materia è eterna, le cose rimangono col corpo intatto fin quando si fa avanti una forza abbastanza potente per il tessuto di ciascuna. Non ritorna dunque al nulla nessuna cosa, ma tutte disgregandosi ritornano ai corpi elementari della materia.9 Infine svaniscono le piogge quando il padre cielo le precipita nel grembo della madre terra, ma lucenti spuntano le messi e verdeggiano i rami sugli alberi, e questi crescono e si appesantiscono di frutti; di qui poi si nutre la specie nostra e quella delle fiere, di qui vediamo fiorire di bambini le prospere città e d ogni parte le selve frondose risuonare delle ultime nidiate; di qui le pecore gravate dal pasto nei pascoli grassi adagiano il corpo e cola il candido latte dalle mammelle tese; di qui gli ultimi nati sulle zampe malferme impazzano tra l erba tenera, le giovani menti travolte dal latte inebriante.10 Ciò che si vede non perisce dunque fino in fondo poiché la natura ricava una cosa dall altra e non lascia che se ne generi alcuna se non grazie alla morte di un altra. (trad. L. Canali) 7. Infine nulla: ai vv. 225-237 è esposta la seconda prova della conservazione della materia. Se davvero le res potessero venir distrutte, se, cioè, la materia potesse scomparire, nel corso del tempo, che è infinito, tutta la materia sarebbe stata eliminata, e nulla potrebbe più esistere: il che, naturalmente, non è vero. 8. una stessa fitto: la variabilità della forza che tiene uniti i composti, e, conseguentemente, della forza esterna che è necessaria per separarli, dimostra che gli atomi non sono di per sé soggetti a distruzione spontanea . 9. E poi materia: la terza prova della conservazione della materia (vv. 238-249) si ricollega alla prima, e specialmente al tema della vis che è necessaria per la separazione dei composti. Se la materia fosse di per sé distruttibile, non ci sarebbe bisogno di una forza esterna che separi i composti (prima prova), oppure una medesima forza, per piccola che sia, potrebbe provocare la separazione di qualunque tipo di composto. In realtà l esperienza dimostra che la separazione dei corpi è causata da una forza esterna variabile, proporzionata al tipo di aggregazione che lega il composto. Questo dimostra che la dissoluzione dei corpi riguarda il concilium, l aggregazione , degli atomi, ma non gli atomi in sé, che sono indistruttibili e si legano tra loro in modi diversi. 10. Infine inebriante: la quarta e ultima prova (vv. 250-261): la pioggia che cade sulla Terra, e sembra scomparire, produce in realtà sostanze nutritive che permettono la crescita degli esseri viventi. Questo passo è dedicato al matrimonio della Terra con il cielo, oggetto di una tradizione molto antica riportata in alcuni filosofi (come, per esempio, Anassàgora). 491

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.