T4 - L’amore oltre la morte (Properzio IV, 7)

PERCORSI TEMATICI T4 L amore oltre la morte Properzio IV, 7 In questo componimento, tratto dal quarto e ultimo libro delle Elegie di Properzio, il poeta racconta di essere stato visitato in sogno da Cinzia, la donna che era stata oggetto della sua passione amorosa e che era morta poco tempo prima. Cinzia rimprovera Properzio di non essersi preso cura della sua cerimonia funebre e di averla subito dimenticata, sostituendola con un altra donna; ma, allo stesso tempo, ribadisce il loro legame, affermando che, quando anche il poeta sarà morto, sarà soltanto lei ad averlo. L «ombra di Cinzia sfugge, alla fine, all abbraccio di Properzio, ma la visione notturna descritta in questa elegia conferma, per il poeta, che «la morte non estingue tutto e che l amore può durare anche oltre la fine della vita terrena. 5 10 15 20 25 I Mani1 esistono: la morte non estingue tutto, e la pallida ombra sfugge al vinto rogo. Infatti Cinzia, da poco sepolta al rumoroso margine della strada,2 mi apparve reclina sul mio letto, quando, al ritorno dalle esequie del mio amore, il sonno era ancora incerto, ed io mi lamentavo del freddo giaciglio, mio regno. Aveva i capelli acconciati nella stessa foggia del funerale, gli stessi occhi, la veste arsa sul fianco, e il consueto berillo al dito corroso dal fuoco, consunta la superficie delle labbra dall onda letèa.3 Emise un soffio di voce come di vivente, e le mani scricchiolarono fragili con i pollici:4 «Perfido, e tale che nessuna fanciulla può sperarti migliore, già il sonno può impadronirsi di te. Hai già dimenticato i nostri incontri furtivi nella insonne Subura,5 e la finestra logorata dai miei notturni espedienti di fuga,6 quando per raggiungerti scivolai tante volte lungo la fune, avvinghiandomi al tuo collo ora con l una ora con l altra mano? Spesso ci amammo abbracciati in un trivio, e avvinti petto a petto, i nostri mantelli resero tiepide le vie. Ahi fallaci parole di silenzioso patto: le rapirono i venti rifiutandosi di ascoltare. Non vi fu alcuno a invocarmi mentre il mio sguardo fuggiva: avrei ottenuto ancora un giorno a un tuo solo richiamo.7 Non fece strepito accanto a me un custode con scissa canna,8 una tegola infranta fu doloroso appoggio al mio capo.9 Infine chi ti vide ricurvo durante il mio funerale, 1. I Mani: gli dèi Mani, le anime dei morti. 2. strada: è la via Tiburtina, che va da Roma a Tivoli (Tibur in latino). 3. l onda letèa: l acqua del Lete, il fiume infernale che conferiva l oblio. 4. le mani pollici: Cinzia fa schioccare le dita, per richiamare l attenzione di Properzio. 5. insonne Suburra: la Subura (o Subur- 452 ra), situata tra il Quirinale e l Esquilino, era il quartiere del malaffare e della vita notturna. 6. la finestra fuga: per incontrare Properzio di nascosto, Cinzia si calava furtivamente da una finestra. 7. avrei ottenuto richiamo: allusione all usanza della conclamatio, nella quale i parenti di un moribondo ne invocavano il nome per richiamarlo indietro alla vita. 8. Non fece canna: per proteggere il cadavere da animali, streghe e spiriti maligni si poneva accanto a esso un custode che faceva rumore con una sorta di nacchere fatte di pezzetti di canna, al fine appunto di tenere lontane le creature ostili.

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.