PLUS - Un popolo di superstiziosi

Il contesto storico Le origini di Roma Un popolo di superstiziosi Gli antichi Romani sono un popolo molto superstizioso, anche per l influsso dapprima di Etruschi e Greci, poi delle culture e delle religioni orientali. A Roma non si intraprende alcuna attività senza essersi prima accertati di aver ottenuto il consenso degli dèi. Dagli Etruschi, i Romani hanno ereditato la pratica dell aruspicina, cioè dell esame delle viscere degli animali sacrificati (in genere fegato o intestino di pecore). Tramite la divinazione gli àuguri pretendono di interpretare il volere degli dèi, di indovinare il futuro osservando e decifrando segni o manifestazioni divine. In un primo momento le valutazioni vengono tratte dal volo degli uccelli, per cui le divinazioni prendono il nome di auspicia (da avis, uccello , e *specio, guardo ), ma con il tempo il termine passa a indicare anche divinazioni ricavate da altri tipi di osservazione (tuoni e fulmini, passo dei quadrupedi, abitudini alimentari dei polli, presagi). I Romani inoltre distinguono i giorni in favorevoli (dies fasti) e sfavorevoli (dies nefasti) allo svolgimento di attività pubbliche, all amministrazione della giustizia, alla semina, alle partenze. Considerano per esempio nefasti il secondo giorno del mese, le None (quinto o settimo giorno del mese), le Idi (tredicesimo o quindicesimo giorno del mese), le date di alcuni avvenimenti calamitosi, mentre in generale ritengono favorevoli i numeri dispari, specialmente il tre e i suoi multipli. Numerose sono poi le credenze diffuse: secondo i Romani sono infatti di cattivo auspicio un cane nero che entra in un abitazione, una serpe che cade dal tetto nel cortile, un topo che fora un sacco di farina, una trave di casa che si spezza, l imbattersi in muli con un carico di ipposelino (un erba con cui si ornavano i sepolcri), l atto di rovesciare vino, olio e acqua, i corvi che beccano l immagine di un dio. Dopo aver sorbito un uovo, se ne buca il guscio o lo si spacca; contro il pericolo di lampi e fulmini si emettono sibili o fischi. Durante le cerimonie religiose e i banchetti si deve evitare di starnutire, far cadere oggetti, nominare i fulmini. Allo sguardo dei malevoli e degli invidiosi si attribuisce una particolare potenza negativa, tanto è vero che gli innamorati cercano di nascondere o confondere il numero dei loro baci per proteggere la relazione da un eventuale malocchio ( pp. 389 e 392). facile immaginare quanto consenso riscuota a Roma la magia, alla quale si ricorre per esempio per sortilegi e maledizioni, per riti di iniziazione o di passaggio, per avere successo in amore o addirittura per l evocazione dei defunti. A ogni problema i maghi garantiscono una soluzione tramite formule (carmina) e filtri (venena), nonostante la magia sia condannata dalla legge: risulta infatti sanzionata già nelle Dodici tavole (Qui malum carmen incantassit , Coloro che hanno cantato un maleficio ) e dalla lex Cornelia de sicariis et veneficis dell 81 a.C. Esiste un gran numero di amuleti, che si pensa creino uno scudo contro malattie e malefici e stornino gli influssi negativi. Sono in pietra o in metallo e si indossano sotto forma di gioielli o monili: i più diffusi sono le bullae, le rotae, le lunu lae e i crepundia (questi ultimi si appendono al collo dei bambini, affinché allontanino i demoni con il suono delle pietruzze in essi contenuti). Un particolare amuleto, di forma fallica, è il fascinum (o fascinus), che protegge dall invidia e dal malocchio. Con questo termine però si indicano anche il dio Priàpo, nonché effigi falliche e incantesimi con cui si strega qualcuno o qualcosa. Portatore di offerte, statuetta di aruspice, ex voto di tipo italico del III secolo a.C. 43

Tua vivit imago - volume 1
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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.