Tua vivit imago - volume 1

DALLE ORIGINI ALLA CONQUISTA DEL MEDITERRANEO Sed si id voltis potius, quae vos propter adulescentiam minus videtis, magis inpense cupitis, consulitis parum, haec reprehendere et corrigere me et obsecundare in loco: 995 ecce me qui id faciam vobis. Ae. Tibi, pater, permittimus: plus scis quod opus factost. Sed de fratre quid fiet? De. Sino: habeat; in istac finem faciat. Mi. Istuc recte. Cantor. Plaudite. 992-997. Sed si id Plaudite Sed si in loco: ma se volete invece questo (Sed si id voltis potius), che quelle cose che voi a causa della giovane età vedete di meno (quae vos propter adulescentiam / minus videtis), desiderate più intensamente (magis inpense cupitis), giudicate meno bene (consulitis parum), io le riprenda e le corregga (haec reprehendere et corrigere me) e acconsenta quando è il caso (et obsecundare in loco) . potius: piuttosto ; l avverbio comparativo indica ciò che è preferibile e, oltre a fungere da transizione tra le due alternative, connota implicitamente la seconda come migliore. in loco: quando è giusto, quando è il momento opportuno . Tibi pater factost: schino risponde: a te, o padre, ci rimettiamo: tu sai meglio (plus scis) che cosa si deve fare (quod opus factost, lett. che cosa è opportuno che avvenga , con factost aferesi per facto est (factost = facto est, con aferesi). habeat: sott. eam, cioè Bàcchide. in istac finem faciat: lett. in questa [Bàcchide] ponga la fine , cioè che sia l ultima e d ora in poi metta la testa a posto . Nota l allitterazione finem faciat. Analisi del testo La rivincita di Dèmea In questo dialogo finale l atteggiamento di Dèmea cambia, poiché attiva le categorie del giusto e dell ingiusto, non presenti nel precedente amaro monologo (à T16) in cui ha passato in rassegna i propri guai. Egli, tuttavia, non rinuncia a far valere i princìpi del comportamento tenuto in precedenza, ma anzi li ribadisce e, per la prima volta, ottiene il consenso e la simpatia degli altri. Se il primo Dèmea si lamenta fra se e se dei tristi risultati raggiunti e decide di cambiare condotta o forse solo strategia, il secondo cerca un confronto con gli altri per difendere i suoi valori, pur nell ambito di una consistente correzione di rotta. Rivolgendosi a schino, poi, egli enuncia una morale che può considerarsi quella dell intera commedia e al contempo offre il proprio aiuto, ricevendo questa volta considerazione e rispetto da parte del figlio. Il Dèmea del monologo si evolve quindi in un personaggio più consapevole: l esperienza gli ha fornito degli insegnamenti, anche se non ha scalfito i suoi princìpi. Un finale spiazzante Il finale della commedia sembra quindi, per certi aspetti, rovesciare la prospettiva rispetto a tutto lo svolgimento precedente: il modello positivo è rappresentato, alla fine, non da Micione, bensì da Dèmea, che si rivela in questa scena come il vero vincitore morale della disputa tra i due diversi sistemi educativi (o, quanto meno, è quanto gli riconoscono, per bocca di schino, i due figli), nonostan- 278 te sia possibile muovere anche a lui (come a Micione, à T14 e analisi) un obiezione: se il suo modello educativo è tanto efficace, come mai il ragazzo affidato a lui si è comportato così male? Non c è dubbio, a ogni modo, che in questo finale Dèmea emerga inaspettatamente come un protagonista positivo, motivo per cui la conclusione continua a sconcertare anche gli interpreti moderni: secondo alcuni studiosi, Terenzio avrebbe affidato al discorso finale di Dèmea la morale della commedia, che si risolverebbe, quindi, in una critica a entrambi i metodi educativi nella loro forma più radicale e in un elogio dell educazione tradizionale, temperata però da una maggiore attenzione e disponibilità nei confronti degli altri; secondo altri studiosi, al contrario, le convinzioni di Terenzio sarebbero quelle espresse da Micione, e questo finale, apparentemente in contraddizione con esse, sarebbe stato aggiunto soltanto per compiacere il pubblico, sia nello svolgimento improvvisamente più farsesco (con Dèmea che si comporta in modo opposto al proprio carattere), sia nella morale finale, più rassicurante e tradizionalista, ma nella quale Terenzio non si riconoscerebbe affatto. Secondo altri ancora, Terenzio non intenderebbe schierarsi né con l uno, né con l altro personaggio: perché interessato agli effetti comici più che ai dibattiti culturali oppure, al contrario, perché il suo intento era presentare il contrasto tra le diverse posizioni, lasciando agli spettatori il giudizio su di esse.

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Età arcaica e repubblicana