Tua vivit imago - volume 1

L autore Terenzio ! repetita iuvant IL PARTICIPIO IN FUNZIONE PREDICATIVA Il participio è una delle forme nominali del verbo. così definito poiché partecipa alla natura del nome (infatti si declina come un aggettivo) e del verbo (deriva infatti da una radice verbale ed è caratterizzato dal tempo). Anche a livello sintattico i valori del participio possono essere di tipo verbale o nominale. Il participio in funzione predicativa può essere definito a metà tra funzione verbale e funzione nominale (anche le grammatiche oscillano nell inserimento di questo tipo di uso nell uno o nell altro gruppo). Come dice il suo nome, questo participio predica qualcosa in relazione al termine a cui si riferisce (che può essere chiaramente il soggetto o il complemento oggetto): aggiunge cioè un informazione a suo riguardo, completando il significato del verbo che lo regge (è questa la differenza rispetto al participio attributivo). Il participio predicativo del soggetto dipende dal verbo essere (in tal caso svolge la funzione di nome del predicato) o da un altro verbo copulativo. Lo si traduce solitamente mantenendo il participio o con un aggettivo. Il participio predicativo dell oggetto lo si può trovare, invece, in dipendenza da verbi di percezione (video, audio, sentio ecc.) o da verbi effettivi (facio, fingo, induco ecc.). Può essere tradotto in diversi modi, ma spesso si ricorre a un infinito o a una subordinata dichiarativa. N.B. Un uso particolare del participio predicativo del soggetto è la cosiddetta costruzione perifrastica attiva (àp. 658). Iugurtha iussis vestris oboediens erit. (Sallustio) Giugurta sarà ubbidiente ai vostri ordini. Timoleontem nemo umquam querentem audivit. (Cicerone) Nessuno udì mai Timoleonte che si lamentava. Polyphemum Homerus cum ariete colloquentem facit. (Cicerone) Omero fa parlare Polifemo con un ariete. 1. Individua nel testo i participi usati come predicativi dell oggetto. Svolgi&Verifica Esercizi interattivi 2. Inquadra il QRcode: riconosci, nei periodi proposti (tutti tratti dalle opere di Cicerone), i participi con funzione predicativa, distinguendo il predicativo del soggetto da quello dell oggetto. COMPETENZE ATTIVE Per approfondire Sebbene Gnatone sia un adulatore di professione, non viene menzionato da Dante nel canto XVIII dell Inferno (nella seconda bolgia egli incontra, infatti, gli adulatori), dove è invece citata erroneamente Tàide (vv. 133-136), un altro personaggio dell Eunuchus. Emilio Pasquini e Antonio Quaglio, commentatori della Commedia, scrivono riguardo a questo passo: «il colloquio di Taide [ ] nasce da una lettura arbitraria di un luogo della commedia (atto III, scena I), che probabilmente Dante compì per via indiretta, nel De amicitia ciceroniano (XXVI) [ ], fraintendendo l esempio ciceroniano di lusinga . Lo scambio di battute che Dante attribuisce a Tàide e Trasone, il suo amante, è in realtà avvenuto tra quest ultimo e Gnatone, adulatore e ruffiano della fanciulla. Trasone chiede a Gnatone se Tàide avesse gradito il dono di una schiava: Magnas vero agere gratias Thais mihi?, domanda a cui Gnatone risponde Ingentes, quel «Anzi maravigliose che Dante mette invece in bocca a Tàide. Leggi i vv. 133-136 del canto XVIII dell Inferno e l incipit della prima scena del terzo atto dell Eunuchus, poi, aiutandoti con i commenti ai testi e con le riflessioni qui esposte, prova a spiegare le ragioni dell equivoco in cui è incorso il poeta (tutto parte da un errata interpretazione del verso latino). Considera poi l intero passo dantesco relativo agli adulatori (vv. 100-136) e rifletti sulla pena che viene loro attribuita sulla base della legge del contrappasso. Mettiti alla prova ESERCIZIO ONLINE Per confrontare Leggi i vv. 1-78 del Miles gloriosus (à p. 143) e poi, seguendo la scaletta e le indicazioni proposte su myDbook, fai un confronto tra i personaggi di Gnatone e Artotrògo. 253

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.